La birra e Monaco, un matrimonio d’amore

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Già a partire dal luogo dove è ospitato: un’antica casa con le fondamenta risalenti al 1340, a tre piani, con annesso ristorante. Si trova in pieno centro, nella Sterneckerstraβe, vicina alla Marienplatz e all’imponente Nuovo Municipio. Il palazzo fu costruito subito dopo il grande incendio della città del 1327 ed è stata un’abitazione privata per dodici generazioni di commercianti e artigiani,  fino a quando il proprietario della fabbrica dell’Augustiner, la birra cittadina, l’acquistò per creare un museo dove ospitare la sua enorme collezione di boccali. Dal 2005 è diventata il Bier & Oktoberfest Museum (Sterneckerstrasse 2, 80331 München, info@bier-und-oktoberfestmuseum.de, www.bier-und oktoberfestmuseum.de).  Nelle sue sale si ripercorre la storia della bevanda lunga millenni. In Baviera ha trovato un luogo ideale per la diffusione. I monasteri ne creavano di diverso tipo, fino al Seicento esistevano ben ottanta birrifici solo a Monaco. Tutto cambiò nel 1516, con la prima legge alimentare del mondo, che sanciva le regole con cui produrre la birra: il Reinteitsgebot,  l’editto della purezza, stabiliva gli unici ingredienti ammessi, ovvero acqua, orzo, luppoli e lievito. Nient’altro. La legge portò alla chiusura di alcune attività artigianli, altre vennero soppiantate e alla fine oggi sono rimasti solo sei birrifici a Monaco, gli originali e gli stessi che possono gestire i banconi e i capannoni dell’Oktoberfest.
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Comunque, la birra viene prodotta ancora adesso seguendo quei classici standard. Esistono quattro tipi: la helles è la classica chiara, fresca e poco frizzante, la dunkel è quella scura, densa, caramellata e con un retrogusto di cioccolato, la edelstoff è consistente,  vellutata e più usata nelle esportazioni, la weiss è di frumento, un’unica eccezione all’editto sui cereali da usare, e dove il lievito dona un caratteristico aroma di banana. Le quattro specialità si possono degustare nel ristorante al pian terreno del museo, servite in accompagnamento ai classici wurstel con crauti e pane di segale. Una volta assaggiate le proposte, si può salire la “stairway to heaven”, la vecchia scala ripida e stretta che porta ai piani alti e che è originaria dell’antica casa, una delle poche autentiche rimaste a Monaco. Nelle sale del museo si scopre non solo la storia, ma anche come si produceva la birra, quali strumenti si usavano. Ci sono anche manichini che riproducono scene da locande di altri tempi, fotografie, ritratti dei proprietari dei birrifici come Therese Wagner, che nell’Ottocento è stata la prima donna a possedere una fabbrica. Tra le curiosità, una stella appesa che assomiglia a quella di David: è invece la stella dei birrai e rappresenta i quattro elementi usati per fare la bevanda, e veniva usata come insegna fuori alle birrerie. Ci sono poi una serie infinita di boccali, antichi 
e moderni, divertenti e più spartani, di vetro o in ceramica, decorati o lisci, sorprendenti come quelli che riprendono le due torri del Duomo di Monaco, simbolo della città. In un angolo è conservato poi un prezioso forziere: contiene i documenti che vengono rilasciati al momento in cui i giovani apprendisti diventano mastri birrai, una sorta di diploma che viene sigillato nella teca e trasportato dal museo alla chiesa di San Pietro, dove a fine luglio avviene la cerimonia ufficiale con la consegna ai ragazzi e tante feste. Si tratta del giorno dei birrai, Brauertag.
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Al piano superiore, l’esposizione è dedicata all’Oktoberfest. Tutto ha origine il 12 ottobre del 1810 quando Ludovico di Baviera e Teresa di Sassonia si sposano e in loro onore si indicono cinque giorni di festeggiamenti, tra corse di cavalli, giostre e litri di birra. Da allora è diventata una delle ricorrenze più amate del mondo: ogni anno, dal penultimo sabato di settembre alla prima domenica di ottobre, quando il clima è ancora clemente, si inalzano quattordici capannoni in un’area periferica di Monaco, da cinque mila a dieci mila posti. Dal 2010, per commemorare i duecento anni, ci sono anche tre padiglioni con una rievocazione storica. Mentre le ragazze in costume tipico bavarese servono boccali da un litro l’uno, ci si diverte nell’allegria generale. 
Ma per chi vuole ancora assaggiare la birra tipica e scoprire altri retroscena storici può andare all’Hofbräuhaus. È l’antica e più famosa birreria di Monaco: nata per volere del duca Guglielmo I il 27 settembre 1589, è stata produttrice di birra per la casa reale dei Wittelsbach, all’interno della corte. Nel Seicento si è trasferita nell’attuale palazzo sul Platzl e non era più a solo beneficio dei nobili, ma poteva essere acquistata da tutti. Oggi ha svariate sale che riecheggiano delle voce dei numerosi avventori: turisti, abitanti e i clienti abituali, gli Stammgäste, hanno l’onore di avere il loro boccale  privato in ceramica, custodito bene in vista al piano terreno, oltre ai tavoli riservati. Curiosamente, le sue sale hanno assistito ai discorsi, nel 1921, di Adolf Hitler. Qui si possono degustare i piatti tipici in un’atmosfera di grande divertimento, mentre una piccola orchestra esegue canzoni tradizionali bavaresi. E ovviamente la bevanda bionda scorre a fiumi. Non avrebbe potuto essere diversamente a Monaco, città della birra.
Come arrivare : l’aeroporto di Memmingen dista solo dieci chilometri dalla città ed è la porta della Baviera. Si trova ad un’ora di distanza da Monaco, con cui è collegato tramite bus. Tra i voli, Ryan Air collega Memmingen con Roma Ciampino tre volte alla settimana, martedì, giovedì e sabato. Ryan Air collega Memmingen anche con Alghero.
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Foto di Sonia Anselmo e www.muenchen.de
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nfo www.muenchen.de
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n collaborazione con www.germany.travel.it e www.ryanair.com

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