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Andrea Sartoretti, come un’onda del mare

sartoretti1“Al divano preferisco le onde del mare e come loro mi piace cambiare. Lavoro per viaggiare, perché ritengo che un viaggio, se fatto con il dovuto spirito, sia come leggere di colpo cento libri tutti insieme. Ogni volta che torno, mi sento arricchito di nuove sensazioni, culturalmente più elevato. Ho sempre amato partire, ma quando ero più giovane ho sofferto un po’ per questa stupida immobilità fatta di ansie e di attese che si creano inevitabilmente quando fai un lavoro come il mio. Aspetti sempre che qualcuno ti chiami al telefono per una parte e così dici a te stesso che non è mai il momento di partire. Sbagliando, perchè se un regista ti vuole per una parte, può aspettare anche una settimana che tu ritorni. Così invece di soffrire le attese, le ho stupite e ho cominciato a viaggiare. Mi piace partire e mi piace tornare al mio porto un po’ come un onda che torna sempre alla sua spiaggia, ma non mi piace restare fermo per tanto tempo.

sartoretti3Ecco, un consiglio che vorrei dare ai viaggiatori è questo: non lasciate passare troppo tempo tra un viaggio e l’altro perchè poi è come se ci si dimenticasse di quanto sia facile viaggiare, arrivare in un posto e scoprirne la magia. Non ho mai creduto, poi, alle nostalgie dei luoghi che si visitano. Al mal d’Africa, per esempio: il mal d’Africa è solo una grossa bugia. Quello di cui soffriamo noi viaggiatori, una volta che hai vissuto e respirato un Paese, è il mal d’Europa, il tornare e soffrire di ciò che hai, non di ciò che hai lasciato. La mia passione per il surf mi ha portato a girare un po’ per tutto il mondo, dal Sudamerica all’Africa. E proprio in Africa mi ha portato il mio viaggio più recente. Al nord per l’esattezza, in Marocco. Non era la prima volta che visitavo questo Paese, la prima fu un paio di anni fa da Casablanca lungo tutta la costa.

sartoretti4Così questa volta, sono atterrato a Marrakech. È una città dalle tinte molto forti, aggressiva, caotica, fatta di venditori ambulanti che cercano di rifilarti tutto il possibile, ma una città molto affascinante, assolutamente da vedere. Da Marrakech mi sono diretto ad Agadir e poi a nord di questa splendida città, nei villaggi di Tamraght, e Taghazout dove ho potuto soddisfare la mia voglia di mare e onde. Quando si fanno viaggi sportivi si crea una sorta di comunità nella comunità, nel senso che noi surfisti non siamo considerati turisti, ma gente del posto, così Hafid, ci ha accompagnato lungo il nostro percorso. Tra le cittadine che abbiamo visitato da non perdere Essaouira e Port d’Imsouane. Quello che mi porto dietro di questo viaggio, è il sapore del cous cous di Fatima, in assoluto il piatto più buono che abbia mai mangiato, le parole incomprensibili che uscivano dalla radio che ci accompagnava lungo la strada prima di arrivare al mare. Ma soprattutto la magia dei canti dei muhezzin che uscivano dai minareti e dalle moschee e arrivavano fino al mare, dove seduto su una tavola mi lasciavo scaldare dall’ultimo raggio di sole al tramonto”.

Libro consigliato: “Le voci di marrakech” di Elias Canetti

Tutte le foto sono di Andrea Sartoretti

Si ringrazia l’agenzia Woolcan per la gentile collaborazione.

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