Testo e foto di Claudio Agostoni
BASILEA – Anche una città fondata sui cachet, come Basilea, rischia di uscire con il mal di testa da tre giorni dove pifferi, tamburi e bande di ottoni prendono possesso delle sue strade. Succede nei giorni di uno dei carnevali più originali al mondo. A partire dal suo calendario visto che si celebra a quaresima iniziata da cinque giorni: un dispetto che una roccaforte protestante come Basilea volle fare alla chiesa di Roma. Tutto inizia alle quattro di notte del lunedì successivo al martedì grasso. In quel preciso momento tutte le luci della città si spengono e nei vicoli e nelle strade della città risuona la melodia tradizionale e arcaica del Moorgenstraich, proveniente da migliaia di pifferi. Al loro seguito decine di clique (gruppi organizzati) che portano enormi lampade illustrate da temi satirici relativi ai fatti di cronaca che hanno riempito i giornali svizzeri nel 2009. Due gli argomenti più gettonati quest’anno: le controversie elvetiche con il leader libico Gheddafi e la paventata pandemia di influenza suina, un fatto questo che ha coinvolto direttamente le industrie farmaceutiche locali.
Una sfilata che termina con le gambe sotto il tavolo di ristoranti e bistrôt che, quando ancora non è sorta l’alba, servono i due piatti tipici di questa bizzarra notte: la mehlsuppe, una minestra con farina arrostita e verdura, e un tortino di cipolla o di formaggio. L’indomani è la giornata dei Cortège, un corteo mattutino e uno pomeridiano, con cui le clique prendono possesso della città. Sono équipe interclassiste, che sotto la stessa lanterna possono unire operai e banchieri. Anche se non mancano team che ci tengono a sottolineare il proprio censo: è il caso di clique snob come la Schnoogekerzli (Zampirone) e la Verschnuufer (Ansimante). Suonare il piffero per loro implica un iter burocratico simile all’iscrizione a un Lion’s Club. Per contrappasso ci sono clique come la Rätz, fondata da operai della Ciba, che fanno bandiera delle proprie origini di classe. Negli ultimi anni si è sgretolata la barriera sessuale che aveva fatto del carnevale una festa solo maschile. Oggi le donne che suonano il piffero sono numerose, e questa ‘rivoluzione’ sta portando l’altra metà del cielo a prendere possesso anche dei tamburi. Durante il Cortège mattutino le clique partecipano in chiarivari (ovvero con costumi individuali), mentre a quello del pomeriggio accompagnano carri che riprendono ed elaborano i temi annunciati dalle lanterne.
Migliaia di persone si assiepano sotto i carri, che dispensano piccoli omaggi alla folla. Generalmente caramelle e arance. Ma anche penne stilografiche e bustine di tabasco, fiori freschi e bottigliette mignon di Alpenbitten. Le strade si coprono di uno strato, alto qualche centimetro, di coriandoli (che da queste parti, come nei Paesi di lingua inglese, chiamano ‘confetti’) e vengono consumati, camminando, chilometri e chilometri di würstel. Sentendo la necessità di una sosta si può cercare rifugio in una stammtisch, il covo della clique. Generalmente è un locale pubblico, ma può anche essere una cantina o la sacrestia di una chiesa. Da questi covi escono, per unirsi al corteo, anche le clique ‘indipendenti’, quelle che non aderiscono al Fasnachtscomité, il potente e pignolo comitato che coordina le clique. Anche gli ‘autonomi’ utilizzano le maschere della tradizione, come Alte Tante (una bisbetica ‘vecchia zia) e Waggis (una caricatura dei contadini francesi). Ma si lasciano andare anche a mascherate al limite del tollerabile, per lo meno secondo le leggi non scritte di un carnevale austero, l’unico al mondo dove il sesso è bandito. Visi ricoperti da maschere che riproducono le terga, con un bel sigaro proprio lì… Vecchi satiri, con maschere dal lungo naso appese sotto la cintura, avanzano compatti incrociando uno sparuto gruppo di pifferai con affusolate maschere da avvoltoi, sfiorando una pattuglia paramilitare di inquietanti teppisti in divisa da Arancia Meccanica che marcia in senso contrario al loro. Clique con il burqa fraternizzano con quella, numerosissima, di improbabili soldati di una pseudo armata rossa. E poi monache, prelati, pirati, maiali, galline, cammelli…
Con l’avvicinarsi del tramonto aumentano le brass band che scorrazzano lungo le vie del centro storico. Spesso si fermano per dei veri e propri concerti da strada, e le severe marce militari per flauti e tamburi lasciano il posto a cover di Elvis e dei Beatles. Per un attimo sembra di essere a New Orleans, ma un implacabile venditore di plaketten (spille-ricordo) ti riporta subito sulle rive del Reno. Il carnevale costa centinaia di migliaia di franchi, un importo che però non grava sulle casse pubbliche perché si autofinanzia proprio con la vendita di migliaia di questi gadget. Costano da 8 a 100 Franchi, e se avete la pazienza di tenerle in un cassetto per un po’ potete rifarvi dell’investimento perché diventano ambite dai collezionisti. Alla sera scendono in campo i cantastorie che visitano, una per una, tutte le stammtisch snocciolando filastrocche incomprensibili ai non indigeni, in quanto rigidamente composte in stretto baseldütch, un incomprensibile cocktail linguistico franco-teutonico. Per intuire i temi dei loro versi basta recarsi, l’indomani, in Münsterplatz, la piazza della cattedrale, dove, sino a mercoledì mattina sono esposte le lanterne targate 2010. Lanterne e cantastorie ‘lavorano’ sulle stesse tematiche. Come da tradizione il martedì è il giorno dei bambini, sono loro, suddivisi in gruppo, a prendere possesso della città sino a sera, quando entrano in scena i gruppi musicali, che riprendono a suonare dal punto esatto da cui avevano smesso la notte prima. E continueranno anche la notte a seguire, quando suoneranno sino all’alba. È solo con le prime luci di giovedì che anche Basilea si decide ad entrare in quaresima…