Songdo, l’utopia diventa città in Corea

Le mille luci di Songdo si accendono nella notte. I grattacieli, il Central Park, l’auditorium e centro culturale dalla forma che ricorda un doppio fungo, le lampadine appese agli alberi che fanno tanto Natale, anche se è luglio, cambiano i riflessi e i colori.

La smart city è un’utopia realizzata, un progetto su carta e computer portato alla realtà, ma che inevitabilmente non si adatta alla vita vera. A cui manca qualcosa. Freddo, asettico, illusorio.

Songdo è un quartiere periferico di Incheon, dove si trova l’aeroporto internazionale coreano, a 65 chilometri da Seul. Ma è anche un sogno umano, quello di strappare la terra al Mar Giallo e trasformarla in un luogo ideale, nella città del futuro, nella smart city, nell’aerotropoli, costruita appunto vicino all’aeroporto.

Songdo è un cantiere ancora aperto, i lavori per sottrarre 600 ettari all’acqua sono iniziati nel 2003 e finiranno nel 2022, grazie una partnership tra istituzioni coreane e grandi industrie americane e a un costo stimato di 36 miliardi di euro.

Intanto la città è destinata a centro economico e ad una popolazione internazionale, non a caso gli stranieri hanno agevolazioni, tra prezzi, minori tasse e spese condominiali rispetto a Seul, per comprare gli appartamenti
nei grattacieli, dotati di ogni confort possibile, dalla lavanderia alla piscina interna.

Songdo è un International Business District, con numerose multinazionali di ogni parte del mondo, ma in particolare americane, che qui hanno aperto uffici, palazzi e centri. La posizione della città in questo è fondamentale: a un quarto d’ora dall’aeroporto di Incheon, anch’esso un esempio di alta tecnologia da manuale, a cui è collegata da uno spettacolare ponte in mezzo al mare, il quinto più lungo del mondo realizzato con tensostruttura, oltre i 12 chilometri.

Songdo non è certo il primo centro abitativo costruito strappando la terra al mare o nel nulla, ma sicuramente sfrutta la tecnologia all’avanguardia, un campo dove i coreani sono ferratissimi. Tutto per creare una città ecosostenibile, con grande attenzione a qualsiasi dettaglio.

Come i rifiuti. Ogni edificio è collegato alla centrale di smaltimento e riciclaggio da un sistema di tubature,
mentre in strada ogni tanto spuntano una sorta di piccoli cubi quasi nascosti: sono i cassonetti della spazzatura robotizzati, si inserisce una card di residenza e si aprono, il sacchetto finisce lungo un tubo fino al sottosuolo alla raccolta vera e propria.

Inoltre, oltre 100 strutture hanno ottenuto la certificazione LEED di efficienza energetica e puntano a un riciclo del 40% dell’acqua utilizzata. Qualsiasi cosa, dai sistemi elettrici alle condutture dell’acqua, è corredato da sensori elettronici che possono monitorare in tempo reale spostamenti e consumi degli abitanti. Anche se la sensazione di essere sotto l’occhio costante di un Grande Fratello non si prova girando per Songdo o ammirandola dall’alto della Northeast Asia Trade Tower.

Il cuore è il verde del Central Park, il grande parco affacciato sull’acqua, con piste ciclabili, i grattacieli che si specchiano, l’ auditorium, le sculture che ricordano strumenti musicali. Qua e là lungo i viali qualche elemento colorato, un cuore fucsia dove farsi una foto, alcune enormi vele, un’opera divertente, arricchiscono il paesaggio.
Intorno, gli hotel e i centri commerciali aperti fino a tarda notte.

Non manca nulla a Songdo, scuole internazionali, ospedali, università, nemmeno i campi da golf. Tutto quello che può servire agli abitanti c’è.

Eppure qualcosa manca, l’anima e il calore dato dal passato, dalla Storia, da un popolo. Songdo non è inospitale, anzi, ma sembra la scenografia perfetta per una fiction tv o per i video del K-pop, la musica coreana di successo: infatti, spesso la città è servita a questo, a fare da sfondo, a girare film.

Sembra tutto finto, appunto una scena di cartapesta per una pellicola. Persino l’oasi al Central Park con gli edifici in stile coreano antico,con i suoi locali, le sue luci, o il centro commerciale con le costruzioni che sembrano hanok, le case tipiche della Corea di un tempo, trasudano simulazione.

A Songdo è tutto super tecnologico, ecosostenibile, con le fermate dei bus e della metropolitana ad un massimo di dodici minuti a piedi da un posto all’altro, per evitare che la gente usi l’auto. Eppure il senso di finzione, di estraneità, di mancanza di un senso di comunità, è tangibile lungo i grandi viali quasi deserti.

Città quasi fantasma, costruita a tavolino, senz’anima. Viene da chiedersi se sia questo il motivo, piuttosto
che la lontananza da Seul (un’ora e un quarto con i mezzi pubblici, ma è in progetto un treno ad alta
velocità) per cui gli abitanti sono molti di meno di quanto ci si aspettava al momento del progetto. Senza contare che la bonifica della laguna e del mare per ottenere la terra ha fatto perdere un importante ambiente per gli uccelli migratori e un’essenziale gioco delle maree. Ironia della sorte, una perdita di una zona naturale per creare dal nulla Songdo, la città ecosostenibile.

Info:
http://songdoibd.com/
www.visitkorea.or.kr

In collaborazione con www.megatour.it e flyasiana.com
Foto di Sonia Anselmo e dreamstime.com

42 Condivisioni

Lascia un messaggio