Pamukkale e le cascate bianche

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Sembrano cascate di ghiaccio o castelli di cotone, come dicono gli abitanti. Il sole accende di mille riflessi il bianco, mentre l’acqua depositata nelle pozze resta immobile. Sembra di essere in un luogo primitivo, natura allo stato puro, se non fosse che purtroppo nelle ultime decadi del XX secolo quest’aerea è stata incredibilmente sfruttata a livello turistico. Alcuni hotel furono costruiti sopra il sito, distruggendo parte delle rovine di Hierapolis, località termale già ai tempi degli antichi Greci, fondata da Eumene II, re di Pergamo e famosa perr i suoi filati. Oggi la città è un’attrazione importante per gli archeologi, con la sua necropoli, il teatro ben conservato risalente al 200 a.C. e l’arco di Domiziano, principale via d’accesso sotto il dominio dei Romani. Un terremoto, nel 60 d.C, sotto il dominio di Nerone, distrusse la città  ma fu ricostruita su modello romano e poco dopo, nell’80 d.C. vide arrivare a predicare Filippo, uno dei dodici apostoli, che qui morì. Sulla sua tomba venne eretta la prima chiesa e nel IV secolo divenne un importante centro del Cristianesimo, ma due secoli dopo cadde in declino e fu parzialmente
sommersa dall’acqua e dai depositi di travertino.  I greci di Hierapolis usavano anche le piscine naturali e ricche di minerali di Pamukkale, proprio come hanno fatto i discendenti, arrivati però quasi a distruggere la bellezza del luogo con mostri di cemento passati per necessità di ricezione turistica. La vicinanza alle coste dell’Adalia e del Mar Egeo insieme alla facilità di raggiungere il sito ha reso questo sfruttamento molto persistente e grave. Non solo i disastri alberghieri affacciati sulle cascate, ma anche l’acqua calda incalata allo scopo di riempire le piscine artificiali degli hotel, gli scarichi che per anni hanno sporcato le vasche calcaree, scurendole, una strada costruita in mezzo al sito per raggiungere il lato più alto in comodità e soprattutto la facoltà di fare il bagno all’interno delle vasche, anche utilizzando detergenti. Rovinando quello che la Natura aveva dato. Per fortuna, l’Unesco, proclamando il sito Patrimonio dell’Umanità, ha messo fine a questo scempio.  Così sono stati abbattuti gli alberghi, è stata demolita la strada,  le vasche sono state lasciate al sole a sbiancarsi, è stata costruita una sorta di trincea per evitare lo spargimento dell’acqua, è stato ammesso ai visitatori di entrare a piedi nudi solo in determinate zone. E Pamukkale è tornato il capolavoro della natura, capace di stupire il visitatore rispettoso con i suoi campi di cotone cristallizzato.

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