Il fascino della montagna innevata, il richiamo da antichi riti, il gusto di piatti inusuali: tradizionale come la sua lingua di origine tedesca e le sue architetture in pietra e legno, il Carnevale di Sauris si svolge da secoli in Carnia secondo i medesimi rituali ed ha il suo clou quest’anno il 18 febbraio. Secondo una trama la cui origine si perde nella notte dei tempi e vede coinvolto tutto il paese, protagonisti della festa sono due figure mitiche, il Rölar e il Kheirar. Il Rölar è una figura magica e demoniaca armata di una scopa che avverte la gente che si prepari per la mascherata. Il suo nome deriva dai campanelli che porta legati attorno alla vita e agita in continuazione. La sua faccia e le sue mani sono annerite dalla fuliggine; indossa abiti rozzi ed ha la testa fasciata con un fazzoletto a frange. Con lui c’è il Kheirar, il re delle maschere che orchestra lo svolgimento della festa: il volto celato da una maschera di legno, ha vesti lacere e una scopa in mano, che usa per battere alle porte delle abitazioni in cui vuole entrare. Dopo aver spazzato il pavimento, introduce a turno coppie di maschere che intrecciano antiche danze al suono della fisarmonica. I due girano per le strade di Sauris tutto il giorno, dietro di loro un corteo di maschere, belle e brutte, a cui possono partecipare anche i turisti: basta che sia irriconoscibili e abbiano il volto coperto da una maschera. All’imbrunire prende il via una suggestiva passeggiata fra i boschi, a cui tutti sono invitati, la Notte delle lanterne : il corteo mascherato parte da Sauris di Sopra al lume delle lanterne e si inoltra nel bosco alla volta di un grande falò propiziatorio innalzato in una radura. Attorno al fuoco, ci si riscalda con vin brulè e dolci. Al ritorno in paese, cena al suono di musiche tradizionali con le specialità della cucina saurana.
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