Meteore, sospese nell’aria e vicine al Paradiso

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La lunga scala di pietra sembra portare verso il Paradiso, mentre viene in mente “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin. Ma non è finita, per arrivare su in cima, al monastero appollaiato come un nido di uccello sulla torre naturale a 400 metri di altezza, il percorso alterna salite e gradini, visioni panoramiche, ponti sospesi tra rocce, fino alla porta d’accesso.

Il premio è notevole, ammantato da un velo di spiritualità e meraviglia. Non solo il panorama su quest’angolo di Tessaglia e sugli altri edifici religiosi è incantevole, ma anche sull’interno del monastero, con le sue bellezze artistiche e architettoniche, le sue icone e cappelle, gli spiazzi e i cortili, è incomparabile.

Grande Meteoron è forse il monastero più frequentato delle Meteore, Patrimonio mondiale dell’Unesco, meta di pellegrinaggio, la seconda in Grecia dopo il monte Athos e prima dell’isola del lago di Ioannina, e di turismo.

Meteore non è solo un importante centro della chiesa ortodossa, ma è anche una sfida dell’uomo sulla natura e una visione mozzafiato. Quando si arriva dalla strada giù in basso e si cominciano a vedere gli spuntoni rocciosi sparsi nel verde è subito un’emozione violenta. Che accresce man mano che si attraversa la cittadina di Kalamabaka, dedita al turismo, nella pianura nel nord della Grecia, che si salgono i tornanti e si arriva sulle vette di questi edifici religiosi
unici e speciali.

La meraviglia di Meteore, questo curioso mix di edifici e torri naturali di roccia, lascia senza fiato. Sembra quasi che una mano sovrannaturale abbia costruito i monasteri in perfetta unione tra paesaggio e architettura, anzi, appaiono talmente uniti alla bellezza del luogo come se fossero stati lì sin dai tempi della creazione del pianeta. Il loro nome rende giustizia alla traduzione greca: meteora significa proprio sospesa in aria e così appaiono queste uniche costruzioni intrise di fede, mistero e magnificenza. Sospese nel vuoto e più vicine al Divino, a Dio.

Anche la storia delle Meteore è interessante: le rupi in arenaria vennero abitate inizialmente da religiosi quando, nel 985 d.C. l’eremita Barnaba si stabilì in una caverna della zona. A metà del XIV secolo venne costruita la prima chiesa: da allora gli edifici per i religiosi su questi pinnacoli rocciosi si susseguirono, ne furono realizzati 23, ma molti caddero in rovina con la fine del XVIII. Negli anni Venti del Novecento vennero ricavate nella roccia ripide scalinate per rendere più facile l’accesso monaci e oggi sei monasteri sono visitabili.

Non si sa come i primi eremiti abbiano fatto a raggiungere avessero le vette di queste pareti scoscese, si suppone che abbiano conficcato dei picchetti nella roccia e trasportato i materiali di costruzione in cima, con corde attaccate alle funi e scalette in corda. Come sia stato, è comunque un miracolo dell’ingegno umano e tuttora i materiali e i rifornimenti passano per strani argani collegati a funi nel vuoto con piccoli vagoni che vanno avanti su e già, come si vede benissimo a Grande Meteoron.

Per arrivare fin là, il percorso inizia dalla terrazza panoramica di fronte, con i suoi negozi di souvenir, dove si ammira tutto lo splendore del monastero e di quello vicino, Varlaam. Poi ci si inoltra in un itinerario tra sali e scendi fino alle scale che sembrano portare al Paradiso. Una volta varcata la soglia la sensazione potrebbe essere quella: di sicuro si viene investiti da un’aura di spiritualità e fede. Grande Meteoron, noto anche come della Trasfigurazione, fu fondato da Sant’Atanasio nel Trecento ed è perfettamente conservato.

All’interno ci sono due piccoli musei, le cappelle con le iconostasi ricchissime di pitture e oro, il vecchio refettorio con storici cimeli e affreschi vividi. Girare fra le piccole casette, i portici, le verande che si aprono sulla pianura e sui monasteri vicini è un susseguirsi di scoperte e di curiosità: stemmi in pietra sulle pareti, come l’aquila a due teste, segno di protezione del convento da parte degli Imperatori bizantini, lunghe file di Santi raffigurati sui muri, angoli di pace con fiori e campanili, tegole rosse e una famiglia di gatti pronti a chiedere da mangiare e a farsi coccolare dai visitatori. Sembrano i veri custodi del monastero, non solo una sorta di mascotte locale.

Qua su si viene invasi da una calma dell’anima e si capisce bene come molti eremiti vollero
vivere qui, lontano dalle tentazioni del mondo e più vicini al sovrannaturale. I monaci si dedicavano alla cura e al benessere di corpo e anima e alcune loro preparazioni erboristiche, oltre a incensi, icone e libri, sono in vendita al piccolo negozio del monastero. Una tappa obbligata prima di riprendere la via verso terra, di ridiscendere le scale, attraversare il ponte, venire proiettati nel presente e nei negozi di souvenir e riammessi nel mondo materiale e quotidiano.

Se si ha tempo a disposizione, ci si può immettere di nuovo in quest’atmosfera sacra. Altre scale, altri ponti, altre salite attendono i visitatori degli altri monasteri. Come quello di Varlaam, il più vicino al Grande Meteoron, che prende il nome da un’eremita che visse per primo nel Trecento su questa roccia. Oppure Rousanou, forse il più scenografico, che spicca in modo precario su una stretta guglia e che conserva affreschi con scene cruente risalenti al Cinquecento. O ancora il monastero di Aghios Nicolaos, il primo che si incontra provenendo dal basso, vicino al villaggio di Kastraki e datato 1400. Il monastero della Santa Trinità sembra in bilico su un pinnacolo molto stretto e alto e ha una piccola chiesa scavata nella roccia, mentre quello di Santo Stefano è stato il più ricco e prospero di tutti.

Per i più sportivi, si può arrivare sulle vette dove sorgono i monasteri percorrendo i monopatia, gli antichi sentieri che facevano i monaci quando non esisteva la strada asfaltata. Comunque si arrivi su, si avrà sempre la stessa sensazione: che Meteore sia un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, un angolo sospeso nell’aria e mandato sulla terra.

Foto di Sonia Anselmo
Info: www.visitgreece.gr
In collaborazione con www.visitgreece.gr
e www.travelioannina.com

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