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Per gli appassionati, per i geologi, ma anche per tutti quelli che hanno seguito la vicenda attraverso la stampa internazionale, vale la pena arrivare fin lì per poterlo vedere. Un viaggio nel viaggio, se non altro per immergersi nella natura selvaggia propria di queste terre popolate da pecore e cavalli, con qualche fattoria che continua la sua attività ‘agricola’ proprio ai piedi del vulcano. Basta affittare una macchina, va bene anche un’utilitaria, e dopo essersi persi nel verde della tundra, ammirato le colate laviche ricoperte di muschio, il grande oceano che si apre sulla destra e attraversato le bellissime cascate di Sejlandfoss, si arriva ai piedi dell’Eyjafjallajökull. Ciò che più affascina è come si modifica il paesaggio, dal verde brillante si passa a uno più spento e poi, quasi all’improvviso, ci si trova catapultati dentro tutte le tonalità possibili di grigio, che, avvicinandosi a piedi della montagna, diventa quasi nero. Le ceneri ne hanno modificato la terra, causando anche danni alla strada principale, comunque percorribile, e conferendo alla zona un aspetto quasi lunare. Ma forse il fascino è davvero tutto lì: nell’oscuro suolo ricoperto di sabbia nera e polveri.