Al di là dello spazio che l’autore dedica al paesaggio, alla sua ricchezza naturalistica (dalle scogliere di granito rosa di Perros Guirec, al gioco delle maree di Mont Saint-Michel), e architettonica (le case a graticcio alla “Asterix e Obelix”, i fari, le fortificazioni di Saint-Malo, il gotico di Quimper), i veri protagonisti dell’opera sono i bretoni, gli abitanti di questa terra strana, forte e orgogliosa, ma mai aggressiva, lontana dal continente pur non essendo un’isola, e tutta rivolta verso un oltreoceano che la attira e che – da sempre – la respinge: l’Inghilterra. “Non si sentono francesi, i bretoni, ma una razza a parte: gli ultimi rappresentanti di quell’antico praticare l’avventura per mare che era dell’Europa di un tempo. Avventure di lavoratori, chiusi nel loro rapporto intimo con gli elementi, non di navigatori in cerca di gloria e successi. Anche se sembrava proprio un trampolino naturale verso l’avventura questa terra allungata verso l’Atlantico”. Bevitori insaziabili, attaccati alle tradizioni, avari di parole e apparentemente scontrosi, anche se in realtà generosi e festaioli come il sidro e i dolci burrosi di cui amano rimpinzarsi; francesi che parlano una lingua di origine celtica del ceppo britannico; marinai, navigatori, pescatori, spesso misteriosi come la tradizione druidica che lì è nata: semplicemente bretoni.
Paola Biribanti