Santo Domingo e le reginette al profumo caraibico

Già all’arrivo all’aeroporto senti che sei sbarcato in un mondo che non ti appartiene ma che non vedi l’ora di farne parte, musica sempre, solo sorrisi di una semplicità e sincerità disarmanti. Prendo possesso della camera d’albergo, il solito e formale benvenuto con tanto di cocktail e cesto di frutta. Le spiagge sono quelle delle pubblicità (allora esistono) un dominicano si avvicina parla italiano (una delle sue quattro lingue perfettamente parlate) è un tipo molto semplice anzi anche troppo che sembra uscito da una favela si presenta e chiede a mia moglie se ha degli avanzi di cosmetici per regalarli alla sua donna detto e fatto lo riempie di campioncini di profumi da viaggio e tutto quanto una donna possa tirarsi dietro per una vacanza. Il risultato…… cocco fresco appena tirato giù dalla palma tutte le mattine. Sono le otto della mattina decidiamo di fare un giro nell’entroterra alla volta delle piantagioni di canna da zucchero; ci attende un vecchio pulmino multicolore senza finestrini con la capote realizzata con foglie di palma intrecciate i sedili in legno ma sorpresa c’è un bancone che rassomiglia ad un angolo bar. Appena saliti scatta l’operazione a tutta musica, compaiono come per magia svariate bottiglie di rum e coca affogate in un secchio di ghiaccio; i tipi che ci accompagnano sono due uno guida e canta  l’altro balla miscela coca e rum e ci fa da guida.

Ore nove e trenta tutti ubriachi. Riusciti a riprendere coscienza ci accorgiamo di essere nel bel mezzo di un mare verde che ci ricopre fin sopra la testa ed il nostro amico con un machete che taglia canne da zucchero per farcele ciucciare “ma non sanno di rum” qualcuno riesce a dire “è solo questione di tempo” risponde. Immancabile visita alla distilleria c’è sempre musica ed un forte odore di melassa. Si balla e si lavora –in verità non molto- ma questa è la loro filosofia, nella povertà possiamo almeno divertirci e tutti sorridono. La gente sembra non dare peso alla loro condizione gli basta poco, nei quartieri ai margini delle città si vive nelle baracche tutte con il portico illuminato da luci multicolori e sempre musica e rum.
Non è sicuramente il mondo che fa per noi come potremo fare a meno dello stress quotidiano, di internet, della moda, dei programmi televisivi e della recessione?

LA RICETTA
Ho trovato molta napoletanità a Santo Domingo per il calore della gente e per quel modo di lasciar correre le cose, che se riesci a farne parte poi ti accorgi da quanta superficialità siamo vestiti, per questo ho utilizzato un tipo di pasta le REGINETTE o MAFALDE tipicamente partenopee. Per quattro persone ci occorrono 400gr di Reginette, 4 lime, 500gr di pelati, 1 cucchiaio di zucchero di canna, 50gr di burro, ½ bicchiere di rum, 10dl di panna, sale q.b. Schiacciate i pelati con le mani e metteteli in una pentola con la loro salsa e a fuoco molto lento fateli sobbollire aggiungendo lo zucchero di canna.
Nel frattempo grattugiate la scorza dei lime e mettete da parte il succo. In una padellina fate saltare leggermente la scorza dei lime con il burro fuso aggiungete il rum e fate fiammeggiare. Se la salsa di pomodori si addensa troppo prima che i pelati si siano completamente disfatti aggiungete un poco di acqua tiepida. A questo punto aggiungete al pomodoro la buccia del lime e poco alla volta il succo.
Fate bollire per altri 10 minuti e aggiungete la panna togliete dal fuoco appena riprende il bollore.
Cotta la pasta in abbondante acqua salata saltatela velocemente in padella e servitela appena spolverta con pochissimo prezzemolo fresco. A piacere parmigiano.

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