Speciale Luna: 40 anni fa Armstrong, Aldrin e Collins

HOUSTON – 20 luglio 1969. “Ha toccato, ha toccato il suolo lunare”, gridava il giornalista Tito Stagno in diretta tv davanti a milioni di italiani increduli. Sono passati quarant’anni da quel viaggio particolare, da quando l’Apollo 11 portò a termine la sua missione, da quando gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin lasciarono la loro impronta, mentre il compagno Micheal Collins rimase in orbita attorno al satellite. Un viaggio senza precedenti, una meta alquanto inconsueta in un clima di guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Sono trascorsi quattro decenni, il mondo è cambiato, eppure l’impronta di Armstrong è ancora lì. Pare ci resterà ancora per due milioni di anni, prima che la pioggia di micrometeoriti che colpisce la superficie lunare la coprirà.

Intanto resta la Storia che ha fatto l’equipaggio americano. “È un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”, commentò così l’evento Armstrong. La sua immagine mentre scende la scaletta rimarrà per sempre negli occhi della gente, così come la bandiera a stelle e strisce piantata sul suono lunare. La missione dell’Apollo 11 fu la vittoria degli sforzi compiuti per anni da oltre 400 mila persone. Il primo a crederci fu Wernher Von Braun, padre prima della V2 tedesca e poi una volta conclusa la Seconda Guerra Mondiale, del programma Apollo, insieme alla sua squadra dell’Agenzia per i missili balistici dell’esercito e poi del Centro per il volo spaziale Marshall di Huntsville. Tra i “fan” dell’allunaggio anche il presidente John F. Kennedy, che non riuscì a vedere concretizzare i suoi desideri. Fu infatti il Presidente Richard Nixon ad apporre la sua firma accanto a quelle degli astronauti sulla targa che la missione lasciò sul suolo lunare.

Tutto ebbe inizio il 16 luglio 1969, quando dal Kennedy Space Center di Canaveral in Florida, Armstrong, Aldrin e Collins furono catapultati in orbita. Il 19 luglio raggiunsero l’orbita lunare. Mentre Michael Collins rimase a controllare il modulo di comando Columbia, alle 22,17 ora italiana del 20 luglio Armstrong e Aldrin fecero la passeggiata che cambiò il mondo: uscirono dal modulo Eagle, fecero qualche passo e piantarono la bandiera. Intanto, dalla Terra, oltre 500 milioni di persone seguirono le immagini dello sbarco trasmesse in diretta dalle tv di tutto il mondo. Dopo quarant’anni, la sonda Lro (Lunar Reconnaissance Orbiter), lanciata dalla Nasa nel giugno di quest’anno, potrà vedere cosa è rimasto della missione Apollo 11, come il modulo di atterraggio, e anche i moduli delle cinque missioni successive del programma che hanno portato altri uomini sulla Luna.

Ma lo sbarco rivive anche in una sorta di documentario, “Moonshot”, girato per ricordare quella serata memorabile, arricchito da scene inedite e condito da un po’ di fantasia da fiction. L’evento, però, è più tangibile nelle parole di Aldrin, 79 anni di grinta. “Non era un ‘paesaggio’ bellissimo. Anzi: non riesco a pensare a un luogo più desolato e privo di vita di quello. Ma di una desolazione magnifica. Immobile e uguale a se stessa da secoli e secoli, mai consumata dall’acqua o dal vento, colorata in tutte le sfumature del grigio e del nero. Surreale. Eppure reale, giacché noi eravamo lì. Quei passi lassù furono il frutto di anni e anni di studi, selezioni, prove, sacrifici. E tutto il mondo, in quel momento, li compì assieme a noi”.

Da quel momento, la missione rappresentò anche un progresso per la tecnologia e per la scienza. Ma scatenò anche milioni di chiacchiere: sulla rivalità tra Aldrin e Armstrong, sulla possibilità di aver un “pubblico” di alieni ad aspettarli sulla Luna, sulla veridicità dello sbarco. Si sono alimentate leggende e miti. Persino Michael Jackson, scomparso proprio poco prima dell’anniversario dell’allunaggio, si inventò il “moonwalk”, il passo della camminata sulla luna. “Non credo che Jackson avesse molta esperienza su come bisogna muoversi in una tuta spaziale pressurizzata. Ha solo scelto un nome suggestivo, ma poteva chiamarlo ‘danza di Giove’ o ‘passo di Saturno’, sarebbe stato lo stesso”. Aldrin liquida così l’argomento come fa con tutte le altre supposizioni e credenze. In fondo, lui sì che è l’uomo che camminò sulla Luna.

 

 Guarda i video:
 Apollo 11: il lancio e la partenza verso la Luna
 L’allunaggio

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Si ringrazia la Nasa per la gentile concessione delle foto

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