Il viaggio più bello che ha fatto?
A parte che io sono in viaggio di continuo (specie da un punto all’altro del cervello!), ricordo come particolare quelli fatti, sulla scia di un evento cinematografico in cui ero chiamato a rappresentare, insieme ad altri, l’Italia nei paesi dell’Est: quelli del blocco sovietico. In particolare a Berlino, nel 1965.
Che cosa le hanno lasciato questi luoghi?
Sentimenti contrastanti. Dalla sicurezza sociale, con il basso costo dei consumi, le case e il lavoro per tutti: un salto nella povertà diffusa ma con la dignità dei diritti garantiti, alla paura: nell’attraversare il check point, nello sguardo e negli atteggiamenti dei famigerati vopos (soldati di guardia al Muro ndr), nella luce “fredda” delle lampade al neon.
Il cibo più strano o particolare che ha mangiato?
Niente di particolare, dato il Paese e il periodo, ma ricordo il menù statale che prevedeva dell’ottimo gulash, delle wiener impanate e, naturalmente, il wurstel e la veramente ottima birra prodotta nell’est.
Se dovesse stilare una colonna sonora del posto che l’ha colpita di più, che musica sceglierebbe?
Non ho proprio la consuetudine a immaginare musiche dai luoghi anche perché in questo caso erano molto diffusi ed eseguiti i loro canti popolari, anche di importazione russa. Il tutto mentre tiravano dalla riva dei canali navigabili grosse chiatte con funi e cavalli, che mi sembrava fin troppo pertinente con quel paesaggio di fatica.
L’albergo più accogliente dove ha dormito o quello che le è rimasto più impresso?
Credo si chiamasse Am Zoo, sempre a Berlino. Avevo una camera enorme, con pianoforte e addirittura due televisori.