Nonostante il neopresidente brasiliano Dilma Rousseff abbia istituito nuove aree protette in Amazzonia, portando al 43,9% il territorio sotto tutela, restano ancora minacce per la regione, persino nelle parti dove lo sfruttamento è vietato. Lo rivela uno studio congiunto dell’Imazon (Instituto do Homem e do Meio Ambiente da Amazônia) e dell’Isa (Instituto Socioambiental). Come si legge nel rapporto, “la creazione e il mantenimento di aree protette è una delle strategie più efficaci per la conservazione delle risorse naturali dell’Amazzonia, ma questa conservazione dipende soprattutto da una gestione efficiente, da un aumento dei finanziamenti e dal controllo delle attività illegali”.
Secondo i ricercatori, ancora nel dicembre del 2010, il 70% dei piani di gestione del territorio non erano pronti e “solo il 24% delle 308 aree protette esaminate avevano piani di gestione già approvati”. Le difficoltà risiedono, sempre secondo il rapporto, soprattutto nella mancanza di personale, con una media di un funzionario per il controllo di 1.800 chilometri quadrati di foresta, con picchi di uno per 4.000. Lo studio ha rivelato anche che nel 2009, il 3,5% del disboscamento è avvenuto in aree protette e ha causato la perdita di 26.000 chilometri quadrati di foresta.