L’Eden e la memoria nella Valle dell’Isonzo in Slovenia

La pioggerella cade fitta sui luoghi della memoria e dei sacrifici di ragazzi in nome della Patria. La chiesa commemorativa, è circondata dalle pecore al pascolo, ignare che qui si è combattuto. Sulle montagne poco distanti hanno perso la vita centinaia di soldati, nel campo di battaglia di Tolmin. Oggi il verde è quasi accecante, rigoglioso e ha ripreso possesso di tutto.

La Valle dell’alto Isonzo in Slovenia è un incanto, un eden particolare, lussureggiante e incontaminato. Appena la pioggia smette e le nuvole grigie vagano altrove, la luce illumina un panorama idilliaco. Quasi non ci si capacita che qui, in questa bellezza naturale così sfolgorante, ci siano stati alcuni degli episodi più cruenti della Prima Guerra Mondiale. Morte e vita, rinascita e contemplazione: a cent’anni di distanza è un’oasi di pace e tranquillità, dove la Natura regna sovrana su tutto, sugli uomini e sul corso della Storia.

La chiesa di Javorca, così sospesa sopra l’alveo del fiume Tolminka, è lì immobile a ricordare i drammi della Grande Guerra: questa valle remota, che si raggiunge con una strada tutte curve e un piccolo sentiero finale da fare a piedi, costituiva il retroterra delle truppe austro-ungariche, così protetta da eventuali bombardamenti di artiglieria, ed era comparsa di baracche, officine e depositi militari. Ora è un alpeggio in un mondo alpestre, dove pascola il bestiame e si produce l’ottimo formaggio locale, il Tolmin.

Ma è anche una delle tappe del Sentiero di Pace che collega i vari monumenti legati alla Prima Guerra Mondiale. Il santuario dedicato allo Spirito Santo fu costruito, in otto mesi nel 1916, in ricordo dei militari austro-ungarici caduti sul Fronte Isontino ed è anche un’opera d’arte, patrimonio culturale europeo, in legno creata da abili artigiani e artisti arruolati nell’esercito.

All’esterno il campanile, lo stemma della monarchia e la scritta “PAX”, all’interno sono i due angeli dipinti a guidare i visitatori verso l’altare, in stile Secessione, mentre a colpire di più sono le tavolette lignee sui muri laterali: sono state prese dalle cassette per munizione dove sono incisi a fuoco i nomi di oltre 2800 soldati caduti dell’esercito austro-ungarico.

Fuori, la terrazza panoramica offre una vista memorabile sulle vette alpine e il fiume a valle. Qui, lungo la cresta dei versanti montuosi, nel periodo tra le due Guerre correva il confine tra il regno d’Italia e il regno di Jugoslavia, poi nella Seconda Guerra Mondiale l’esercito tedesco sterminò una brigata partigiana. Ancora drammi, ancora sangue, ancora violenza.

Eppure oggi, osservando la natura, quello che si prova è solo serenità. La chiesa di Javorca è immersa nel Parco Nazionale di Triglav, immenso e spettacolare, su tutto il territorio delle Alpi Giulie. Offre infinite alternative: sentieri che portano alla scoperta delle sorgenti del Soca, l’Isonzo in Sloveno, malghe e villaggi incuneati sui monti, un centro d’informazione e divulgazione particolarmente curato, il Ponte del Diavolo, uno stretto ponte sospeso sulle gole ripide, le Grotte di Dante, dove si dice che il poeta venne qui trarre ispirazione per l’Inferno, valli placide, spazi lussureggianti, cascate, forre, spiagge bianche ai lati dei fiumi e tantissime attività sportive di ogni genere, dall’arrampicata al trekking e alla mountain bike.

L’Isonzo è limpido, trasparente, puro. Dove scorreva il sangue dei soldati, ora fanno rafting e canoa altri giovani, più spensierati e allegri.

Passano gli anni e i mutamenti si fanno notevoli. Osservando le montagne ci si chiede come potevano scalarle quei poveri ragazzi senza gli scarponi, la tecnologia e le attrezzature attuali. Un elmetto, uno zaino e via su per sentieri impossibili, scoscesi pendii e gole impervie, anche chi, come gli ungheresi abituati ad un Paese piatto, non aveva mai visto una cima di un monte.

Fronti e trincee, alcune ancora vedibili, eroi e codardi, vittime e carnefici. A ricordare tutte le loro storie c’è il museo di Caporetto, o meglio Kobarid in sloveno, tre piani dove la guerra torna ad essere protagonista in ogni sua forma, tra foto, reperti e ricordi.

Per noi italiani Caporetto è sinonimo di disfatta, anche se oggi è un tranquillo paesino che vive di memoria. Il Santuario di Sant’Antonio, costruito su un colle, custodisce le salme di 7014 soldati italiani. Da qui parte un percorso sui luoghi del ricordo non solo della Grande Guerra: da queste parti passò anche Napoleone, che è molto amato in Slovenia perché per i quattro anni della sua presenza volle che nelle scuole si imparasse lo sloveno, fino allora vietato dagli austro-ungarici, dando così una prima sensazione di Nazione ad un popolo.

Del generale corso rimangono un forte, che ha i fori di proiettile incisi nella porta, e un ponte sull’Isonzo, mete degli itinerari storici che si fondono con quelli naturalistici e quelli sportivi. Perché in questa parte di Slovenia la natura ha il sopravvento e rende tutto, anche i luoghi che furono intrisi dai drammi, un Eden da ammirare.

Dove mangiare: Okrepcevalnica Tolminska koritaZatolmin 66a, 5220 Tolmin, Slovenia http://www.tolminska-korita.si A pochi metri dal parco nazionale di Triglav, questo locale tipico offre un’ottima cucina con ingredienti freschi e del territorio, porzioni abbondanti, piatti anche per vegetariani, da assaggiare il Tolmin, il formaggio tipico, la trota dell’Isonzo, le patate bollite spalmante di ricotta.

Come arrivare: per muoversi in questo angolo di Slovenia senza noleggiare o portarsi un’auto, la società di trasporti GoOpti organizza tour a basso costo in minivan e trasferimenti fino in Italia, a Genova, Milano, Bergamo, Verona, Venezia, Trieste, Treviso e Bologna. www.goopti.com

Info: www.slovenia.info
In collaborazione con www.slovenia.info

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