Alla scoperta delle tradizioni berbere

Trovarsi nella piazza Djem el Fnaa di Marrakech al calare del sole è un’emozione che da sola vale il viaggio, personaggi di un’altra epoca giungono ad animare e a riempire di suoni, colori, profumi e sapori il viaggiatore. Ci si può sedere accanto a donne con il volto completamente coperto, ceste con piccioni e ascoltare la voce incredibilmente cristallina di un bimbo berbero che invoca la grandezza di Allah. Non si può applaudire ma si può condividere un cartoccio di frutta secca. Questi occhi che si illuminano come sorrisi fastidiosi quando chiedono soldi, miracolosi quando giocano con un pallone sgonfio.
Armati dei quattro punti cardinali e di una cartina addentratevi nella Medina in direzione del museo della città. Nelle guide ci insegnano che le medine sono divise in Souk, ognuno con una sua specificità artigianale, ma la sensazione che si prova è quella di uno smarrimento totale dove i sensi si perdono insieme all’orientamento. Bisogna fare attenzione: al tipico mezzo di locomozione della Medina, un carretto trainato da un somaro che la attraversa con un atavico diritto di precedenza, ai commercianti, sempre pieni di coinvolgente capacità alla trattativa, alle guide improvvisate che offrono i loro servizi in tutte le lingue.

Dopo l’imperdibile visita al museo della città il suggerimento è quello di andare a esplorare l’Herboriste du Paradis, a pochi metri dall’ingresso del museo. Al suo interno vi accoglierà Northim per trasformare l’acquisto di erbe, spezie e preparati, in un percorso voluttuario che vi porterà in una stanza gremita di contenitori in vetro di tutti i colori della terra. E mentre vi verranno aperti e fatti odorare, vi verrà servito del tè alla menta con aggiunta di cannella, anice stellato, chiodi di garofano e zafferano. Se vi capita di viaggiare in coppia, sappiate che mentre lui sarà completamente obnubilato da un massaggio, lei acquisterà qualunque tipo di crema, olio o spezie. A pranzo andate da Chez Abdelahay Rachid. Di solito ristorante è il nome che noi italiani diamo a un luogo preciso, con regole precise. Da Rachid invece gli schemi saltano: seduti in mezzo alla strada su piccole panche e serviti a turno da chi capita, dimenticando completamente le più elementari regole della tutela gastroenterica, si mangia divinamente.

Lasciata Marrakech proseguite verso Fes attraversando i territori dell’Anti Atlante. I 500 km che sembrano percorribili in poche ore richiederanno l’intera giornata, ma la scelta di fare quella strada vi consente di vedere una regione a suo modo ricca, una valle sempre più fertile man mano che ci si sposta verso nord, anche se la vita quotidiana risulta scandita da ritmi e modelli lavorativi che per noi risalgono all’età preindustriale come il lavoro dei campi. Fes appare splendida, cinta dalle sue poderose mura intatte ancora oggi. Passata la porta principale vi perderete in una piazza grandissima che fa da anticamera alla porta della Medina e a quella della Kasbah, zona della città destinata esclusivamente alla residenza dei fassi. La porta della Medina di Fes è bellissima con il suo arco che rispecchia i colori predominanti della città: il blu nella facciata esterna rappresenta la città, il verde nella facciata interna alla Medina a onorare il Dio dell’Islam. Lasciatevi sedurre anche dalla visita alle concerie, dove potrete affacciarvi dalle terrazze tenendo un mazzolino di menta sotto il naso per smorzare l’odore acre delle pelli lavorate.

Una delle più alte espressioni dell’artigianato di Fes è la ceramica, questa lavorazione qui raggiunge vette di raffinatezza inimmaginabili, anche perché le tecniche utilizzate sono quelle tradizionali. Nulla è industrializzato e lasciato al lavoro delle macchine. Qui sono i ragazzi, con le gambe nel fango per sciogliere la creta, le donne al lavoro con i colori e gli uomini che tagliano i tasselli a creare questi oggetti meravigliosi. L’espressione più alta di quest’arte sono senza dubbio le fontane che caratterizzano le strade della città. Una volta cardine della vita quotidiana del souk, sono oggi utilizzate dai bambini fassi per giocare. Splendida la scuola di musica sacra di Fes, la sede è l’antico palazzo di una delle famiglie più nobili della città, che annovera anche una regina del Marocco tra le antenate. Sembra infatti che le donne fassi siano le più brave di tutto il regno e di questo ne vanno molto fieri gli uomini che sottolineano spesso il valore delle loro mogli.

Fatevi poi guidare verso Meknes, dove rimarrete sedotti da una porta imponente cinta da bastioni che al tramonto diventano di un ocra acceso mentre la luce si fa dorata. Un altro piccolo miracolo che avviene alla fine del giorno è il passaggio di stormi di cicogne che a volo radente sulla piazza raggiungono i nidi disseminati intorno alla città e sulle sue stesse mura. La sensazione è inesorabilmente quella di un totale abbandono alle proprie emozioni. L’ultima meraviglia del viaggio ve la regaleranno gli antichi Romani, che nei pressi di Muolay Idriss svilupparono la splendida città di Volubilis, inserita nei patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Vestigia di ville maestose si affacciano lungo la via principale con i loro colonnati, piscine, stanze decorate con mosaici dai motivi naturalistici, mitologici e berberi danno la migliore testimonianza del livello di sviluppo e di ricchezza che doveva aver raggiunto questa regione. 

Chi non ne può proprio fare a meno vada anche a Casablanca. Ma dopo tanta natura e tanta bellezza la città appare come un rumore assordante: caotica, sporca e a tratti anche pericolosa. Qui la Medina è estremamente piccola, a testimonianza della poca importanza che questo centro aveva nel passato. La colonizzazione francese ha lasciato sì splendidi palazzi déco, ma a parte la piazza dove si affacciano le poste, il tribunale e il palazzo della Banca del Maghreb (splendidamente restaurati), il resto delle vie centrali non offre molto per un visitatore. Un discorso a parte per la recente Moschea di Assan II, che – costruita a metà tra la terra e il mare – rappresenta l’edificio religioso più grande del mondo.

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