I minatori neozelandesi non solo hanno visto i loro compagni, amici, qualche volta familiari, morire, ma stanno perdendo anche il lavoro. È una storia che purtroppo è ben lontana dal lieto fine del Cile. Nessun libro e nessun interessamento dei produttori di Hollywood. Solo un Natale passato a pensare come arrivare a fine 2011 e trovare un altro impiego, magari in Australia o in Sud America.
A fine novembre tre diverse esplosioni hanno colpito la miniera di carbone di Pike River, sulla costa occidentale dell’Isola del Sud. Per i 29 minatori rimasti intrappolati nei tunnel non c’è stato più nulla da fare. I lavori per riuscire a recuperare i corpi continuano, ma sembra molto difficile che si riesca nell’impresa prima di qualche mese. La società che gestisce la miniera, nel frattempo, deve fare i conti con il bilancio. I mancati ricavi e problemi antecedenti che avevano portato ad un aumento di capitale, stanno aggravando la situazione. Poco meno della metà dei minatori ha ricevuto una lettera di licenziamento. C’è chi è stato costretto a cancellare le prenotazioni per i regali di Natale per i propri figli e chi sta già pensando di emigrare.
Il primo pensiero di questi minatori, però, va ai compagni morti e al fatto che occorre tirali fuori dai tunnel, qualsiasi cosa comporti. Poi pensano alla famiglia e al loro futuro, sempre più incerto.