Come si prepara per un viaggio?
Mi preparo psicologicamente cercando di informarmi sul luogo tramite internet, leggendo i resoconti di chi è già stato nel posto dove voglio andare e anche su cosa – eventualmente – si rischia. Di solito scelgo mete piuttosto comode, ma voglio che siano anche suggestive. Nel viaggio deve esserci un po’ di scoperta.
Cosa non dimentica mai di mettere in valigia?
I soldi. Più contanti che carte di credito, visto che queste te le possono sempre clonare. Poi i contanti li divido fra vari posti strategici per averne solo una piccola quantità a portata di mano. Inoltre non manca mai un buon libro oppure una sceneggiatura. Leggere in viaggio è un’esperienza bellissima. Una volta ad esempio ero alle Maldive e mi ero portato una biografia di Mastroianni. Finito il libro, un’altra ospite italiana dell’albergo mi lasciò “Gomorra” di Roberto Saviano che aveva appena terminato di leggere. L’ho divorato in due giorni. E poi non manca mai un piccolo vocabolario della lingua del posto.
Il viaggio che ricorda di più e che porta nel cuore?
I primi viaggi che ho fatto da giovane, quelli che definisco “della speranza”. In Sardegna con i traghetti Tirrenia ad esempio: otto ore di nave più quattro di auto dormendo sul ponte col sacco a pelo. Avevo 19 anni e partivo da Roma con gli amici. Divertimento a go-go.
La musica che ascolterebbe per rivivere le emozioni di quel viaggio?
Per quel periodo in particolare tutta la vecchia produzione di Antonello Venditti. Ai viaggi di adesso associo di più un disco di Michael Bublé.
Il cibo più particolare che ha assaggiato?
Una volta per aver perso una scommessa mi è toccato mangiare un insetto enorme sull’isola di Mauritius. Non so nemmeno cosa fosse, sembrava un gigantesco scarafaggio.
Foto dal sito www.enricobrignano.it