Videy, l’isola degli uccelli, della pace e di Lennon a Reykjavik

I richiami degli uccelli sono la colonna sonora costante dell’isola di Videy.
Bastano cinque minuti di traghetto dal vecchio porto di Reykjavik per immergersi totalmente nella natura.

La piccola isola proprio di fronte alla capitale dell’Islanda è un vero tesoro da scoprire, un angolo di pace e relax dove camminare nel verde e inseguire con gli occhi il volo di gabbiani, anatre e altri uccelli. Spazio, tranquillità, suggestione, benessere dell’anima: tanto regala Videy.

Eppure è spesso sconosciuta e trascurata dai turisti che negli ultimi anni hanno sempre di più scoperto l’Islanda.

Chi la conosce è per merito di John Lennon, o meglio di Yoko Ono, che ha voluto creare un’istallazione luminosa in ricordo del marito, la Image Peace Tower. Per questo approdano a Videy soprattutto amanti della musica e dell’arte, oltre che dei Beatles.

Un fascio di luce blu illumina la baia e Reykjavik ogni anno dal 9 ottobre, data di nascita di Lennon, all’8 dicembre, giorno della sua morte, oltre al equinozio di primavera e a Capodanno. Parte da una sorta di struttura circolare, una specie di pozzo dei desideri, con su la parola pace
in tutte le lingue. Un simbolo, un invito, un ricordo, voluto da Yoko Ono in Islanda proprio perché è uno dei Paesi più pacifici del mondo.

In estate, però, la torre rimane spenta, una struttura bianca, bassa e rotonda, dove solo le note di “Imagine”, che puntualmente ogni visitatore mette, possono evocare emozioni.

Altrimenti è meglio godere del panorama mozzafiato su Reykjavik oppure sedersi su una delle panchine poste sulle alture a guardare l’orizzonte.

Il primo impatto con Videy, appena scesi dal piccolo molo, è una scalinata
in legno che porta a due costruzioni. Perché, prima di essere un santuario della natura e dell’arte, l’isola ha avuto una proprio storia, anche curiosa.

Durante alcuni scavi archeologici, si è scoperto che Videy era abitata già nel X secolo dai primi colonizzatori. Dal 1200 ospitò un monastero di Agostiniani, fino al 1539 quando la riforma luterana fece dissolvere tutti gli edifici religiosi precedenti.

Nel 1755 il rappresentante del re di Danimarca, da cui dipendeva al tempo l’Islanda, volle costruirci una residenza elegante e vicino fece realizzare una chiesetta: sono le due strutture che si vedono oggi su Videy.

La casa, chiamata Videyjarstofa, è diventata un ristorante caffetteria: da assaggiare un’ottima torta al rabarbaro. Le sale rivelano arredi d’epoca
e molte curiose memorabilia, come le foto di inizio Novecento con i ritratti degli abitanti di Videy.

Infatti, fino al 1943, sull’isola c’era un piccolo villaggio, con tanto di scuola e soprattutto una florida fattoria che produceva il latte per tutta Reykjavik. Inoltre, c’era un centro per la lavorazione del pesce, che forniva sussistenza alle famiglie di Videy.

Oggi non restano che gli uccelli come abitanti: circa 30 specie che nidificano qui, tra cui il cigno selvatico, l’anatra edredone e la beccaccia di mare, si nascondo tra le alture, si gettano sul mare dalle alte scogliere.

Un paradiso ornitologico che conta anche 156 tipi di piante, ma niente alberi che in Islanda hanno difficoltà a crescere.

Curiosamente, però, Videy significa isola del legname, perché probabilmente all’epoca della prima colonizzazione era ricoperta di betulle. Punto emerso di un vulcano, l’isola è vicina ad altre, come Lundey, famosa per i pulcinella di mare, Engey e Akurey, e si trova sulla rotta che fanno le imbarcazioni per andare ad osservare le balene partendo da Reykjavik.

Oltre alla natura, Videy è ormai l’isola della pace, che sa trasmettere all’anima e che immedesima nell’installazione dedicata a Lennon.

Info
https://it.visiticeland.com/

Foto di Sonia Anselmo, dreamstime.com

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