Istanbul, alla corte del sultano

Ora è diventato il centro dello struscio, della festa alla fine del Ramadam, del cuore giovane e pulsante degli “istanbullotti”. Alle sue spalle, la città si apre come un tesoro con l’enorme vastità della piazza, trionfante di fiori e colori, che congiunge la Moschea Blu con Santa Sofia. Un filo immaginario per unire i due mondi che sono l’anima di Istanbul. Superate le fontane delle abluzioni e tolte le scarpe in segno di rispetto, si entra nella Moschea Blu e subito si è accolti da un senso di calma che invade anche i più restii alla spiritualità, mentre l’occhio si perde a seguire i ghirigori e i disegni delle migliaia di ceramiche blu che decorano l’interno e che danno il nome alla moschea, famosa anche per i suoi sei minareti.

Usciti al sole, basta attraversare i giardini e si entra nell’altro edificio simbolo della città: Santa Sofia. Tra le più grandi opere architettoniche del mondo, l’edificio ha più di 1.400 anni, è nato come basilica sotto l’imperatore Giustiniano per poi diventare moschea nel XV secolo e infine museo nello Stato laico di Mustafa Kemal Atatürk del XX Secolo. Accolti dalla navata gigantesca, ci si sente piccoli piccoli sotto l’enorme cupola costruita con ingegno ammirabile per durare millenni. E’ una delle tante meraviglie di Santa Sofia, come i mosaici dorati bizantini. Uno dei parecchi aspetti “sontuosi” di Istanbul, degni di un sultano. Le sorprese però non finiscono qui e c’è un luogo che è imperdibile, anche se meno famoso della Moschea Blu e di Santa Sofia. Proprio in un angolo dell’enorme piazza, si trova la Cisterna della Basilica: si scende una scala traballante che già dona fascino al posto per poi approdare in uno spazio sotterraneo umido, un labirinto di colonne che disegnano un quadro rarefatto, con le luci soffuse, l’acqua con i pesci che nuotano e il silenzio rotto solo dalle gocce.

E’ un mondo a se stante, che dopo anni di declino, i governanti di Istanbul hanno riportato a una bellezza mozzafiato trasformandola in una delle attrattive più esotiche della città. Ritornati alla luce del giorno e al caos del traffico, niente di meglio che calarsi nei panni di un sultano e andare a vedere dove questi potenti ricconi vivevano e gestivano il loro potere: il palazzo Topkapi. Tra gatti a spasso nei curatissimi giardini e i guardiani vestiti come ai tempi dei visir, ci si perde tra i cortili e le tante costruzioni, le terrazze affacciate sul Corno d’Oro, i padiglioni luccicanti di piastrelle, le sale del tesoro con oggetti ricchi di gemme come i pugnali con gli smeraldi, la biblioteca in marmo, l’esposizione di costumi imperiali, fino all’harem, le stanze dove vivevano le moglie e le concubine, e alle cucine immacolate.

Ma la magia di Istanbul continua con il Bazar delle spezie con una sfilata di noce moscata, cannella, mandorle e albicocche secche, il Gran Bazar pieno di negozietti di lanterne e di oggetti di ottone decorati, nelle stradine che confliuscino in Istiklal Caddesi, la zona dei locali e dove i venditori di castagne e quelli di pistacchi si contendono gli acquirenti. Non può mancare una gita sul Bosforo, attraverso Europa e Asia, dando un’occhiata a ville maestose, antiche fortezze e palazzi di marmo sulle rive, per lasciarsi incantare dal tramonto o meglio ancora, una passeggiata nella Istanbul notturna e illuminata, con i gabbiani che fanno la gimcana tra i minareti. E se si è ancora in vena di sorprese c’è la strepitosa Chiesa di San Salvatore in Chora: arroccata in un quartiere di casine colorate e bar dove servono il famoso caffè turco o il tè alla menta, è un concentrato dei più famosi mosaici bizantini: raccontano la genealogia di Cristo, la vita della Vergine, l’infanzia di Cristo, in un trionfo di oro. Perchè Istanbul è una città dorata, degna di un sultano.  

 

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