Speciale: la Londra del calcio – 3

E viste le tante “città nella città” che contraddistinguono la cintura urbana londinese, il calcio diviene anche un ottimo pretesto per fare del turismo sui generis, perchè qui ogni singolo club è fortemente radicato al proprio quartiere, e i relativi stadi, tutti di proprietà, sono totalmente immersi nella realtà geografica e sociale della zona della città che rappresentano. Così all’eleganza borghese delle zone di Arsenal e Chelsea si contrappongono le suburbs operaie di West Ham e Millwall, al decentrato distacco del Tottenham si contrappone l’orgoglio “city centre” del Queens Park Rangers e così via. Perchè a Londra, così come in tutta l’Inghilterra, il senso di appartenenza a un club va ben al di là del tifo.

3a PUNTATA – LONDRA EST

WEST HAM UNITED
Squadra classicamente proletaria sia per le origini (fondata nel 1895 dagli operai di The Thames Ironworks, famosi cantieri navali londinesi), sia soprattutto per il seguito, naturale proiezione di uno dei quartieri più difficili e pieni di tensioni, anche razziali, della capitale britannica. Ma allo stesso tempo il West Ham United è uno dei club più gloriosi d’Inghilterra, non tanto per i titoli ottenuti (tre coppe d’Inghilterra e la Coppa delle Coppe 1964/65), quanto per la grande tradizione degli Hammers nello sfornare giovani talenti che hanno fatto la fortuna del calcio inglese, tanto da meritarsi l’appellativo di The Academy of Football.

Lo stadio del West Ham è il Boleyn Ground, così chiamato per la leggenda secondo cui il castello che sorgeva sull’area ora occupata dall’impianto fu abitato a suo tempo da Anna Bolena. Più prosaicamente, però, viene comunemente indicato come Upton Park, nome del quartiere e della fermata della metropolitana di riferimento (clicca qui per vedere la mappa su Google). Upton Park sorge nella periferia orientale della città, su Green Street, zona “dura” per definizione non solo per l’estrazione operaia della comunità, ma anche e soprattutto per il mix etnico che da decenni la caratterizza. Per rendersene conto basta raggiungere la fermata di Upton Park con la District Line, incamminarsi per Green Street e osservare la sconfinata serie di halal, parrucchiere giamaicane e macellerie arabe presenti sul percorso, fatto di costruzioni fatiscenti a tetti bassi, che porta allo stadio. Poche decine di metri oltre il Boleyn Ground, sull’angolo del pub che fa da punto di ritrovo per i tifosi più caldi, sorgono le statue di Geoff Hurst, Martin Peters, Bobby Moore e Ray Wilson, quattro figli della Academy of Football che celebrano la coppa del Mondo conquistata dall’Inghilterra nel 1966.

E a proposito di tifosi più caldi, non si può non citare la tradizione particolarmente violenta della tifoseria degli Hammers, vero e proprio incubo per le autorità negli Anni 70 e 80. La InterCity Firm (Icf),la gang degli hooligans del West Ham, fece “scuola” fra le altre tifoserie organizzate nel periodo più difficile per l’ordine pubblico inglese. Il nome viene dall’abitudine dei membri della gang di evitare i treni speciali per i tifosi viaggiando sugli InterCity, con l’ovvio intento di mischiarsi ai viaggiatori comuni ed eludere i controlli delle forze dell’ordine. La rivalità più sentita, e di conseguenza quella che porta a scontri più aspri, è con i sostenitori del Millwall, altro club marcatamente proletario dell’East End dal seguito piuttosto turbolento. L’acredine fra le due tifoserie, peraltro, nacque già agli inizi del secolo. Quella che era cominciata come una fiera rivalità tra una squadra di costruttori di navi ed una di operai portuali, si trasformò in aperta ostilità durante lo sciopero generale del maggio 1926. In quell’occasione, tutti gli operai dei Royal Docks, sulla sponda nord del Tamigi – ossia la zona del West Ham – fecero sciopero, mentre i portuali dei Millwall Docks e del porto del Surrey continuarono a lavorare. Quel conflitto tra operai in sciopero e crumiri si trasferì sui campi da calcio, infiammando la rivalità tra le due squadre.

A cavallo fra gli Anni 70 e 80, il nome del West Ham fu spesso accomunato a quello del nascente fenomeno del Punk Rock, allorchè i Cockney Rejects, originari di Upton Park e tifosissimi degli Hammers, rivisitarono in stile punk il notorio inno del club “I’m forever blowing bubbles” e il coro degli InterCity Firm “We’re The Firm”.

MILLWALL
E’ l’altra faccia della medaglia rispetto al West Ham, o meglio l’altra sponda del Tamigi visto che i due quartieri sono sostanzialmente divisi solo dalle acque del fiume. Anche qui siamo ben lontani dai lussi di Belgravia o Kensington, perchè la zona di appartenenza del Millwall è Bermondsey (Cold Blow Lane, Isle of Dogs), una delle aree più povere e problematiche di Londra: zona di portuali, manovali, assolutamente e ruvidamente working class.

Fondato nel 1885 dai lavoratori della J.T. Morton sull’Isle of Dogs, il Millwall è infatti sempre stato l’unico vero motivo di aggregazione della comunità locale, e il clima sociale ha reso quella del Millwall una delle tifoserie più violente d’Inghilterra e d’Europa. il gruppo hooligan, i Millwall Bushwackers, è decisamente il motivo di maggior fama del club all’estero, essendosi la squadra sempre barcamenata, sul piano strettamente sportivo, tra la seconda e terza divisione. Il motto dei tifosi del Millwall, che è anche una delle loro canzoni più note, è “No one likes us, we don’t care” (non piacciamo a nessuno ma non ci importa niente).

Lo stadio storico del Millwall è il glorioso The Den, che dal 1990 ha però ceduto il testimone a un impianto più moderno, denominato senza troppa fantasia The New Den (clicca qui per vedere la mappa su Google). Manca decisamente la suggestione del vecchio stadio, situato al centro di un affascinante dedalo di stradine, rotaie e ponti ferroviari, ma se non altro è stata rispettata l’appartenenza geografica, distando i due impianti poche centinaia di metri. Lo stadio del Millwall è raggiungibile con la District Line fino a Whitechapel (il quartiere di Jack lo Squartatore), per poi prendere la East London Section e scendere a New Cross Gate: di lì il New Den dista circa un chilometro.

LEYTON ORIENT
Piccolo club di Londra Est che milita attualmente nella Football League One, la terza serie inglese, il Leyton Orient rappresenta la comunità di Leyton, zona ad alta densità di popolazione a circa una decina di chilometri a est di Charing Cross. Popolazione quanto mai multiculturale, visto che un censimento del 2001 ha rilevato la presenza di un 50% di bianchi, un 23% di neri ed un 21% di sud-asiatici, più piccole comunità di pakistani, nordafricani, giamaicani, bosniaci, serbi e polacchi. Non si tratta certamente di una delle aree più appetibili nella cintura urbana londinese, ma la costruzione del villaggio Olimpico per i prossimi giochi del 2012, che sorgerà non molto distante, e del London Velopark che sarà invece edificato proprio a Leyton, dovrebbe contribuire a riqualificare l’intera zona. Lo stadio del club è il Matchroom Stadium, ma tutti a Londra lo conoscono come Brisbane Road (clicca qui per vedere la mappa su Google), raggiungibile con la Central Line fino a Leyton per poi proseguire a piedi per circa 800 metri.

Si ringraziano i siti web di West Ham, IcfMillwall e Leyton Orient per la gentile concessione delle foto

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