Qumran e i rotoli del Mar Morto, percorso nel mistero

Un sentiero che permetterà di avvicinarsi sempre di più alla Storia e al mistero. La novità del sito archeologico di Qumran è proprio un percorso, dedicato a Hanan Eshel, l’archeologo israeliano che più ha lavorato agli scavi, che permette una lunga passeggiata sotto la falesia con le grotte a nord del sito con i punti di sosta sotto le grotte 2Q, 1Q, 11Q (ordine da sud a nord).

Questo cambia le possibilità per i turisti con la visita del sito, limitata nello spazio e nel tempo, che sarà possibile in sicurezza, realizzando un sentiero sotto le grotte in uno scenario naturale incantevole scoprendo i luoghi dove sono avvenuti i ritrovamenti dei Rotoli del Mar Morto.

Qumran, vicina al Mar Morto, tempio del benessere, meta vacanziera e ecosistema da preservare,
fa parte oggi di un parco nazionale all’interno del deserto della Giudea. Facile da raggiungere
da Gerusalemme, da cui dista poco più di venti chilometri, e soprattutto dai resort e oasi di
relax sulle rive del Mar Morto, sta diventando sempre di più un’attrazione turistica e culturale
per Israele. Oltre al percorso interno al sito, verrà inaugurato un nuovo visitor center che
porrà l’accento sull’archeologia e la storia e potrà aiutare a svelare qualche mistero relativo
ai famosi Rotoli.

In una splendida e unica location, tra le dune del deserto, Qumran già nel nome porta in sé un’aura magica: significa, infatti, luce lunare, perché dall’alto delle rocce nelle notti limpide si vedono due lune, una in cielo e l’altra che si specchia nel Mar Morto.

Un’immagine che ben si addice al mistero che gravita intorno a Qumran. Qui per puro caso, vennero
scoperti nelle vicinanze tra il 1947 e il 1956 i cosiddetti Rotoli del Mar Morto, considerati
tra i più importanti ritrovamenti archeologici del XX secolo.

I resti di circa 960 manoscritti, in decine di migliaia di frammenti, permettono di aprire una finestra sull’esperienza ebraica al volgere dell’era volgare, un periodo fondamentale per il giudaismo e per la nascita del cristianesimo.

Il Mar Morto in un lontano passato è stato teatro di grandi avvenimenti. La tradizione cristiana vuole che Gesù sia stato battezzato proprio nel punto in cui il Giordano incontra
il Mar Morto, secondo la Bibbia sulle sue rive erano situate le città di Sodoma e Gomorra
e i manoscritti ritrovati in una grotta presso Qumran sono considerati la più antica copia dei testi biblici mai pervenutaci.

Erano numerosi quelli che si rifugiavano in queste zone desertiche fuggendo in qualche modo alle vanità del mondo e tra loro vi era una comunità di esseni, una setta ebraica che per sfuggire alle persecuzioni si trasferì lungo queste sponde, precisamente a Qumran.

Così facendo gli esseni ritenevano di poter rimanere puri in attesa della venuta dell’era messianica, in un’epoca in cui dilagava l’infedeltà religiosa. Erano prevalentemente agricoltori, pastori, vasai, ma anche scribi che tramandavano le Scritture nonché gli scritti della setta stessa.

Conoscevano bene il suolo ed erano in grado di coltivare le zone desertiche, vivevano all’interno di tende e grotte, pregando e lavorando in comunità, non mangiavano carne, non bevevano vino, vestivano con abiti di lino bianchi.

Difficile determinare il significato del nome della setta, alcuni studiosi ritengono che la forma latina deriverebbe dall’ebraico hasidim (pio), altri dall’aramaico asayya (guaritore), altri ancora tendono a collocare anche Gesù nell’ambito degli esseni, come Giovanni Battista.

Gli esseni erano consapevoli che la via del Signore doveva essere preparata nel deserto secondo la predizione del profeta Isaia.

