Anche in Nuova Zelanda c’è stata la corsa all’oro. Qui, però, ha portato i cinesi. Sono loro, infatti, che circa nel 1870 hanno attraversato il mare di Tasmania giungendo dalle miniere australiane del distretto di Victoria.
Come fanno sempre i cinesi (oggi è la volta dell’Africa), finita la “febbre” per il metallo giallo non sono tornati in patria, ma hanno trasferito la patria qui. Ancora adesso, infatti, la comunità cinese è solidamente posizionata a Dunedin. Non c’è però un vero e proprio quartiere cinese, ma d’altra parte in una cittadina di 120.000 abitanti di quartieri ce ne sono ben pochi.
La Cina, come nel resto del mondo, rappresenta non solo una “minaccia” commerciale per la Nuova Zelanda, ma anche una grande opportunità turistica. Il Governo di Wellington sta spingendo molto per chiudere accordi con linee aeree cinesi per portare i turisti direttamente nell’isola del Nord e del Sud senza passare per l’Australia. Per ora non se ne vedono molti e il 90% arriva da Hong Kong, ma in tutti gli uffici turistici e nei maggiori alberghi, hanno fatto la loro comparsa anche gli opuscoli in cinese, oltre che in inglese, francese e tedesco.