Ecco un elenco di cinque motivi per andare in Brasile
1 – Il calcio. Perchè il futebol là è cosa seria, perché il Maracanã è lo stadio più grande del mondo, perché solo le viti che stringono i montanti dell’intelaiatura dello stadio, messe una di fila all’altra, sono una volta e mezza la circonferenza della terra. Perché ai lati delle porte ci sono le cabine telefoniche, perché quando un giocatore fa un gol tutti i cronisti corrono in campo per intervistarlo, perché tra il primo e il secondo tempo i giocatori lanciano le maglie ai propri tifosi, perché un bambino di 6 anni che grida contro la tifoseria avversaria è uno spettacolo.
2 – La Moqueca, lo Strogonoff de camarão, il Bolinho de Sousa, il lime arancione, le spremute di frutta esotica, le churrascarie, il dolce di latte, i piranha fritti, il peixe pintado, il peixe vermelho, la picanha, l’insalata come antipasto, il riso e la farofa perché qui: “se pode mixturar”, la canna dolce di Santo Amaro.
3 – Il sorriso delle donne di Bahia, i bambini che pescano a mani nude tra gli scogli, la folle e futuristica Brasilia contaminata dalla terra rossa, i pescatori di Arembepe, le tartarughe di Praia do Forte, il parco nazionale di Itaunas, il nordest in generale, le bianche dune di Lençois, il Pantanal e tutte le sue forme di vita, caimani, capibara, pappagalli, piranha, l’Amazzonia e le sue impenetrabili foreste, le coste azzurre del mare di Bahia, il caos folle del traffico di Rio De Janeiro, la potenza delle Chapadas.
4 – La festa pazza di São João, con il vestito della Caipira e il calendario delle festività. I trenta giorni di ferie annui per tutti, l’arte in generale, le foto di Mario Cravo Neto, la poesia di Dorival Caimmy, la musica di João Gilberto e di Jorge Ben, il samba eterno di Carmen Miranda, l’architettura di Oscar Niemeyer.
5 – La saudade