Pantheon, leggende, curiosità e solstizio d’estate a Roma

Una luce dorata accompagnava l’entrata dell’imperatore a mezzogiorno del 21 aprile, giorno della
nascita di Roma, come se fosse lui stesso fatto di oro e luminosità, uno degli Dei che qui si veneravano. Un gioco di riflessi voluto sin dalla fondazione del Pantheon, monumento ricco di meraviglie, leggende, curiosità, mistero.

Non solo, tutt’oggi se si viene qui, in pieno centro a Roma, nel rione Campo Marzio, il giorno del Natale della città, entrando nell’edificio si fa la fine dell’Imperatore: ovvero si viene ricoperti di luce.

Non è certo l’unico gioco che si può osservare. Il Pantheon è una vera e propria meridiana,
dove è la luce diretta, proveniente dal foro circolare sulla cupola, a scandire il tempo e a fare
da calendario.

Ogni ora e ogni mese il cono luminoso è diverso, come fosse un riflettore cinematografico ante litteram. Gli spettacoli più interessanti si hanno in determinate date.

Sicuramente il 21 aprile, ma anche per il solstizio d’inverno con il sole che esalta la parte alta della
cupola, mentre agli equinozi i raggi creano riflessi brillanti sul cornicione e sulla grata sul portone.
Il massimo si ha per il solstizio d’estate, alle 12, quando il sole disegna un perfetto cerchio del diametro di 9 metri, lo stesso dell’oculo alla sommità, perfettamente verticale sul pavimento. Un effetto, unico, inebriante che ha reso il Pantheon uno strumento astronomico, ma anche esoterico e magico.

Il tempio è un miracolo architettonico, un monumento alla gloria di Roma da più di duemila anni. Il Pantheon fu costruito, secondo la leggenda, proprio nel punto esatto dove Romolo, primo re e fondatore della città, ascese al cielo durante una cerimonia.

Di sicuro, fu edificato proprio tenendo presente il fattore meridiana e luce solare, come un osservatorio. Originariamente fu realizzato da Marco Agrippa, genero di Augusto nel 27 a.C. che lo dedicò a sette divinità, Sole, Luna, Venere, Saturno, Giove, Mercurio, Marte, (guarda caso quelle che danno il nome a pianeti, stelle e corpi celesti) prendendo in prestito il nome greco di Pantheon, ovvero di tutti gli Dei.

Una sfera, con l’altezza uguale al suo diametro, che da sempre ha stregato architetti e ingegneri, frutto dell’abilità e delle conoscenze antiche: equilibrio, stabilità, armonie delle linee, geometria. Alla fine il risultato è la perfezione, nei secoli spesso cercata di emulare e copiare.

Però il Pantheon di Roma resta unico. Ha sconfitto il passare del tempo, i cataclismi, la sorte,
il degrado e rimane lì ancora a testimoniare imperterrito la grandezza di Roma.

Quello che vediamo oggi fu ricostruito da Adriano tra il 118 e il 125 d.C, dopo che quello di Agrippa
fu danneggiato da un grave incendio dovuto ad un fulmine. Nel nuovo edificio, più largo dell’originale, Adriano fece aprire un pronao con con sedici colonne in granito rosa e grigio, provenienti dall’Egitto.

Proprio quello che si ammira entrando nel Pantheon. Dopo i giochi della luce, quello che stupisce all’interno è il mix di decori preziosi aggiunti in epoche più recenti e le pareti e il pavimento in
marmo più sobri ed eleganti che raccontano altre vicende legate alla sua esistenza.

Dopo essere stato chiuso e abbandonato con l’avvento del Cristianesimo, il Pantheon fu saccheggiato dai barbari e nel 609 d.C. fu donato dall’imperatore bizantino Foca a papa Bonifacio IV, che lo consacrò dedicandolo a Santa Maria ad Martyres.

Fu un altro Pontefice a renderlo così spoglio: nel 1652 Urbano VIII Barberini ordinò di togliere
tutti i rivestimenti in bronzo delle travi del portico per usarli per i cannoni di Castel Sant’Angelo
e soprattutto per le quattro colonne tortili del famoso baldacchino di Gian Lorenzo Bernini nella basilica di San Pietro. Da lì, nacque il popolare detto romano “quello che non distrussero i barbari, lo distrussero i Barberini”.

Nel frattempo il Pantheon, ormai non più pagano, era diventato un luogo di sepoltura per artisti importanti: prima tra tutti la tomba di Raffaello e poi Jacopo Barozzi da Vignola, Annibale Carracci, Arcangelo Corelli e altri.

Dopo la morte del re Vittorio Emanuele II nel gennaio 1878 il Pantheon venne scelto come dimora
eterna per le spoglie dei regnanti. A proposito del primo re di Italia, nacque un altro detto popolare:
fare il giro di Peppe, ovvero girare a lungo e a vuoto. Il Peppe in questione è Giuseppe Garibaldi, che,
non essendo a conoscenza del fatto che il feretro del re fu portato in corteo funebre due volte intorno
al Pantheon per farlo vedere alla folla, lo seguì, quando avrebbe potuto rimanere fermo davanti al tempio
con gli altri invitati illustri. Oltre al primo re, ci sono le tombe di Umberto I e della Regina Margherita di Savoia.

Ma la caratteristica principale del Pantheon, rimasta immutata dall’antica Roma, è proprio la cupola, la più grande al mondo mai realizzata in cemento non armato.

Le decorazioni a cassettoni sono 28, numero che era considerato perfetto (è la somma di 1+2+3+4+5+6+7),
e vanno via via rimpicciolendosi man mano che si avvicinano alla sommità con il vero protagonista
dell’edificio, l’oculo.

Ad esso è legata anche la fama del Pantheon come luogo esoterico e mistico, dove il simbolismo
tra luce e ombre gioca tra divinità ed elevazione.

Non solo, il Pantheon è ricco di altre leggende, come quella che vuole che la pioggia non riesca a cadere all’interno, trasformata in condensa dal calore delle candele accese. In realtà, il pavimento è convesso e ha 22 tombini che permettono all’acqua piovana di filtrare.

Un’altra leggenda medievale narra che il fossato che circonda il Pantheon fu creato dal Diavolo girando arrabbiato attorno al monumento dove si era rifugiato un mago, un certo Pietro Bailardo, che lo aveva ingannato dopo avergli venduto l’anima.

Ovviamente c’è anche un fantasma: sarebbe addirittura re Umberto I che fu visto da un carabiniere di guardia negli anni Trenta del Novecento sulla piazza antistante.

Tra mistero e fascino, leggende, curiosità astronomiche e meraviglie architettoniche, il Pantheon da oltre duemila anni riesce ancora a stupire.

Info: www.pantheonroma.com

Foto: dreamstime.com, Pixabay

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