Libano, il Paese dei cedri perduti

Un misto di frenesia e tristezza si insinua tra le pieghe dell’anima del viaggiatore mentre guarda attonito i libanesi che con l’incedere della vita quotidiana sembrano incarnare perfettamente il significato della parola araba inshallah che tradotto significa “se Dio vuole”. La gente locale vive così: in modo frenetico e cerca di assaporare ogni attimo di vita, ogni respiro della giornata, perché “oggi ho tutto questo, domani non so”. Fare un viaggio in Libano vuol dire fare un viaggio nella storia: visitare la città più vecchia al mondo (o meglio l’insediamento divenuto poi città) di Byblos, arrivare fino a Baalbeck, uno dei più bei siti archeologici e meglio conservati del Medio Oriente e poi Tripoli con il suo castello, usato da tutti gli eserciti che si sono succeduti nei secoli e attualmente divenuto una caserma. Sidone con la sua fortezza dei Crociati sul mare e il famoso museo del sapone. E ancora, Tiro con i suoi siti sparsi per tutta la città e il colonnato che si affaccia sul mare, una meraviglia che lascia senza fiato se si pensa a tutto quello che è stato costruito (e anche distrutto) nei secoli.

Ma il Libano è altre tante cose, ad esempio quello forse poco conosciuto e allo stesso tempo più affascinante: il mondo sotterraneo fatto di bellissime caverne. Si chiamano le grotte di Jeita e sono in lista per diventare una delle meraviglie del mondo. Wadi Kadisha, una delle più belle e profonde valli del Paese, incastonata tra le rocce dove tra una piega e l’altra si celano alla vista bellissimi monasteri. La parte che forse lascia l’amaro in bocca è quando si arriva a Cedars, la famosa foresta di cedri, che purtroppo sta scomparendo. Oggi si cerca, attraverso un programma governativo, di ricreare un vivaio di questi alberi, che rappresentano l’emblema della nazione, tanto da comparire anche sulla bandiera. In questa pianta, che cresce molto lentamente, sembra celarsi la vera identità del Libano, il simbolo di un Paese che sta cercando in tutti i modi di risollevarsi, per dimenticare le distruzioni del passato e cercare di puntare in alto, come i grattacieli di Beirut.

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