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Certo oggi tutto questo appare lontano, sono cambiati i ritmi, i modi produttivi, sono cambiati i rapporti di lavoro, c’è più attenzione all’ambiente (mai a sufficienza in realtà) e sono cambiati anche i luoghi di lavoro. Ciò che invece è rimasta come vestigia del passato è proprio l’architettura del lavoro. Ebbene molte di quelle fabbriche sono ancora lì, con diversa destinazione, a costituire un patrimonio storico architettonico denominato “archeologia industriale”. E qui dove la rivoluzione industriale è nata, maggiori ne sono le concentrazioni. Un esempio di ciò lo fornisce Stoke-on-Trent. La città, di oltre 200.000 abitanti sul fiume Trent, situata nello Staffordshire, nel nordovest dell’Inghilterra, ha costruito fortuna e sviluppo economico sull’industria della pottery, la porcellana, e ancora oggi la produzione di stoviglie e simili fornisce lavoro ed economia alla città, dove si trovano fabbriche importanti e rinomate, peraltro recentemente molto impegnate nella produzione di oggetti legati al matrimonio reale di William e Kate. A fianco delle moderne fabbriche di ceramica (la storica Wedgwood, nata alla fine del ‘700, è ancora in attività e ha un bellissimo museo in cui la storia delle porcellane, attraverso un’infinita collezione, racconta quella del Regno Unito) ci sono i reperti storici, i vecchi complessi industriali che hanno permesso e visto lo sviluppo industriale.
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Così se la nuova sede della Wedgwood appare come un luogo asettico e un po’ freddo, le vecchie fabbriche appaiono con i loro mattoni rossi sporchi ancora adesso di fuliggine, segnati da una indelebile patina di tempo. Ma sopratutto appaiono come ricordo e simbolo di un’evoluzione che in 200, 300 anni ha modificato radicalmente (e fortunatamente) tante vecchie concezioni. Ovviamente, anche per il tipo di produzione: per quella delle ceramiche, l’elemento essenziale era il forno e quindi il camino, che data l’imponenza diviene ciminiera. Nel centro della città una zona è rimasta quasi immutata ed ecco che una vecchia cerameria è stata trasformata in museo, dove si racconta la produzione industriale del passato, sopratutto per la ceramica, ma anche per altre manifatture. Tutto è gigantesco, forni enormi con le loro pance ci raccontano di un passato remoto ma che si “sente” ancora adesso. A entrare in quei cortili sembra di respirare ancora quell’odore che doveva essere acre, che doveva sapere di carbone e di bruciato. Questa è un’architettura lontana dal presente che ci racconta però di tentativi, esperimenti e sopratutto di un’evoluzione che ha permesso di arrivare sino alle attuali costruzioni. È un viaggio nel tempo che permette di capire come e quanto la produzione, il lavoro e il capitalismo siano cambiati nel corso dei secoli.
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A metà strada tra passato e presente invece l’altra grande fabbrica di ceramiche, quella di Emma Bridgewater. Moderne tecniche produttive sono allocate in vecchi edifici vittoriani, in un complesso industriale che ha ancora l’aspetto architettonico, il sapore e i colori del passato. Ma i forni, i materiali e i tratti grafici e stilistici sono quelli moderni. Tuttavia a Stoke-On-Trent, città natale del cantante Robbie Williams e del chitarista Slash dei Guns’n’Roses, il passato non è solo nell’archeologia industriale, ma anche nei giardini. Se l’arte dei giardini inglesi è lo stile vittoriano, quelli di Stoke si caratterizzano invece per lo stile italiano. Così nel parco cittadino trova spazio un’estensione verde che sembra essere un pezzetto dei Boboli fiorentini e per gli inglesi questa è una grande attrazione “esotica”. Il lago all’interno del Parco (il Trentham Estate) è costruito come una miniatura del nostro Maggiore e sulle rive si trova una copia del “Perseo e Medusa” di Benvenuto Cellini. Insomma un angolo d’Italia in piena Inghilterra. Altra curiosità sempre nel Trentham Estate: un percorso di barefoot, la pratica del camminare a piedi nudi in mezzo alla natura. Così, via le scarpe, arrotolatevi i pantaloni e percorrete scalzi il chilometro e mezzo attrezzato in mezzo al parco. Lungo il sentiero si alternano diversi tipi di terreno e di relative sensazioni: la sabbia, il legno, le foglie, l’acqua e anche il fango. Un ritorno alle origini temporaneo, terminato il quale, lavate le vostre estremità pronte per essere riposte nelle vostre comode calzature.
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Infine, se appassionati all’argomento, Stoke non è distante che poche ore di macchina dall’isola gallese di Anglesey, paradiso naturale oggi all’onore delle cronache (soprattutto quelle rosa) perché è il nido d’amore degli sposi reali del momento: William e Kate. È presso la locale base della Raf che il principino, figlio di Carlo, il Principe di Galles, è distaccato ed è qui che lui e la sua fresca consorte hanno casa. Qui hanno anche il loro pub ed è sempre sulle strade dell’isola di Anglesey che corrono con una Ducati. Ma anche se il gossip reale non vi appassiona (…e come darvi torto) Anglesey resta un bellissimo luogo pieno di spiagge e angoli di estrema e selvaggia bellezza da scoprire e gustare (immancabile la visita al faro sulla punta di South Stak luogo ideale per il birdwathcing e sopratutto alla Llandwyn Island – che isola poi non è – una passeggiata di due ore tra andata e ritorno consigliata al tramonto). Tra Inghilterra e Galles anche questo angolo del Regno Unito ha qualcosa di interessante e affascinante da scoprire. Anche se lontano dalla grandi rotte turistiche presenta spunti d’interesse su due degli elementi fondamentali dell’isola britannica: storia e natura.
Come arrivare
Numerosi sono gli aeroporti intorno a Stoke, serviti anche dalle compagnie low cost, fra cui Ryanair: Liverpool, Manchester, East Midlands, Leeds, Birmingham. In alternativa si può volare su Londra e arrivare a Stoke con un comodo treno delle National Rail.
In collaborazione con VisitBritain
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