Quattro giorni di camminate, immerso nella foresta che spesso lambisce spiagge bianchissime, isolate e con acqua cristallina. In totale oltre 50 chilometri tra salite e discese, spesso dissestate e con molto fango. Il tempo non è stato clemente per metà del tragitto con pioggia a volte scrosciante. Il fango che c’era già sul percorso è quindi aumentato e alcune volte arrivava al ginocchio. Per la maggior parte, comunque, non superava l’altezza delle caviglie. Tre notti nei rifugi del Department of Conservation di Stewart Island. Davvero puliti, confortevoli e molto accoglienti. La prima tappa è stata Port William, a circa 13 chilometri dal centro di Oban. Più o meno 3 ore di cammino durante il quale si attraversa Maori Beach, spettacolare. Il percorso è facile, ma abbastanza faticoso. Il secondo giorni sono andato più a nord al Bungaree Hut. In totale 13 chilometri tra andata e ritorno. Ho infatti dormito anche la seconda notte a Port William. Questa volta ci sono volute 5,5 ora in totale. Molto fango e ha piovuto tutto il giorno. Il tragitto è comunque bellissimo. Appena ci si allontana dalla “Great Walk” il sentiero si fa più stretto, tortuoso e complicato. La via è comunque sempre ben segnata. In cima ad un’altura ho visto un cerbiatto. Anzi, è stato lui a vedere me per primo. Si è mosso un po’ e ci siamo guardati negli occhi per circa 20 secondi. Non sembrava molto impaurito. Poi con molta calma e facendo più silenzio possibile, mi sono allontanato per la mia strada. Lui è rimasto impassibile e immobile. Il capanno è in una posizione invidiabile, alla fine della spiaggia di Bungaree. Si gode tutto il panorama della baia a pochi metri dal mare. Il terzo giorno è stata la volta del tragitto Port William – North Arm Hut, circa 12 chilometri per 4 ore di camminata sotto la pioggia e con fango, ma questa volta solo superficiale. È il tragitto che i Maori facevano ogni stagione per spostare l’accampamento e seguire cli animali che cacciavano. North Arm è nel Paterson Inlet, un crocevia di fiumi che 10.000 anni fa è stato sommerso dal mare. Ora è molto ricco di pesce e frutti di mare. Con la bassa marea si possono raccogliere vongole e cozze e bollirle per cena…deliziose! L’ultimo giorno è stato quello del ritorno a Oban. Tredici chilometri per circa 3 ore e mezza. All’inizio il fango arrivava al ginocchio e non è stato semplice togliersi dagli impicci con tutte e due le gambe bloccate. Poi, però, la situazione è decisamente migliorata e si impara anche ad apprezzare il fango che in discesa può essere davvero divertente. È come sciare, solo un po’ più sporco.
Percorrere il Rakiura Track, così come i ben più lunghi North Western Circuit e Southern Circuit, è un po’ come fare un viaggio nella storia di questa splendida isola e della Nuova Zelanda. Erano infatti alcune delle vie che i Maori seguivano per cacciare e pescare. Alcuni dei rifugi oggi presenti, come quello di North Arm, sono stati costruiti nei posti dove una volta i Maori si accampavano.
È stata un’esperienza straordinaria e anche solo per trascorrere alcuni giorni nella foresta e camminare in chilometri di spiaggia in assoluta solitudine, vale la pena venire in Nuova Zelanda.