Uova dipinte, tra tradizione pasquale e artigiano tipico

Puntellate di piccoli decori viola o bianchi, dipinte con colori naturali e con fiori, animali o forme geometriche,
di ogni grandezza. Le uova di Pasqua fatte artigianalmente sono un souvenir immancabile se si visitano i Paesi
ortodossi e non dell’est Europa, dove questa tradizione viene tramandata da generazioni e diventa un’arte unica.

Quella di decorare le uova vere è un’usanza antica, si perde a ritroso fino a epoche pagane quando venivano identificate come simbolo di rinascita e rinnovamento, soprattutto della natura che con la primavera, il germogliare e la nascita dei cuccioli, si desta dal riposo del lungo inverno. Un significato che rimane tuttora, in particolare in quei Paesi dove la stagione fredda è spesso impietosa e duratura.

Le uova, poi, dal Medioevo e con il cristianesimo vengono trasformate in dono per la Pasqua ed emblema
della Resurrezione di Cristo, in particolare quelle tinte di rosso, colore associato alla Passione. In merito
esiste anche una leggenda: quando Maria Maddalena andò dai discepoli per annunciare che Gesù era resuscitato,
questi non le credettero e Pietro aggiunse che avrebbe cambiato idea solo se le uova contenute nel cestino
della donna fossero diventate rosse, immediatamente per miracolo queste si colorarono.

La tradizione di regalarle per la Pasqua si diffonde nel Medioevo dalla Germania, dove i contadini si scambiavano per buon augurio uova sode, avvolte in foglie e fiori in modo che si colorassero naturalmente, mentre i nobili se le facevano fabbricare in materiali preziosi, come argento o oro.

Nei secoli, poi, sono stati usati molte sfumature, tutte prese da elementi della natura, e si è cominciato a decorarle con disegni di ogni genere.
 
In particolare in Romania la tradizione delle uova è ancora forte e non è raro incontrare persone in
abiti tradizionali che dipingono questi piccoli capolavori davanti all’entrata dei luoghi turistici. Come
fuori ai monasteri della Bucovina, splendida terra molto fertile per le antiche usanze.

Le uova romene sono realizzate secondo metodi artigianali: sono vere, di gallina specialmente, ma si trovano anche di oca, di anatra e persino struzzo, l’importante è che i gusci siano resistenti. Vengono lavate molto bene e svuotate del loro contenuto. Appena asciugate, vengono lavorate spesso con segreti familiari tramandati dalle nonne.

Tutte le uova hanno in comune il fatto che vengono ricoperte di cera d’api, in modo da impedire la colorazione
uniforme quando saranno immerse in bagni successivi di colori. Poi un piccolo attrezzo appuntito per mettere
in rilievo la cera o pennelli fini si disegna: fiori, animali, forme geometriche, ma anche motivi religiosi e persino l’immagine dei monasteri.

Le uova romene sono davvero dei piccoli capolavori artigianali e oggi vengono anche realizzate con il legno, più facili da trasportare e da acquistare come souvenir, sempre mantenendo l’antica tecnica artigianale.

In Bucovina, poi, a Vama esiste anche il museo dell’uovo, con oltre 3000 esemplari esposti. (http://romaniatourism.com/)

Anche in Repubblica Ceca si mantiene la tradizione delle uova dipinte per la Pasqua. Qui per festeggiare
l’arrivo della primavera e la rinascita della natura si organizzano mercatini sulle piazze principali
delle città, un po’ come quelli natalizi.

In vendita sulle bancarelle, oltre ai dolcetti tipici, tantissime uova di ogni genere, grandezza e tinte, perfette da ammirare nei cestini e da portare in regalo, mentre nelle piazze, come quella della Città Vecchia di Praga, si addobbano alberi con uova e nastri, in segno di benvenuto alla nuova stagione. (www.czechtourism.com/it/home/)

Una tradizione che ricorda da vicino quella della Lituania e in particolare Vilnius, quando per la fiera
di San Casimiro, il patrono del Paese, sugli stand trionfano i verba, composizioni di fiori secchi, spighe
e foglie, che simboleggiano proprio l’arrivo della primavera: come usanza locale si comprano alla festa,
che si svolge il primo weekend di marzo, e si portano in chiesa a farle benedire per la domenica delle Palme.
Ovviamente in bella mostra sulle bancarelle non possono mancare le uova di legno, dipinte e inserite
in cestini di vimini o anche grezze, da decorare a piacimento.

A Vilnius, poi, le uova hanno anche un posto d’onore: una scultura gigante a forma di uovo arreda una piazza
della città, un tempo era quella di Uzupis, il quartiere degli artisti, dove era stata collocata temporaneamente
in attesa che venisse realizzato l’angelo che c’è ora. Gli abitanti, però, si erano affezionati alla scultura e
così l’hanno spostata in piazza di Santo Stefano, all’incrocio tra le vie Pylimo e Raugyklos. (http://www.vilnius-tourism.lt/en/)

Le grandi uova, usate come arredo urbano, non sono certo una novità. In particolare ci sono in alcune città dell’Ucraina e della Russia, Paese dove la tradizione di questi gusci decorati è molto diffusa.

Qui l’usanza dello scambio di uova per la Pasqua ortodossa risale al regno dello i Zar Alexei Mikhailovich Romanov, nel Seicento, quando si regalavano in legno dipinto o osso intagliato.

Nei secoli successivi questa consuetudine si diffuse tra tutta la popolazione russa e tuttora anche nei più remoti
villaggi ci sono due o tre maestri artigiani capaci di dipingere le uova e tramandare la tecnica di generazione
in generazione.

In particolare a Sergiev Posad, la cittadina a 70 chilometri da Mosca, sopravvive questa abilità affinata nell’antico e sacro Monastero maschile della Trinità, dove artisti unici continuano a creare capolavori al pari delle icone. Molte opere dei creativi di Sergiev Posad sono esposte al Museo dell’artigianato russo a Mosca. (www.russiatourism.ru/en/)

Anche a San Pietroburgo è facile trovare uova dipinte, soprattutto per souvenir, ma qui esiste anche un museo molto
speciale: quello di Peter Carl Fabergé, l’orafo degli zar. Nelle sale del palazzo aristocratico si trovano raccolte molte delle preziose uova che l’artista realizzò su richiesta prima di Alessandro III e poi di Nicola II per regalarle alle moglie, mamme e figlie Romanov.

Una tradizione che parte dal 1885 fino al 1918, quando si smise la produzione a causa dei tragici eventi e molte uova andarono perdute in giro per il mondo. Rimangono da ammirare questi splendidi esempi di arte orafa, in un trionfo di materiali unici, con le piccole sorprese inserite all’interno, una vera magia di creatività e abilità tecnica. (https://fabergemuseum.ru/)

Si dice che sia stato proprio Fabergé a ideare il sistema della sorpresa dentro le uova di Pasqua. In realtà, sembra che sia stata opera di un mastro cioccolatiere del Piemonte nel Settecento, mentre la tradizione delle uova pasquali di cioccolato di deve al re Sole, Luigi XIV: fu lui il primo, a inizio Settecento, che ordinò al suo chef pasticcere un uovo di crema di cacao. Ma questa è un’altra storia e poco ha a che fare con le uova dipinte dei Paesi dell’est dell’Europa.

Foto Sonia Anselmo, www.czechtourism.com/it/home/, dreamstime.com

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