Il mercato del pesce di Sydney all’ora di pranzo si trasforma in un gigantesco ristorante. Scegli quello che ti piace in uno dei tanti banchi e te lo fai cucinare come desideri o nello stesso negozio oppure in un altro che offre il servizio. Da mezzogiorno la folla di turisti, ma non solo, si accalca attorno alle pescherie per assaggiare una delle tante meraviglie appena pescate. Dall’aragosta ai granchi, dal tonno ai gamberoni, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ci sono anche le ostriche, assolutamente australiane, prese o vicino a Sydney o in Tasmania. I prezzi sono concorrenziali, soprattutto se non ci si ferma nello spazio coperto, ma si comprano appena fuori. Ci si siede in uno dei tavoli pubblici direttamente sul porto e stando attenti ai gabbiani si degusta il pranzo. I più assidui frequentatori di questo posto sono naturalmente gli asiatici che ordinano di tutto un po’ e danno inizio alla loro mangiata trimalchionica. Il pesce comunque è davvero freschissimo e qualcuno si muove ancora nelle cassette.
A proposito di mare, elemento essenziale della vita di questa città, il Museo Marittimo è davvero interessante. Due sono le cose che più mi hanno colpito: l’esposizione degli squali e quella sulla regata Sydney-Hobart del 1998. La prima è solo temporanea e fa conoscere queste creature come predatori e come prede. Vengono mostrare fotografie di attacchi agli essere umani, ma anche la feroci con cui vengono brutalmente uccisi a centinaia, il lavoro scientifico per capire meglio lo squalo bianco e la scarsissima possibilità di essere attaccato da uno di questi affascinanti animali. All’anno muoiono più persone per gli incidenti con gli aquiloni che non per una morso di squalo. Vengono quindi elencati i piccoli accorgimenti che si possono prendere per non incontrarli, come non fare il bagno di notte, stare il più possibile in gruppo, non indossare gioielli e, incredibile ma vero, non buttarsi in acqua se si vede una pinna dorsale che spunta dalle onde (lo hanno davvero inserito come consiglio!).
La regata Sydney-Hobart del 1998, invece, è ricordata in un piccolo angolo del Museo. Quell’edizione è stata la più disastrosa della storia con 6 uomini morti e 15 barche che hanno lanciato il Mayday dopo che il vento inaspettatamente è arrivato fino a 90 nodi. Tre su nove dell’equipaggio della Winston Churchill non ce l’hanno fatta.