Thailandia, terra della frutta da assaggiare

frutti del drago in mostra

E’ la terra del sorriso e dell’accoglienza. Tante bellezze fanno innamorare subito della Thailandia: la natura, i templi antichi, i ritmi vertiginosi di Bangkok, l’atmosfera mistica di Chang Mai, il mare e le spiagge delle isole. Ma c’è un’altra peculiarità  di cui si diventa matti appena assaggiata: la frutta.

Il primo impatto potrebbe avvenire già  appena atterrati, negli hotel che offrono un piattino con le specialità  come benvenuto. Poi il trionfo di colori, profumi e sapori dei mercati rischia di far diventare frutta-dipendente chiunque. Ci si ciberebbe solo di quella, anche se le ghiottonerie della cucina thai sono tantissime e tutte da provare.

Per i più coraggiosi persino cavallette fritte che si vendono sui banchi o negli innumerevoli chioschi sulle strade della metropoli. Accanto al classico Pat Thai, una sorta di pasta a modo thailandese, conosciuto e preparato ovunque, non si può non degustare e apprezzare le molte varietà  della frutta. Tutte freschissime e adatte al benessere.

Ananas, cocco, mango, papaya, banane non mancano di certo sulle tavole e nei mercati e vengono usati anche nelle ricette o in buonissimi succhi. Comunque sia i frutti più noti e comuni hanno
qui delle varietà  diverse. Ad esempio l’ananas è più succoso ed esiste un tipo più piccolo e fibroso, saporito, che è originario di Phuket. Il cocco, invece, viene usato soprattutto in cucina, ma l’acqua dei frutti giovani viene bevuta direttamente nella noce verde.

Il mango è prodotto in circa 285 mila ettari in Thailandia, il terzo Paese mondiale
di esportazione di questo frutto, con molteplici tipi e usato in quello che è il dolce nazionale, unito al riso glutinato e nel latte di cocco. La papaya cresce ovunque, è facile da coltivare, si vede agli angoli di quasi tutte le case e viene usata soprattutto per la Som Tam, un’insalata speziata e piccante.

Di banane, invece, ce ne sono ben venti varietà, ognuna con un nome diverso: ci sono quelle lunghe e affusolate e quelle piccole cicciotte, da quelle dolci a quelle più aspre, utilizzate nella cucina. Le baby banana sono quelle più amate per il sapore delicato.

Per andare alla scoperta dei gusti differenti e curiosità, si può partire dal rambutan (il nome prende spunto dal malese “rambut”, ovvero capelli): tondeggiante, con una peluria innocua che lo fa assomigliare ad un riccio di mare, rosso con le punte gialle e verdi all’esterno e con all’interno un grosso acino dolce bianco e un seme cicciotto. Si apre facilmente con le mani e la sua bontà  crea dipendenza. Facile reperirlo ovunque, soprattutto sui banchi dove viene sistemato
in piramidi gigantesche.

I mercati sono il paradiso per chi ama lo shopping gourmet, oltre a dare la visione reale di come si vive nel Paese, mettere al contatto con i thailandesi e le loro tradizioni. Tra fiori meravigliosi e ghiottonerie da provare, la frutta ha un ruolo principe nella sistemazione tra gli stand, a volte insieme alle spezie, altre volte insieme a differenti ingredienti e a volte… insieme con il gatto dei padroni, che sonnecchia tra un mango e l’altro.

Nella degustazione fruttifera bisogna assolutamente provare il mangosteen, tipico della zona tropicale e forse tra i più conosciuti: una piccola “melanzana” rotonda, dalla buccia violacea, con all’interno alcuni spicchi bianchi che sembrano un fiore: il numero di “petali” si
evince dalla cima della sfera. Insieme ai mangosteen si trovano facilmente anche i jack fruit: enormi, verdi e con la buccia con innocue punte fitte, arrivano a pesare anche trenta chili e una pianta ne produce molti. Sono difficili da aprire: niente paura, ai mercati li vendono già  tagliati e la polpa gialla, divisa già  in sezioni, è subito pronta. Spesso si trovano anche essiccati, si mangiano crudi ma a volte vengono anche fritti.

Il jack fruit non si deve confondere con il famigerato durian. Spesso ci si imbatte, soprattutto davanti agli hotel, in cartelli che ne vietano l’ingresso: il durian ha un odore estremamente pungente, cattivo, infestante, che si insinua persino negli impianti di condizionamento e non va via più. Al palato però è una delizia: ha una buccia con gli spunzoni molto aguzzi, verde scuro, può diventare grande come un’anguria e la polpa è giallognola con grossi noccioli.

Più innocuo e sicuramente coreografico è il dragon fruit, che sicuramente attirerà  l’attenzione su di sé. Bellissimo, rosso o rosa acceso, con alcune punte che ricordano le squame di un drago, popolare in altri Paesi asiatici come il Vietnam, è gustosissimo: la sua polpa, a seconda della varietà  bianca o rosa, è piena di piccoli semini neri, pastosa e dissetante, ricca di vitamine e con poche calorie, spesso usata anche in cucina, e può ricordare un grosso kiwi.

Spesso il dragon fruit si trova vicino ai longan, parenti dei lychee. Racchiusi in grappoli dalle sfere perfette, marroni e legnosi fuori, ma una volta aperti sono bianchi e possono sembrare proprio acini di uva, anche se i sapori sono tropicali e in Thailandia provengono dalla zona nord di Chiang Mai.

Da non confondere con i simili langsat: nativi della Thailandia, sono anche questi in grappolo e marroni, leggermente più  grandi rispetto ai longan, e hanno una polpa traslucida e fresca. Sono tipici come la rose apple, che in realtà  assomiglia come forma ad una piccola pera, un po’ insapore e infatti ai thailandesi piace con zucchero e sale sopra. Lucida e bella, la
rose apple viene usata soprattutto per dissetare, rossa chiara fuori e da mangiare con tutta la buccia fine. Un’altra “mela” che non è una mela è la custard apple: una specie di piccola pigna verde con l’intero, da mangiare con un cucchiaio, morbido e cremoso.

Ma il trionfo della frutta non è certo finito qui: angurie, piccolo, color rubino o gialle, con cui si ricava un succo fresco e adatto ad accompagnare le pietanze più speziate, pomelo, il grosso “parente” dei pompelmi, ma più dolce, guava, originario del Centro America ma che cresce benissimo anche qui, dalla polpa croccante e usata spesso come succo, i lynchee, ormai famosi ovunque, piccoli, tondi e zuccherini, persino fragole che si coltivano sulle colline a nord.

Come se non bastasse tutto questo ben di Dio gustoso e pronto in ogni stagione, i thailandesi amano essiccare i loro frutti: le confezioni si trovano ovunque, ai mercati, negli shopping centre e anche all’aeroporto. Un souvenir delizioso, non potendo portare via il corrispettivo fresco, per
ricordare i sapori tropicali della Thailandia, la terra del sorriso e della frutta.

Foto di Sonia Anselmo
Info www.turismothailandese.it

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