Leccornie dal Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise 2

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Altro incontro d’autore: i formaggi della Grancia di Sant’Angelo (www.facebook.com/lagrancia.didomenico), che fa crescere le sue mucche sulle montagne. Dove vengono raccolte le erbe per aromatizzare i formaggi vaccini, il caciocavallo  alla santoreggia deve essere assaporato con attenzione. Anche in questo caso, come in molte delle storie, ascoltate e gustate, la tecnologia moderna è stata utilizzata per esaltare i migliori risultati della tradizione. Così mentre lo chef del ristorante Caraceni (www.leondoro-caraceni.com Alfedena- Aq) proseguiva nel preparare la versione gourmet dell’agnello e erbe selvatiche, cotto utilizzando la brace nei fornelli dell’area attrezzata, ho sperimentato con gioia la produzione della Grancia di Sant’Angelo,  due chiacchiere con i titolari e mi sono tolta qualche curiosità sul miele con l’apicoltore dell’ Ape e l’Orso.
Quello che distingue la piccola produzione è che ogni creazione porta l’impronta indelebile del suo creatore, un’essenza preziosa. Così il Gregorio Rotolo, titolare della Bio Agriturismo di Valle Scannese (www.vallescannese.com) è un personaggio vivace, i suoi formaggi sono decisi e pregnanti di sapori, uno su tutti il caciocavallo barricato, affinato in barrique di Montepulciano di Abruzzo, o l’insolito formaggio dell’orso con rosa canina e uva, solo su ordinazione. È il protagonista è l’Orso, quindi è un dovuto omaggio il Pan dell’Orso della Pasticceria di Gino Masso a Scanno (Aq), la leggenda narra che un orso si mangiò tutti i panelli con mandorle e miele che i pastori avevano riposto nelle bisacce come dolce conforto lungo la
via della transumanza e come si sa, il Plantigrado è un intenditore, nel dubbio dovessi incontrare un Orso, mi tengo  i mostacciuoli al cioccolato e cedo il Pan dell’Orso.
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Le bontà scannesi appartengono ai vari ambiti di espressione, artistiche, con le sue gioiellerie, architettoniche, se è denominata la Città dei fotografi, una ragione c’è, e, rimanendo in quelle gustative, è doverosa una tappa alla Macelleria L’Olmo (Largo dell’Olmo) nel centro di Scanno, per i suoi salumi da manuale. Chi pensi che il prosciutto sia il re degli affettati potrà gustare una corte di dignitari, salami, salsicce di fegato, lonza, risultato di lavorazione artigianale che parte da una materia prima di qualità.
E camminando per le prospettive contorte di Scanno, eccomi che cado nel Biscottificio Artigianale (Via Mario Silla) tanto per confermare se la buona pasticceria sia un caso isolato o una pratica diffusa.
La cena è un’altra occasione per approfondire quanto le nuove tendenze si possano ben saldare con quella che si diceva la cucina “povera”. I giovani proprietari dell’Albergo Gli Olmi (www.hotel-olmi.it Villetta Barrea- Aq) hanno dato un’ottima prova di cucina che tiene presente  la tradizione, cura del territorio, privilegiando i prodotti a km zero e innovazione, abbinamenti intensi come i ravioli di cinghiale con polvere di liquirizia, per un diffidente come me verso piatti troppo artistici, ho dovuto ammettere che se realizzato da mani capaci
arricchisce il gusto senza inficiare il vero sapore.
Dopo le escursioni enogastronomiche nei versanti laziali e abruzzesi sono giunta al Molise, quella regione italiana troppo spesso ignorata.  La scoperta dei sapori del Parco Nazionale Abruzzo Lazio e Molise ha avuto la sua perfetta conclusione con la festa a corte del Castello di Macchia (Is), di proprietà della Famiglia De Iorio Frisari, dove alcuni produttori molisani hanno ulteriormente viziato il mio palato. L’Associazione La Scorpella racconta con energia il progetto di valorizzare il fagiolo di Acquaviva, con tanti giovani coinvolti e belle idee.
Pastamania (Venafro – Is) ha proposto i ravioli alla scapolese, un piatto unico in zip, pasta ripiena con salsiccia, patata e bieda. L’Azienda agrituristica Costantini (www.agriturismocostantini.com) provoca con scamorze, caciocavallo e formaggi sfiziosi in più varianti di sapori.
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Non compreso bene perché quello che pensavo fosse un tarallo del Biscottificio Aurino (Venafro – Is) mi hanno detto essere un biscotto,  in quanto cotto due volte, anzi il biscotto tipico di Venafro, e anche questa tradizione mi è piaciuta. L’olio di oliva extravergine non è  a buon mercato, però basta osservare il solo lavoro della raccolta fatta per produrre un buon olio evo e già gli olii economici mettono dubbi sulla loro qualità, se incontri persone come il titolare dell’Oleificio Galardi (Venafro – Is) con il suo entusiasmo e competenza, diventa  imbarazzante usare il frutto di tanto impegno per condire un’insalata in busta. Per finire le dolci note delle confetture di Daniele Martino (San Vincenzo al Volturno) sanno di frutta o meglio sono frutta di bosco. Al nome di Sulmona si associa il confetto, questo zuccherata tradizione era diffusa in una vasta area legata alla presenza di un tipo di mandorlo che il confettificio Dolce e Amaro di Papa (www.dolceamaro.com) vuole
far riscoprire, in questa direzione la mandorla è il cuore della produzione principale, coniugata con la cioccolateria.
Impossibile ancora curiosità da soddisfare sulle api e il miele, questa volta il mio interrogatorio sarà rivolto all’azienda Izzo Mariarosaria (Monteroduni – Is).
I vini della Cantina Valerio (www.campi-valerio.it) sono stati il ponte tra un assaggio, un pezzetto di quello e dell’altro.  La filosofia della Cantina Valerio è di rafforzare l’identità locale sia nella scelta dei vitigni sia nella denominazione dei vini, un opportuno brindisi di saluto al Parco Nazionale Abruzzo Lazio e Molise.
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