A caccia d’ombra nel Lower East Side

Il progetto denominato, non a caso, Green Thumb, ovvero “pollice verde”, non è nuovo ma ha oltre 30 anni. È stato lanciato nel 1978, con lo scopo di salvaguardare e recuperare le aree verdi trascurate di New York, sensibilizzando allo stesso tempo i cittadini su questo tema e rendendoli partecipi al programma. In tutta la città si contano 600 giardini, accessibili a tutti, gratuitamente. Ce ne sono di abbastanza grandi, come quello, davvero delizioso, all’angolo tra Bowery Street e Houston, con diversi punti in cui sedersi all’ombra senza trovarsi vicino a qualcun altro, per chi ama il relax in solitudine. C’è il più grande Tompkins Square Park, curatissimo e particolarmente vivace per la presenza (ma non è l’unico a New York) di scoiattoli. Un piccolo angolo verde, nascosto tra le case tanto da sembrare un giardino privato, molto intimo, si trova sull’11a strada tra le avenue A e B. Decisamente più spazioso quello poco distante, sulla 12a strada, sempre tra le avenue A e B. Infine, sembra un giardino di artisti quello sulla nona strada all’angolo con avenue C, più grande, con decorazioni appese sulle rete che ne delimita il perimetro.
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Il vantaggio di visitare, e cercare un po’ in tutta Manhattan, questi angoli verdi, è quello di avere la certezza che si incontreranno quasi solo newyorchesi, un’ottima occasione per vivere la città non da semplici turisti. Oltre ai giardini e ai parchi, il quartiere offre una grande quantità di ristoranti per gustare la cucina di diversi paesi e per tasche diverse. Il sushi si trova ovunque e scegliendo con attenzione si scovano anche posti che offrono menù scontati anche del 50%. Da non perdere è l’Hummus Place, dove servono il tipico piatto israeliano a base di pasta di ceci, corredata di certificazione kosher, da annaffiare con vino Shiraz. I nostalgici della cucina italiana saranno appagati allo Gnocco, per ottimi primi piatti e una pizza superlativa, non a caso il pizzaiolo è romano e si è circondato di personale “tricolore”. Altro ristorante italiano degno di nota, con un bellissimo giardino è I Coppi, ma se si vuole provare qualcosa di veramente particolare, e non solo a livello gastronomico, non si deve perdere una cena o un pranzo da Matilda, sull’11a strada, tra la avenue B e la C. La cucina qui è un misto tra quella toscana e quella messicana, ideata da Maristella ed Esteban, marito e moglie, toscana lei, messicano lui, che hanno chiamato i loro locale col nome della figlia.

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Un piatto davvero squisito è il pollo alla cacciatora con riso verde. Ma l’importante, visitando il Lower East side, è prendersi il lusso di perdere tempo, cercando di parlare con la gente che si incontra, come da Fanelli, a Soho, o al Bowery Hotel, da frequentare soprattutto la sera. A due passi da lì c’è Chinatown, con i suoi mille negozi e bancarelle. Ma il cuore, perlomeno storico, del Lower East Side è Orchard Street con le caratteristiche case (una volta) popolari. In passato era denominata Little Germany, poi è stato un quartiere ebraico, ma è celebre per aver accolto gli immigrati che nel 1800 arrivavano nella Grande Mela in cerca di fortuna. Per saperne di più sulla vita e la storia di questa strada c’è il Lower East Side Tenement Museum.

Foto Paola Nurnberg e Marc Linkenheil

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