La parlata è inconfondibile. Sono i primi italiani che incontro in Nuova Zelanda: Alessandro e Stefano. Di Roma, in vacanza per tre settimane, hanno già girato l’isola del sud in macchine e ora stanno risalendo verso Auckland. Viaggiatori e non solo turisti. La prima sera a Napier siamo andati nell’unico locale che offre qualcosa di diverso dalla solita birra, il The Cabana. A scovarlo è stato Alessandro. Performance dei Ninja Monkey, gruppo locale niente male (anche se io di musica veramente non capisco nulla). Si riesce a tirare oltre la mezzanotte. Cosa assai insolita in Nuova Zelanda, dove chiude tutto verso le 22h30. Si cena presto e i ragazzi dopo cena vanno a fare l’ultima scorribanda in skate. Le birre si comprano al supermercato e si portano a casa. Raramente si esce, anche perché a parte qualche pub irlandese non è che venga offerto molto.
La seconda sera, a tenere banco è stato il proprietario dell’ostello, Bob, simpatico omone inglese, che dopo 18 anni di lavoro, che continua a fare con grande passione, si vanta di saper riconoscere ad istinto la provenienza di qualunque dei suoi ospiti. E ci azzecca!
I neozelandesi (o Kiwi, come vogliono essere chiamati) sono però fuori gara. È troppo semplice individuarli: sono gli unici che non portano mai le scarpe. Sempre a piedi nudi. Così sono abituati fin da piccoli e così continuano a fare appena hanno l’occasione.