Luang Prabang, il dono dell’armonia in Laos

L’alba è appena spuntata e i monaci, avvolti con la tunica arancione, sfilano lungo le vie di Luang Prabang. Il silenzio è rotto solo dai colpi del gong e dallo scuotere delle ciotole, l’atmosfera è surreale e mistica mentre i giovani religiosi si muovono in processione. Sono imberbi, fanno tenerezza quando si accostano per ricevere un’offerta mangereccia dalle mani dei tanti donatori, seduti su uno sgabello sul marciapiede, con una pirofila di riso fumante davanti.

Una volta raccolte, le donazioni verranno portate al tempio e lì saranno fatte le porzioni, da distribuire anche ad altri questuanti. Ed è uno spettacolo nello spettacolo vedere i giovani monaci regalare, già durante la questua, qualcosa ai bambini che li inseguono con un cestino, i quali a loro volta danno da mangiare ai cagnolini che seguono scodinzolando. Il tutto con il sorriso sulle labbra.

Perché questa cittadina del Laos, ex capitale del regno omonimo e Patrimonio Mondiale dell’Unesco, sembra avere il dono dell’armonia. Qui tutti vanno d’accordo, cani e gatti, monaci e abitanti dei villaggi, bambini e anziani.
Non c’è fretta in questo angolo ancora incontaminato dell’Indocina, c’è solo rispetto per i ritmi naturali, tranquillità e serenità.

Un modo di essere che contagia chi visita Luang Prabang, aperta al turismo solo da pochi anni e per questo con un’atmosfera ancora ancestrale.

Posta in una valle a 700 metri d’altezza sul medio corso del Mekong, ispira una spiritualità unica e una calma profonda. Sarà per gli oltre trenta complessi monasteriali di architettura religiosa buddhista che infondono un senso mistico.

Alcuni sono immancabili da visitare, come il Vat Visoun con la stupa detta dell'”anguria”, perchè ricorda quel frutto, il centrale Vat Senè, il Vat Xieng Thong con i suoi edifici con i mosaici di specchietti colorati, oltre al Palazzo Reale, oggi museo.

Nella corte di tutti i templi luccicano d’oro al sole le statue di Buddha, le tonache arancioni stese ad asciugare si muovono nella brezza, mentre i monaci intonano le loro preghiere. Un fascino antico che pervade ogni angolo di Luang Prabang, ma che aumenta salendo sulla collina sacra Phu Si, dove sorge il Vat Chom Si, il tempio più amato dai laotiani.

Da qui sopra si gode il panorama sul Mekong, dal colore terracotta, solcato da barche lunghe e smilze, con gli argini coltivati ad orti, tra arachidi, insalata e varie verdure. Il Mekong ha il potere di stregare l’osservatore, soprattutto con i tramonti che incendiano il cielo e l’acqua di rosso, arancio, viola e lasciano senza parole.

Il fiume segna la vita di chi abita sulle sue rive e tutto è legato a lui: dalle piene nel periodo dei monsoni al limo che si deposita sugli scoscesi pendii e rende fertile la terra, dona i prodotti necessari al sostentamento, è via di commercio e di percorrenza.

I villaggi intorno a Luang Prabang, con i bambini che si fanno scivolare sulle montagne di fango, i galli che segnano le ore con il loro canto, le donne che trasportano pesanti carichi su bilancieri legati da un’asta di bambù, vivono e prosperano grazie al Mekong: alcuni sono specializzati nella raccolta delle alghe, che una volta lasciate essiccare, vengono trasformate in “fogli” e arricchiti di pomodori e spezie, per poi
diventare una prelibatezza della cucina locale.

Altri villaggi, invece, come certe zone di Luang Prabang, sono centri artigianali della produzione di seta, argento e carta di riso. Poi, questi articoli vengono venduti sulle bancarelle che affollano la strada principale della città al momento del tramonto, nei vari negozietti davanti ai templi e al mercato mattutino in una affollata via centrale, in un trionfo di frutta esotica, verdura per noi curiosa e altri cibi particolari,
come la carne di bufalo essiccata. Il tutto con la tipica armonia del posto.

E se a Luang Prabang ci si passerebbe più tempo possibile in pace con il mondo, anche i dintorni non sono da meno e sono tutti da visitare. A cominciare dalle grotte di Pak Ou: si risale con la barca il corso del Mekong, tra vegetazione rigogliosa e villaggi caratteristici, fino ad arrivare in questo luogo sacro.

Sulle nude pareti di roccia, che incombono sulle acque, sorgono due grotte naturali. Quella in basso, più sorprendente, attraverso i secoli è stata colmata da milioni di fedeli da statue di Buddha, statuine, incarnazioni e doni  votivi. Attraverso una comoda scalinata, con panorami mozzafiato sul fiume, si raggiunge l’altra grotta, più vasta ma  più spoglia: solo un altare nel fondo e una porta, vietata ai non religiosi, che conduce a un luogo dove un tempo vivevano i monaci eremiti che si occupavano di Pak Ou.

Se questo è il regno della fede buddhista, c’è un altro posto nei dintorni di Luang Prabang che è invece l’impero della natura. È il parco che racchiude le cascate di Kuang Xi: qui l’acqua precipita da formazioni di roccia calcarea, per poi racchiudersi in bacini color turchese dove si può fare il bagno. Limpida e ammaliante, la cascata è uno dei panorami più belli del Laos, è molto amata dai laotiani che qui fanno i picnic e le gite domenicali, ed è circondata da una vegetazione lussureggiante, con stelle di Natale enormi, fiori dai mille colori e alberi centenari.

Nel parco, poi, è allestito un centro che si occupa degli orsi che ancora abitano questi boschi in tranquillità. Perché, anche loro, come i monaci e gli abitanti di Luang Prabang, sembrano aver ricevuto da questa terra il dono dell’armonia.

Info: www.tourismlaos.org/

Foto di Sonia Anselmo

0 Condivisioni

Lascia un messaggio