I primi insediamenti ugrofinnici nell’area che oggi corrisponde all’Estonia risalgono a un periodo compreso fra l’8000 e il 3000 avanti Cristo. A partire dal Medioevo però cominciarono a susseguirsi le dominazioni straniere: fra il XII e il XIII Secolo l’Estonia fu cristianizzata e conquistata dai Cavalieri teutonici che di fatto la germanizzarono, soprattutto la parte meridionale dell’attuale nazione, la Livonia. Al nord furono invece i danesi a occupare il territorio. Dal XVI Secolo fino alla Grande guerra del nord, combattuta fra il 1700 e il 1721, l’Estonia fu di fatto un possedimento svedese e poi ceduta alla Russia alla fine del conflitto. Il dominio zarista rimase fino alla rivoluzione del 1917, quando l’Estonia, nella quale si era formato un forte movimento nazionalista, dichiarò la propria indipendenza nel 1918 con la firma del Trattato di Tartu. L’affrancamento durò tuttavia poco. Nella Seconda guerra mondiale, il territorio tornò sotto le insegne russe, nel frattempo diventate sovietiche, e allo scoppio delle ostilità fra Mosca e Berlino nel 1941, i Paesi baltici, Estonia inclusa, furono invasi dalla Wehrmacht. Con la sconfitta nazista nel 1945 l’Estonia ritornò ancora sovietica e rimase una repubblica dell’Urss fino al 1991, quando venne dichiarata una nuova indipendenza.
Un po’ di storia
2 Luglio 2010
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