Creta, olio d’oliva, miele e raki

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L’ulivo a Creta è coltivato da più di 3500 anni e tuttora è parte integrante della cultura e vita quotidiana dell’isola: da secoli usano l’olio per condire e conservare il cibo, oltre che per le cerimonie religliose, il legno della pianta serviva per riscaldarsi, le olive per qualsiasi cosa, compreso le ricette antiche della cosmesi. Tuttora è tipico vedere tavole imbandite dove non manca mai una ciotola con l’olio e una con le olive.  A Creta ci sono undici tipi di olio di denominazione d’origine protetta e un tipo di oliva, le Throuba, della zona di Rethymnon, con la stessa indicazione. L’isola produce circa un terzo di tutto l’olio d’oliva greco, quasi nella totalità extravergine, con 35 milioni di alberi che coprono circa il 65% della terra coltivabile. Qui è a base di qualsiasi cosa, non solo come condimento per le abbondanti pietanze. Viene usato moltissimo per il benessere: saponi, creme di ogni genere, lozioni, shampoo e bagnoschiuma, spesso arricchiti con altre fragranze, come il melograno, l’aloe e la camomilla, a secondo delle esigenze. Sono souvenir irrinunciabili per chi capita al mercato di Chania, come le olive che sono state confezionate in pacchetti sottovuoto, ideali per essere messi in valigia. Le olive, verdi, nere, grosse, piccole, schiacciate, condite, al naturale, sono inevitabili da assaggiare. Accanto a loro in bella mostra, non mancano sacchetti di frutta secca, mandorle, noci, spezie ed erbe come origano e timo, i formaggi di capra e pecora, i dolci a base di pasta fillo e miele.
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È facile trovare ristoranti dove mangiare bene e tanto in tutta questa zona di Creta. I piatti sono a base dei prodotti locali: tante gustose insalate a base di pomodori, non solo la famosa “greca” con la feta, le cipolle, le olive e i cetrioli, i dolmàdes, le inevitabili foglie di vite ripiene di riso con salsa acida allo yogurt, triglie cotte in vari modi, calamari fritti, polpo
alla griglia,  agnello, coniglio, pollo, innumerevoli verdure, dai peperoni e melanzane alla singolare horta, un ortaggio selvatico a metà strada tra la cicoria e la bieta.
In tavola non mancano mai il vino, bianco, rosè o rosso, e il pane. Tra i tanti tipi, quello più tradizionale è il paximadi, una focaccia di grano biscottato,  servita come antipasto, dopo essere stata ammorbidita con acqua e condita con formaggio, ma anche popomodoro e olio d’oliva. Il formaggio rientra anche nei kalitsounia, piccoli fagottini fritti ricoperti di miele, di solito mangiati come spuntino. Il miele è un altro ingrediente importante, soprattutto per i dolci molto consistenti e carichi, con la pasta fillo.
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Come il baklava, tipico di tutto il Medio Oriente. A Creta lo si trova nelle pasticcerie e al mercato, anche confezionato in modo da essere portato a casa facilmente. Ma per assaggiarlo secondo l’antica ricetta tradizionale bisogna andare a Rethymnon, dove in una stradina del centro, vicino al porto turistico, c’è il signor Georgios, 81 anni, che
lo produce in laboratorio con la moglie: ha ricevuto innumerevoli premi e vi fa anche assistere a tutti i dettagli della creazione, oltre ovviamente ad assaggiare il dolce.
Nonostante tutte queste bontà, la specialità cretese per eccellenza è un’altra: il raki. È dovunque e a qualsiasi ora del giorno e della notte: sulle tavole dei ristoranti, nelle taverne, nei bar, persino sulle bancarelle in giro per le spiagge. È un’acquavite piuttosto forte, di origine turca, che si produce dalle vinacce. Si trova pura e trasparente o aromatizzata a qualsiasi cosa: limone, fragola, menta, rosa, cioccolato, caffè. E proprio il caffè può essere una soluzione ideale per chi è astemio: qui si beve fatto a frappè, freddo e shakerato, con latte o senza, con o senza zucchero. Buonissimo, potrebbe creare una piacevole dipendenza e rimane come un ricordo indelebile del gusto di Creta.
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