Roma, nel nome della rosa al roseto comunale

tris rosa

Quella screziata fucsia e bianca ha qualcosa di antico e di evocativo. Quella rossa cupo ha un nome esotico e una provenienza nordica. Quella rosa pallida incornicia un panorama fatto di storia, arte e bellezza. E tutte sembrano aprire i petali solo per cercare l’ovazione e l’ammirazione di chi guarda, come se ognuna di esse volesse sfidare le altre ad ottenere più attenzione e lodi umane. Sono le rose del Roseto Comunale, un angolo speciale di Roma.

E’ aperto solo nella stagione primaverile di fioritura, tutti i giorni, di consuetudine i cancelli vengono spalancati per il Natale di Roma, il 21 aprile, fino a giugno (nel 2016 il 19 giugno), e attira centinaia di visitatori, romani e stranieri ogni anno. Ai piedi dell’Aventino, affacciato sul Circo Massimo, di fronte ai resti del Palatino, il roseto gode di una vista unica sui monumenti di Roma: un angolo rilassante e profumato dove scoprire la bellezza architettonica della Capitale e quella naturale delle sue rose.

Oltre 1100 specie provenienti da più di venti Paesi diversi, Cina e Mongolia comprese, il roseto è diviso in due parti, con in mezzo la via di valle Murcia, a separare la sezione più vasta, dedicata alle rose antiche e moderne, da quella più piccola riservata alle collezioni speciali per il Premio Rose, un concorso internazionale per le più belle e nuove varietà, che viene aperto al pubblico il giorno dopo la premiazione e dove si possono osservare le vincitrici di tutte le edizioni, dal 1933 ad oggi.

Il Premio fu voluto dalla contessa Mary Gayley Senni, la stessa che ideò e creò il roseto: la signora era un’appassionata di botanica e di giardinaggio, americana di nascita, moglie di un conte italiano, un carattere deciso e caparbio che la portò a lottare parecchio prima di vedere realizzato il suo sogno. Il primo roseto fu aperto a colle Oppio nel 1932: il luogo fu scelto perché vi si trovava già  una raccolta di numerose piante di rose provenienti dal Vivaio del Governatorato. La contessa partecipò a tutte le fasi di realizzazione del roseto e fu anche l’artefice della sua promozione all’estero. L’anno dopo, il 1933, fu istituito il Premio Roma,
di cui la contessa fu la curatrice ed al quale partecipò per molti anni come componente della giuria.

Il roseto venne trasferito nella splendida cornice attuale negli anni Cinquanta: le rose di Colle Oppio furono distrutte dai bombardamenti della Guerra e la zona ai piedi dell’Aventino, dove in passato furono scoperte alcune antiche tombe ebraiche, poi trasferite al Verano, sembrò la collocazione ideale per il nuovo progetto dedicato alle rose.

Del resto, questo luogo è sempre stato popolato dai fiori. Già  nel III secolo a.C. qui esisteva il Tempio di Flora, dea romana il cui culto prevedeva che dal 28 aprile fino ai primi giorni di maggio si tenessero ogni anno le celebrazioni chiamate Floralia e poi Ludi Florales, proprio nel Circo Massimo antistante. Curiosamente, a distanza di più di due millenni nello stesso periodo dell’anno oggi si aprono i cancelli del roseto comunale e si festeggia il fiore.

Del tempio romano non c’è più traccia, nei secoli la zona divenne vigneto, poi orto, e infine, nel 1645, cimitero ebraico. A ricordo e omaggio del luogo sacro ebraico, i viali del giardino pubblico furono disegnati a forma di Menorah, il candelabro a sette braccia, mentre un pilastro recante una targa a forma di Tavole della Legge fu collocato presso ciascuno dei due ingressi.
Anche i cipressi presenti nel roseto sono ancora quelli che una volta crescevano nel vecchio
cimitero.

Oggi qui è un trionfo di colori in ogni sfumatura possibile, con rose piantate in mezzo all’erba o che si attorcigliano ai supporti a creare pergolati romantici e angoli d’ombra. Rosso, arancio, bianco, giallo, fucsia, combinati insieme o in tonalità  dal chiaro allo scuro o in contrapposizione, grandi, piccole e persino in miniatura: ognuna è una meraviglia della natura, frutto dell’attenta cura dei giardinieri.

Ci sono rose di varietà  classiche, moderne o ibridi, tutte con il nome e la provenienza in un cartellino ben chiaro. Scoprire da dove provengono e come si chiamano diventa un gioco divertente: ecco la rossa cupa che viene dai Paesi Bassi ma si chiama “Mauritius”, quella dalla tinta albiccocca arriva dalla Germania, la cremisi è un omaggio a Sandro Pertini. Pittori come Botticelli e Rembrandt, poeti come Prévert, scrittori come Victor Hugo e Karen Blixen, attori come Philippe Noiret hanno ispirato il nome delle rose, altre invece sono identificate per le
loro qualità, per il colore o il Paese di provenienza, oppure sono di fantasia. Tra le curiosità del giardino la Rosa Chinensis Virdiflora, dai petali di color verde, la Rosa Chinensis Mutabilis, che cambia colore con il passare dei giorni e la Rosa Foetida, una rosa maleodorante. Tutte schierate, con la loro opulenza, per farsi ammirare dai visitatori del roseto comunale di Roma.

Foto di Sonia Anselmo
Info: www.turismoroma.it

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