“Negli ultimi due anni ho fatto la spola tra Lugano, dove vivo, e Miami, dove ho lavorato al nuovo album, che prende il nome proprio da questa città. Ho realizzato per la prima volta un cd in prima persona, componendo, suonando, cantando e producendo: mi sono ispirato alla vita della metropoli della Florida, ma anche al Sudamerica. Infatti, oltre a conoscere gente importante con cui ho collaborato, come Ricky Martin, ho usato Miami come base per viaggiare in tutto il mondo latino per promuovere il precedente lavoro, “Musica” in spagnolo. Sono stato a Porto Rico, in Argentina ma soprattutto sono tornato in Cile, dove non andavo da quasi dieci anni. Sono molto legato a quel Paese: nel 1996, dopo una mia partecipazione al Festival di Sanremo, sono stato invitato al Festival di Viña del Mar, gemellato con la nostra manifestazione, e ho anche vinto con “Arià Ariò”. Da allora sono tornato almeno cinque volte per tour e partecipazioni tv. Ogni volta è stata un’esperienza bellissima. Il Cile è una terra lunga quattromila chilometri, che racchiude in sé passione, fuoco e ghiaccio. Ormai conosco benequesto Paese, anche se ancora non sono stato a sud fino alla Terra del Fuoco dove mi hanno detto che esistono laghi incantevoli. L’ultimo tour era di dieci date concentrate al nord, più che altro, e verso il mare: adoro quell’oceano tempestoso, dove la forza è sovrana. Uno si aspetta i colori caraibici e invece trova sfumature più selvagge. Ho tanti aneddoti da ricordare. Ad esempio, nel 1996 mi successe una cosa curiosa.
Un tale, avendo visto alla tv che gli autori di “Arià Ariò” eravamo io e un certo Melotti (Dino Melotti ndr), è venuto a trovarmi: si chiamava Melotti anche lui, ha un ristorante italiano tra i migliori e, parlando, abbiamo addirittura scoperto che col mio autore era parente alla lontana. In Cile la gente è molto aperta, socievole, ha ancora un lato genuino e ti accoglie con affetto. Ogni volta che vado da quelle parti, mi fermo a pregare la Madonna a un santuario tra Santiago e Viña del Mar, l’ho fatto quando ho vinto il Festival e ora è diventato un rito. A volte riesco anche a giocare a tennis con qualche campione locale: a Viña del Mar c’è una scuola di tennisti molto importante. E poi ho visitato gli orfanotrofi e associazioni che si occupano di solidarietà. Ho anche cantato con alcuni bambini dell’istituto “Sacro Cuore”: era il 2000, mi avevano invitato a ricantare “Arià Ariò” e io sono salito sul palco con questi bimbi. Già fare le prove con loro è stata una grande emozione: non avevo mai cantato prima con i bambini. Un’esperienza del genere lascia il segno, ma mi sono anche divertito molto.
A Santiago c’è l’Avenida Svena: il tempio della movida, pieno di locali dove si balla. Ci vado con i miei amici del posto, i discografici che mi seguono in Cile e un ragazzo che lavora nel negozio di dischi più celebre di Santiago. In Cile si mangia benissimo, molta carne, anche se io alla fine preferisco sempre la Caeser salad (quella creata dallo chef italiano Cesare Cardini e composta da lattuga, parmigiano e salsa Worcestershire ndr). La cucina è molto internazionale, ma buona come quella italiana. Per chi visita il Cile, consiglio una tappa a Viña del Mar, che è un po’ come la Sardegna, cioè una zona di lusso, e un’altra più a sud, a Serena, che è invece la Riccione del Cile, con tanti giovani che vanno a fare surf e a divertirsi nelle tantissime discoteche. Lì si ascolta molta bachata e un sacco di altri ritmi latini. Per me è troppo difficile cercare di scrivere canzoni così, ci ho provato ma alla fine ogni tentativo sembrava povero. Devi nascere lì per avere quella musica nel sangue, con noi non c’entra niente. Per questo nel disco continuo con il mio elettropop. Io ritornerò in Cile a settembre, quando uscirà in spagnolo “Miami”, per ora sono impegnato in tour in Italia.