Di Qumran non si hanno notizie fino al 1947, quando un giorno di primavera un giovane beduino appartenente a una banda di contrabbandieri, intento a cercare una capra perduta sulle rupi, notò l’entrata di una caverna e al suo interno scoprì delle antiche giare con lunghi rotoli di manoscritti.

Gli anni successivi portarono alla scoperta di altre undici grotte vicine, tutte con manoscritti simili. Erano i famosi Rotoli del Mar Morto definiti “la più grande scoperta archeologica nella storia del popolo ebraico”.

Proprio in quel punto era situato l’insediamento monastico degli esseni. Il monastero di Qumran venne abbandonato di fronte alla minaccia delle armate romane di Vespasiano in marcia verso Gerusalemme nel 69 d.C..

Quelle grotte furono dunque sigillate dagli esseni in fuga per mettere in salvo la loro “biblioteca” fatta di manoscritti su pergamena e papiri redatti in diverse lingue: ebraica, aramaica, greca, siriaca, araba. Il papiro nel mondo antico era il materiale più usato per scrivere e, contrariamente a quanto si pensa, non veniva prodotto solo in Egitto, dove c’erano dei veri maestri nel realizzarlo, ma anche in Grecia. Esistevano diversi tipi di carte di papiro, c’erano la carta regia e la saitica per la scrittura, poi c’era quella emporetica usata per l’imballaggio.

Il rotolo, di solito, non superava i dieci metri di lunghezza ed era avvolto attorno ad un bastone per facilitarne l’apertura e la consultazione. Venivano conservati generalmente in piccole casse di legno aromatico e il lato scritto era spesso cosparso di olio di cedro.

Si scriveva con un inchiostro ottenuto da un miscuglio di acqua, pece e nerofumo, mentre una spugna umida serviva a cancellare eventuali errori.

Il numero dei frammenti rinvenuti a Qumran è incalcolabile: vi si trovano testi biblici ed extrabiblici e si spazia da un testo completo di Isaia del II secolo a.C. a frammenti in ebraico di testi deuterocanonici ed apocrifi, conosciuti in precedenza solo in altre lingue, da un apocrifo della Genesi in aramaico, (la parola “apocrifi”, usata oggi per indicare i vangeli non canonici, quelli non riconosciuti dalla Chiesa, deriva dal greco e significa appunto nascosti),
d alcuni codici e regole della comunità essena e a un commento di Abaduc della metà del I secolo a.C. e molto altro ancora.

I beduini compresero ben presto di trovarsi di fronte a qualcosa di eccezionale e per anni tornarono a Qumran. In questo modo cominciò una fitta compravendita, fuori dai canali ufficiali, di frammenti sparsi un po’ dovunque. Non fu quindi facile per lo Stato d’Israele recuperarli ma, grazie anche ad aiuti internazionali, riuscì ad acquistare tutti i manoscritti di cui era a conoscenza.

Oggi nel Santuario del Libro al Museo di Israele a Gerusalemme sotto una cupola bianca a forma di coperchio di giara sono esposti i celebri manoscritti (al pubblico sono visibili solo le riproduzioni).

A Qumran sono invece visibili gli anfratti, ovvero “le sentinelle” che per secoli hanno custodito gelosamente questi inestimabili reperti, e alcuni scavi nell’insediamento che hanno portato a capire di più su questo luogo: da come mangiavano nella cucina vicina al refettorio comune, alle sale dove scrivevano, a quelle destinate alle abluzioni fino alle creazione delle giare di terracotta, un modello unico e tipico di Qumran, destinato a contenere i preziosi rotoli.

È stata certamente una delle più importanti scoperte archeologiche del secolo scorso e ha suscitato interesse a livello mondiale, costituendo ancora oggi un importante fonte di studio affascinante e inesauribile che riserverà probabilmente ulteriori sorprese, dato che il lavoro degli archeologi non si ferma mai a Qumran.

Info: www.goisrael.com

Testo di Sonia Anselmo e Sax Di Drego
Foto goisrael.com, professor Marcello Fidanzio, Pixabay

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