Ryanair, come si sa, da quando ha introdotto il check-in esclusivamente online, ha anche deciso che i soli documenti validi per salire a bordo fossero il passaporto, anche su rotte interne, e la carta di identità. L’Enac, viceversa, chiedeva agli aeroporti e alle compagnie di considerare validi anche altri documenti, come la patente di guida. E quando ha domandato a Ryanair di fare altrettanto si è scatenato il caos. Dalla compagnia affermavano che la loro politica riguarda fattori di sicurezza e dicevano che lo stop sarebbe avvenuto per protesta “contro le ordinanze dell’Enac che obbligano ad accettare svariate e non sicure forme di identificazione per i passeggeri (…) anche se questi documenti di identità sono costituiti da niente più che licenze di pesca”. E ancora: “Dal momento che queste altre forme di identificazione non hanno soddisfatto gli standard internazionali di sicurezza, il solo risultato delle ordinanze dell’Enac sarà quello di ridurre la sicurezza dei passeggeri”. Fino a definire “illegali” le ordinanze dell’ente.
A rincarare la dose ci aveva poi pensato il boss Michael O’Leary (nella foto a sinistra): “La policy di Ryanair sui documenti di identità/passaporto – diceva l’ad – è stata approvata da tutti gli altri paesi dell’Unione Europea, incluso l’Enac, quattro anni fa”. Il numero uno della compagnia ha fatto anche sapere che questa si sarebbe appellata al Consiglio di Stato contro il provvedimento. E l’Enac che diceva? Il 30 dicembre, a una settimana dallo scioccante comunicato di Ryanair, aveva comunicato che la parità di valore dei documenti incriminati è stata invece confermata da un’ordinanza del Tar del Lazio del 17 dicembre 2009 e che “appaiono del tutto pretestuosi e infondati i riferimenti ad aspetti relativi alla sicurezza, tenuto conto che in molti casi quelle stesse segnalazioni all’Enac riferivano che Ryanair superava tali presunti ‘problemi di sicurezza’ dietro pagamento di una penale a carico dei passeggeri in possesso di altri documenti di riconoscimento, lasciandoli in caso contrario a terra”.
Alla fine l’accordo è però arrivato e tutto si è concluso nel migliore dei modi. L’Enac accetterà infatti che Ryanair chieda agli imbarchi solo documenti validi per l’Unione Europea: quindi passaporti e carte di identità. Resta ancora da decidere come comportarsi con le patenti di guida, circolanti ancora in doppio formato, mentre dall’Enac fanno sapere che saranno considerati validi anche i documenti di identità modello AT/BT (tessere ministeriali) rilasciati dalla Pubblica Amministrazione di cui al Decreto del Presidente della Repubblica (Dpr) 851 del 28 luglio 1967. Niente licenze di pesca, dunque, o documenti d’altro tipo. E alla fine da Dublino sono anche arrivati i ringraziamenti per il senso di responsabilità con cui il direttore generale dell’ente Alessio Quaranta ha accettato di arrivare a un accordo. Questa non è la prima volta che Ryanair e l’Enac incrociano le lame. Già nel 2008 la compagnia irlandese aveva accusato l’ente di viale Castro Pretorio di trascurare la sicurezza, in quel caso per la pericolosa presenza di numerosi uccelli nelle prossimità dello scalo romano di Ciampino. Il tutto in seguito a un incidente che aveva visto uno degli aerei del vettore costretto a un rientro di emergenza dopo aver impattato uno stormo di volatili in fase di decollo dalla sua base romana.
7 gennaio 2010