Gatti, passioni giapponesi

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Così pur di passare qualche ora in compagnia felina sono 
abituati ad andare al caffè, dove i gatti sono i sovrani, si muovono tra divani e cuscini, possono essere accarezzati solo se danno loro il permesso, non possono essere disturbati durante il sonno, nè essere fotografati con il flash. Insomma, i gatti comandano. 
Non stupisce in questo Paese che ha inventato forse il simbolo micioso più famoso al mondo: la leziosa Hello Kitty. La si può trovare ovunque, per le strade di Tokyo i fiorai espongono composizioni a forma di gattina, ci sono interi grandi magazzini esclusivamente dedicati ai gadget con la sua faccina, dagli ombrelli ai fermagli per capelli, dalle “normali” magliette alle penne e alle borse. Inoltre, la sua effige appare sulle confezioni di tè che si vendono ai distributori automatici e sui dolci, mentre le statue che la raffigurano, in abiti tradizionali o in qualsiasi “mise” ad effetto, sono facili da vedere, persino in cima al monte Fuji.
Ma non è Kitty il portafortuna del Giappone. Quello è il maneki neko (ovvero il gatto che chiama) ed è sicuramente la prima cosa che si vede del Paese scendendo dall’aereo. È davvero ovunque, persino esportato nel mondo. È il gattino con la zampetta che sembra salutare, una statuina di porcellana o ceramica che si ritiene porti fortuna e denaro al proprietario: per questo è esposta davanti ad ogni attività commerciale, in piccolo o in grande tutti la possiedono.
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Le origini del maneki neko risalgono al periodo Edo, quello del maggior splendore per il Giappone, intorno al Seicento. La leggenda vuole che un illustre personaggio, che di volta in volta diventa o un Imperatore, o un samurai, o uno Shogun, passando vicino ad un gatto si accorse che lo stava salutando. Interpretando il movimento del micio come un 
segno, il tipo gli andò incontro, deviando dalla strada maestra e evitando così una trappola che era stata messa per lui. Da allora, i gatti furono considerati spiriti saggi e portatori di fortuna. C’è anche un’altra antica credenza: nel gesto del maneki neko alcuni leggono quello di lavarsi il musetto e una credenza dice che se un micio si pulisce la faccia arriverà un ospite. Per questo, la statuetta è di rigore nei negozi: porterà clientela e quindi denaro. E pure lì c’è una sottile differenza: se la zampa alzata è la destra, attirebbe denaro, se è la sinistra clienti. Più alta è, più soldi e fortuna arrivano. Non solo, a seconda del colore indurrebbe benefici diversi: il rosso tiene lontani gli spiriti maligni, il rosa attirerebbe l’amore, l’oro la richezza, il bianco la purezza, il nero la salute, il verde protegge dagli incidenti, e quello tricolore un po’ una somma dei tutti gli altri, quindi è il più apprezzato.  A volte viene abbellito con una moneta, sempre per richiamare guadagni, o con campanelli e fiori, in ricordo dei gatti che nel  periodo Edo portavano collarini con piccoli sonagli per essere meglio rintracciati.  Insomma, il maneki neko è un vero amuleto e in un Paese così attento ai riti non poteva non diventare un simbolo shintoista: a Tokyo esiste anche un tempio, Gotoku-ji, dove si trovano migliaia di statuette di maneki neko e dove si dice che il gatto del monaco chiamò a sè un feudatario che si era rifugiato sotto un albero durante un temporale, così facendo lo salvò da un fulmine, e il ricco signore donò prosperità al tempio in segno di ringraziamento.{gallery}/japancat/japancatgallery3:190:150{/gallery} 
Qualsiasi negozio di souvenir giapponese avrà a disposizione moltissime raffigurazioni non solo di maneki neko, ma di gatti in generale. Soprammobili, salvadanai, specchietti, centrini, persino teiere a forma di gatto come a Kyoto o tavoli sorretti da mici come a Takayama, antica cittadina tra le montagne dove la statua di un felino sorveglia il fiume e la strada principale.
I gatti in ossa e pelo si possono vedere spesso, magari fare capolino tra le finestre delle abitazioni di Kyoto, oppure sulle spalle di anziani che vanno al tempio, oppure a zonzo con il guinzaglio insieme ai loro padroni, pardon, servitori. Da veri sovrani incontrastati sono protagonisti di tante storie curiose: recentemente un’azienda di Tokyo ha assunto nove gatti perchè gli impiegati, spronati ad accarezzarli anche da un bonus in busta paga, sarebbero stati più sereni, avrebbero fatto gioco di squadra e in sostanza avrebbero reso di più. Inoltre, c’è una stazione ferroviaria, Kinokawa, sulla linea Koshigawa, che è “gestita” da un capostazione felino, con tanto di berretto in testa. Si chiama Tama, una splendida gattina tricolore che  ama arrampicarsi ovunque, è bisognosa di coccole: ma da quando è arrivata qui, nel 2007, ed è diventata la mascotte, la stazione ha triplicato i passeggeri e i treni viaggiano pienissimi. Merito del fatto che molti vengono solo per dare una carezza a Tama, in questo caso perfetto esempio di gatto portafortuna. Meglio ancora Tashirojima, a nord di Tokyo, che è famosa in tutto il mondo per essere l’isola dei gatti. Un vero paradiso per loro e i pescatori che ci abitano, ormai avvezzi ai turisti che arrivano qui per ammirare i mici. Furono introdotti durante il periodo Edo, per dare la caccia ai topi, e nutrendosi dei bachi della seta che viene prodotta qui, rapidamente si sono moltiplicati. Coccolati dai pescatori per la loro capacità di prevedere l’arrivo delle tempeste, sono gli amuleti viventi del villaggio e attirano centinaia di gattofili e curiosi da tutto il mondo. Adempiendo pure loro alla leggenda di portare denaro e fortuna a chi li venera.{gallery}/japancat/japancatgallery4:190:150{/gallery}

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Foto di Sonia Anselmo, Fiorella Corini, ©Fubirai, www.turismo-giappone.it
Info www.turismo-giappone.it

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