LISBONA – Ai ghiottoni non sarà sfuggito il profumo penetrante di cannella che invade le strade di Lisbona. Insieme a quello del baccalà e delle sardine alla brace, è talmente tipico che lascia un ricordo indelebile nell’olfatto e nel palato del visitatore. Le pasticcerie che abbondano in ogni strada, piazza o vicolo, producono incessantemente paste alla crema, le pasteis de nata. Ma quella “doc” è una sola: la pastel de Belem. A pochi metri dal Monastero dos Jerónimos, sorge quella che è una delle istituzioni lisbonesi, una meta imperdibile non solo per i golosi, ma anche per gli amanti delle curiosità: la Antiga Confeitaria de Belem. Affollatissima, con tante sale a “matrioska”, una dentro l’altra che si estendono quasi in un labirinto colorato da azulejos, dal 1837 sforna a getto continuo i piccoli pasticcini di pasta sfoglia ripieni di crème brulée spolverati di cannella, che vanno assaporati caldi.
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La ricetta è segreta, tramandata da ben nove generazioni dei proprietari del locale. Si narra che furono i monaci del vicino monastero ad elaborare le prime pasteis: le vendevano ai lisboneti che venivano in gita la domenica a passeggiare nei giardini di Belem, un tempo zona staccata dalla città, quasi un paese a parte. Oggi arrivano lo stesso gli abitanti dei dintorni insieme a frotte di turisti che scendono dal tram proprio davanti alla pasticceria. In media si vendono al giorno 20 mila pezzi, si gustano ai tavolini, cosa migliore da fare, o si possono portare via in comode scatole da sei paste, come souvenir, tenendo ben presente un accorgimento: durano solo 48 ore in estate, poi sono da buttare. Quelle di Belem vanno mangiate solo calde per gustare la fragranza e la morbidezza. La loro “creazione” è quasi un rito per l’Antiga Confeitaria: vengono preparate a mano, in quella che è chiamata casa do secreto, dove a turno entrano gli chef che conoscono l’ingrediente segreto a completare l’opera. La pasta sfoglia viene lasciata riposare mentre la crema viene mescolata a mano dalle signore della cucina, poi si passa tutto in forno per un numero fisso di minuti che non deve mai essere oltrepassati. E il segreto diventa doppio, visto che pure il tempo di cottura sembra essere custodito gelosamente. Sono proprio questi misteri a fare la differenza e non ci si pente assolutamente del piccolo peccato di gola. Senza contare che la pasticceria, in posizione strategica tra le molte attrattive della zona di Belem, offre anche altri normali cibi di conforto, adatti per una sosta ristoratrice.
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I gourmet troveranno a Lisbona pane per i loro denti, anche in un’altra curiosità gastronomica tipica. Stavolta si tratta di un liquore, la ginjinha, una delizia altamente alcolica prodotta con le ciliegie. Gli abitanti della capitale preferiscono questo digestivo a fine pasto piuttosto che il porto, il vino liquoroso famoso in tutto il mondo, ma proveniente dall’omonima e rivale città nel nord del Portogallo. Anzi, quasi si offendono se si offre loro un porto e non una ginjinha. Addirittura un tempo esistevano locali specializzati solo in questo liquore, dove berlo, assaporarlo e divertirsi insieme agli altri estimatori. Oggi ne sono rimasti un paio di queste rivendite, intorno al Rossio, entrambe piccole con insegne e banco appiccicoso di mescita antichi. Sono sempre piene, fuori c’è la fila di avventori. Ma il liquore si trova anche nelle tante enoteche sparse per il centro di Lisbona. La ricetta originale, proprio come le paste, si è tramandata da generazione in generazione anche se non è propriamente un segreto. Il primo ideatore fu un prete galiziano che consigliò il proprietario di una delle rivendite di lasciare fermentare le ciliegie nel brandy prima di aggiungere lo zucchero, l’acqua e la cannella. Il basso costo, il sapore dolce e l’altissima gradazione alcolica ne hanno fatto in poco tempo il liquore preferito a Lisbona. E insieme alle pasteis de nata, dà il gusto a una città affascinante.
Sonia Anselmo
In collaborazione con www.visitlisboa.com