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St Magnus, la cattedrale delle Orcadi tra simbolismo e fede

Il piccolo folletto di pietra è nascosto sopra la colonna e sembra guardare divertito tutti i fedeli e i visitatori di St Magnus.

Trovarlo non è facile, spesso bisogna ricorrere all’aiuto degli addetti all’interno della cattedrale di Kirkwall, la città principale delle Orcadi, le isole nel nord della Scozia.

Non è l’unica curiosità di St Magnus, elegante e piena di spunti esattamente come l’arcipelago è ricco di storia, archeologia, natura e anche misteri.

Gli enigmi nella “luce del nord”, come è conosciuta la cattedrale, sono davvero tanti,
intagliati nella pietra tra paganesimo, fede, misticismo e tradizione con un accenno al mondo nascosto. Scovarli sembra una caccia al tesoro tra navate imponenti, cappelle, coro e pareti da osservare attentamente.

A una prima occhiata o a una visita superficiale non si notano. Ma una volta scoperti St Magnus si rivela un capolavoro unico di fede, arte, architettura e simbolismo, uno scrigno medievale.

E’ una delle cattedrali più antiche della Gran Bretagna. Fu fondata dal conte norreno Rognvald in un’epoca in cui le Orcadi facevano parte del regno di Norvegia: anche se la prima pietra fu messa nel 1137 ci vollero almeno trecento anni affinché la chiesa venne finita.

Tutto in onore dello zio del conte, St Magnus, che fu venne ucciso dal rivale al titolo della contea, il cugino Hakon, in un’imboscata sull’isola di Egilsay nel 1100. Si racconta che morì pregando e subito dopo si diffusero storie di miracoli compiuti: la gente lo considerò Santo e iniziò i pellegrinaggi sulla sua tomba.

Il nipote Rognvald arrivò dalla Norvegia per reclamare il titolo e promise agli abitanti delle Orcadi che avrebbe costruito una grande chiesa di pietra in onore di St Magnus: quando i lavori iniziarono le spoglie del conte santo vennero traslate a Kirkwall. Pochi anni dopo, nel 1158, quando il nipote venne ucciso a sua volta, anche i suoi resti vennero portati nella cattedrale. Sono entrambi lì, riscoperti secoli dopo per i restauri, e si trovano all’interno della struttura muraria del coro.

All’epoca la chiesa di St Magnus faceva parte dell’Arcidiocesi di Trondheim, ma quando le
Orcadi passarono alla Scozia nel 1468, il re Giacomo III la donò alla gente di Kirkwall. Tuttora appartiene ai cittadini, è custodita dall’Orkney Islands Council, l’ente che amministra le isole, ed è gestita dall’Associazione degli Amici della Cattedrale di St Magnus, che si occupano dei tour guidati, di preservare l’edificio come luogo di preghiera e attrazione turistica, raccogliendo fondi per gli interventi di restauro e conservazione, attraverso le donazioni dei visitatori.

Al centro di Kirkwall, già graziosa città dai cortili fioriti, i palazzi rinascimentali, e il porto trafficato, la cattedrale di St Magnus appare subito con la sua bellezza dell’arenaria
rossa, della torre, del rosone e del portale decorato. Se l’esterno è lucente e affascinante,
l’interno è ricco di meraviglie, dalle vetrate colorate all’ampiezza della navata.

Sono i dettagli però a fare la differenza a St Magnus. Subito entrando si nota la presenza
di pilastri inclinati: non solo, le colonne sono il primo esempio di questa caccia al tesoro che è la cattedrale. Sulla loro superficie si trovano segni strani, a forma di zampa di corvo, tenaglie, aratri: sono le firme dei tagliapietre che lavorarono alla chiesa.

Passando oltre, una placca scura attira l’occhio del visitatore: è un necrologio di legno del XVII secolo un po’ inquietante, con la Morte avvolta in un sudario, con in una mano la clessidra e nell’altra una vanga. E’ nota come Mort Brod, commemora un vetraio di Kirkwall e si tratta di uno degli esempi più antichi del suo genere in Scozia.

Subito dopo, c’è l’accesso per la torre del XIV secolo, dalla quale si gode una splendida vista sulla città: l’entrata è delimitata da quattro pilastri ognuno dei quali con un anello di metallo infisso nella struttura. Secondo una leggenda locale, i soldati di Oliver Cromwell, arrivati nelle Orcadi per combattere i sostenitori della Corona, legarono i loro cavalli a questi supporti.

Nel corridoio laterale, poi, una campana attira l’attenzione: è quella della HMS Royal Oak, la nave da guerra affondata nelle acque di Scapa Flow nel 1939, quando le Orcadi erano la base della Marina Britannica. Davanti un libro memoriale, le cui pagine vengono girate una volta a settimana dai custodi della cattedrale, per ricordare tutti i morti nell’affondamento.

Da qui inizia la parte più antica di St Magnus, risalente al XII secolo, dove si trovano le reliquie dei due Santi, il coro dominato da curiose teste appollaiate sulla balaustra in alto, l’organo.

Dietro c’è la grande cappella ricca di simboli da trovare. Tra i primi, una lapide grande del XIII secolo dove sono scolpite una stella del mattino e una spada, si dice sia la tomba di un Templare o quanto meno di un crociato.

Nella cappella di St Magnus si trovano pannelli medievali, tre statue che ritraggono Rognvald, suo padre e il primo vescovo della cattedrale, un imponente scultura dedicata a John Rae, esploratore dell’artico e scopritore del Passaggio a Nord Ovest.

Ma bisogna stare con gli occhi puntati in alto o farsi aiutare dai custodi per scoprire
i dettagli più strani: il folletto con un cappuccio, i draghi attorcigliati sulle colonne, due Green man, uomini dei boschi, uno dei quali con il tradizionale fogliame che esce dalla bocca, entrambi emblemi della natura e della fecondità della terra, e una grottesca figura accucciata, Sheela-na-gig, una donna nuda che ostenta gli attributi sessuali, simbolo usato per allontanare il male e la morte.

Qui viene concentrata tutta l’originalità di St Magnus, in questi simboli apotropaici che potrebbero stridere con la sacralità e la religiosità del luogo. E invece, donano un’altra prospettiva, un’inclusività tra pagano e spirituale che ben si adatta alle Orcadi.

Inoltre, il simbolismo di St Magnus è incentrato sui temi del martirio, della mortalità
e della protezione, attraverso gli elaborati intagli nella pietra, a testimoniare il
periodo medievale ricco di connessioni e segni destinati ad allontanare spiriti maligni dallo
spazio sacro.

Non solo, anche le lapidi che un tempo coprivano le sepolture nella navata e che oggi sono state murate sulle pareti, mentre le spoglie sono nel cimitero attiguo alla cattedrale, sono piene di
riferimenti: oltre ai classici, come teschi, ossa e clessidre, si trovano motivi floreali a
ruota con forme a V e a M sovrapposte, colombe, scure, uno scheletro. Una di queste lastre è ancora più curiosa perché riporta una croce templare, che conduce ad ipotesi sulla venuta dei cavalieri nelle Orcadi e fa coppia con la tomba dall’altro lato della navata.

Una volta usciti dalla cattedrale si continua ad ammirare la sua bellezza architettonica ed
ad apprezzare il suo aspetto contemplativo e il curioso simbolismo medievale che rende St Magnus un’espressione di profondi significati, oltre che un faro spirituale nella denominazione di Luce del Nord.

Info:
www.stmagnus.org/
www.orkney.com/
www.visitscotland.com

Foto di Sonia Anselmo e Silvia Marchini

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