A Pistoia la mostra “Grandi maestri, piccole sculture”

Dal 6 aprile a Pistoia, a Palazzo Sozzifanti, apre al pubblico la mostra “Grandi maestri, piccole sculture. Da Depero a Beverly Pepper”, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e curata da Lara-Vinca Masini, con opere tratte dalla collezione di arte di Loriano Bertini. In mostra la parte più recente della raccolta del collezionista: circa 200 opere, quasi tutte di piccole dimensioni, per un excursus lungo la storia dell’arte del XX secolo. Tra grandi maestri, predilezioni personali del collezionista e interessanti scoperte, l’esposizione raccoglie un numero notevole di testimonianze dell’arte scultorea internazionale del secolo scorso. Ciascun movimento artistico è rappresentato da artisti emblematici del panorama mondiale: per l’Espressionismo storico, che ha interpretato le inquietudini e la crisi di una società che andava incontro alle catastrofi del XX secolo, in mostra, tra gli altri, Ernst Barlach e Rudolf Belling; per il Fauvismo, caratterizzato dalla resa della figura umana a stesure piatte, André Derain; per le Avanguardie storiche presenti il Cubismo (con anche opere di Pablo Picasso e Julio Gonzales), il Futurismo (con lavori di Fortunato Depero, Gino Severini e Mino Rosso), il Dada (con Man Ray) e il Surrealismo (tra gli artisti, Salvador Dalì e Giorgio De Chirico). Si prosegue con l’esperienza razionale del Concretismo (rappresentato da esponenti quali Alexander Calder e Hans Arp); lo Spazialismo con Lucio Fontana, che ha scoperto un nuovo spazio mentale e concettuale oltre l’opera stessa; l’atteggiamento positivo verso le nuove tecnologie incarnato dal Neoconcretismo (Giuseppe Uncini e Agostino Bonalumi); l’Informale europeo e la sua concezione trasgressiva dell’arte attraverso le opere, ad esempio, di Jean Fautrier e Gastone Novelli; l’Action Painting, nato dalle catastrofi della depressione e della guerra mondiale e qui espresso da Herbert Ferber e Louise Nevelson. Si esplora il Movimento Nucleare, molto sperimentale ed affidato alla gestualità e all’ironia dissacrante (con opere di Enrico Baj e Sergio Dangelo); il Nouveau Réalisme con nomi quali Christo e Yves Klein; il gruppo sperimentale Fluxus, che ha rifiutato il concetto stesso di “opera d’arte” utilizzando materiali insignificanti per le sue creazioni (con Joe Jones e Charlotte Moorman, tra gli altri); il ritorno all’oggetto dell’esperienza quotidiana del New Dada (con Robert Rauschenberg e Jasper Johns). Per la Pop Art ci sono esempi delle diverse sensibilità: quella inglese, dalla terra nativa del movimento che omaggiava la valenza kitch dell’oggetto (Joe Tilson); quella americana che ne riscopriva il valore positivo e utile nella società (Roy Lichtenstein e Tom Wesselman); quella italiana, più ironica e spregiudicata (tra i vari artisti, Luca Alinari e Gino Marotta).

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