Parigi d’inverno 3: il Marais di Victor Hugo

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È Places des Vosges, un tempo chiamata Place Royale, attorno alla quale sorse il Marais come oggi  lo conosciamo; è stata la prima piazza monumentale di Parigi, con una simmetria a dir poco impressionante: 36 padiglioni in mattoni, 9 per lato, ciascuno con 4 colonnati e tetti in ardesia spioventi. La piazza è sorta sul luogo della Maison Royale des Tournelles, a lungo residenza dei sovrani di Francia. Quando Carlo IV vi si trasferì, Place des Vosges venne ampliata per dar spazio a diverse dimore, cappelle, portici, dopo di lui tutti i sovrani, fino a Enrico II, vi risiedettero. Durante un fatale torneo in onore del matrimonio della figlia Margot, futura regina, tenutosi in Cours St. Antoine (vicino all’attuale Places des Vosges), nel 1599, il re Enrico II venne ferito  da una lancia penetratagli nell’occhio e perse la vita dopo un’agonia lunga alcuni giorni. La sua vedova innamorata, la potente Caterina de Medici, odiò per sempre quei luoghi, li abbandonò, trasferì la residenza reale al  Louvre e ordinò che l’Hotel des Tournelles fosse demolito. Fu Enrico IV che decise di costruirvi una grande piazza – la Place Royale – e questa volta non una piazza qualunque, da poter servire a mercato, ma una piazza accogliente, con bei dintorni. Una sorta di primo tentativo urbanistico. Tutte le case furono costruite dello stesso materiale, di mattoni e pietre bianche, con i caratteristici tetti. S’inaugurò nel 1612 con un Carosello al quale presero parte mille gentiluomini e,  presto, divenne il centro dell’alta società. Ma al suo ideatore non fu concesso il privilegio di vederla terminata: Enrico IV morì assassinato nel 1610, proprio mentre percorreva una delle strette viuzze del Marais, il quartiere che amava. Poco dopo l’inaugurazione la piazza divenne un punto d’incontro. Numerose residenze  hanno una storia da raccontare, come quella dove nacque  nel 1626 Madame de Sévigné, famosa per i suoi salotti dove accoglieva i letterati; anche il Cardinale Richelieu fissò la dua dimora in uno di questi palazzi dal 1615 al 1623. Il marchese di Favras, accusato di aver complottato l’assassinio di Luigi XVI e l’uccisione di Lafayette, Comandante della Guardia Nazionale, vi abitò nel 1789; in un’altra residenza vissero a metà dell’Ottocento gli scrittori Théophile Gautier e Alphonse Daudet. Il giovane  duca di Montmorency ebbe in questo luogo un duello e pagò con la testa la sua audacia, nonostante le preghiere della sua bella amica Marion Delorme. Questa fatale avventura ispirò Victor Hugo, che visse per molti ani in quella stessa casa, dal 1832 al 1848, e dove scrisse Les Chants di Crèpuscule e Ruy Blas. Proprio la gente che abitava il Marais, un tempo dimora di sovrani e nell’Ottocento quartieri di poveri, ispirò il romanziere per i “Miserabili”. All’inizio del XX secolo, la dimora venne convertita in un museo, la Maison de Victor Hugo, dove tra i tanti cimeli, anche il letto a baldacchino sul quale morì. Victor Hugo è stato per la Francia il simbolo della letteratura del XIX secolo, la cui grandezza è stata paragonata a Dante e Shakespeare. Le sue opere  rivoluzionarono il teatro francese a partire da Corneille e Racine. I suoi scritti ricoprirono tutti i generi letterari dalla poesia lirica al dramma, dalla satira politica al romanzo storico e sociale. Si dedicò alla politica, tentò di sgominare il colpo di Stato di Napoleone III nel 1851, evitò  l’arresto ma fu esiliato per un lungo periodo, rientrando a Parigi solo nel 1870. Ottocentomila francesi scesero nelle strade per piangere la sua morte nel 1885, la sua salma venne esposta sotto l’arcata drappeggiata di nero dell’Arco di Trionfo, quindi portata al Panthéon ” Tempio per gli uomini che si  seppero distinguere”, e pensare, che Hugo, durante tutta la sua vita, detestò il Panthéon, paragonandolo ad una sorta di torta meringata.
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Foto di Caroline Jacques e Sandra Ramos

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