Cinque domande a… Ivan Capelli

Il viaggio più bello che ha fatto?
Per me resta indimenticabile il viaggio fatto con mio padre nel 1977 nel nord del Madagascar per produrre un documentario. Mio padre ai tempi era un operatore cinematografico. Il nostro punto di arrivo è stata l’isola di Nosy Be dove abbiamo studiato le abitudini degli squali, presenti in grande numero in quella zona. Oltre alla bellezza del Paese, vegetazione e animali in completa libertà, (come i lemuri, che emettono gemiti quasi fossero lamenti e che ancora ricordo bene) ho anche potuto godere la ricchezza del mare nelle sue forme di vita, colore e vigore.

Che cosa le hanno lasciato quei luoghi?
Lo stupore. Ad ogni sguardo, fuori o dentro l’acqua, la natura mi avvolgeva in tutte le sue più inebrianti sensazioni di libertà essendo inviolata dall’uomo. Cosa che non sono mai più riuscito a provare.

Il cibo più strano o particolare che ha mangiato?
Ho la fortuna di aver viaggiato per il mio lavoro in tutti i continenti e di aver provato innumerevoli tipologie di cibi. E non mi sono mai posto rifiutato di accettare le usanze del Paese che visitavo. In Sud Africa ho mangiato carne di giraffa e di rinoceronte. In Madagascar brodo di squalo, quello vero, preparato dai marinai della barca su cui viaggiavamo, che si chiamava “Il Diavolo Porco”, nome quanto mai esuberante. Negli ultimi viaggi di questi anni, la Cina mi ha dato ancora modo di scoprire gusti e aromi particolari. Il Giappone però rimane il Paese che più mi ha colpito fin dal mio primo viaggio nel 1986 e il mio piatto preferito è il sukiyaki. Si tratta di fettine di manzo sottili che vengono cucinate in una pentola dove bollono ingredienti come il tofu, spaghetti di soia, funghi, cipolletta e cavolo cinese. Dopodiché la carne appena scottata viene intinta in una ciotola dove c’è un uovo crudo sbattuto in precedenza. L’uovo esalta il sapore della carne che come ultimo passaggio deve essere utilizzata per raccogliere un po’ di riso bollito.

Se dovesse stilare una colonna sonora del posto che l’ha colpita di più, che musica sceglierebbe?
Difficile scegliere una musica quando il rombo dei motori sovrasta qualsiasi immaginazione. La musica araba però, che ho scoperto recentemente, mi ha dato la sensazione di un suono più primordiale e per questo motivo mi ha veramente colpito.

L’albergo più accogliente dove ha dormito o quello che le è rimasto più impresso?
Io vivo negli alberghi. Diciotto gare di Formula Uno ogni anno e una carriera che ho iniziato quando avevo 14 anni, senza mai una pausa. Ogni albergo diventa accogliente, specie quando entrando in camera il primo impulso è di accendere la televisione e sentire l’idioma del Paese in cui trascorro i miei giorni di lavoro. La spiaggia di un isola nelle vicinanze di Nosy Be in Madagascar, dove ho dormito all’aperto in un sacco a pelo, rimane però il posto più bello al mondo.

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