Neverland, la casa giocattolo di Jacko

Il nome rimanda ancora alla star che non voleva crescere, l’isola che non c’è e regno dei ragazzi perduti, che più di un brivido può dare a chi ha seguito le vicende giudiziarie e le accuse di pedofilia che hanno occupato le prime pagine dei giornali negli anni ’90. Una fase nera, da cui Jackson uscì assolto, ma che offuscò la sua fama. Questo nonostante i 750 milioni di album venduti che ne hanno fatto il solista con il maggior successo di sempre, grazie anche a “Thriller” (1982), l’album più venduto della storia. Il ranch è una tenuta di oltre mille ettari, al 5225 di Figueroa Mountain Road a Los Olivos, cittadina di poco più di mille abitanti. La si raggiunge arrivando da Santa Barbara, a 150 chilometri a nord est di Los Angeles, Quando Jackson lo acquistò nel 1988 pagò la già straordinaria cifra di 17 milioni di dollari. La tenuta, costruita alla fine dell’ 800, aveva il nome di Sycamore Valley Ranch.

Da regina della vallata, si trasformò in sacrario pop, regalando al suo proprietario l’infanzia che non aveva vissuto, impegnato com’era a calcare i palcoscenici con i Jackson Five fin dall’età di 5 anni. Il parco esterno alla villa ospita un luna park di discrete dimensioni, con una giostra a cavalli, autoscontro, una ruota panoramica, scivoli e montagne russe. Non mancano attrezzature sportive, come un campo da basket e uno da tennis. Tra gli alberi secolari, tra cui il sicomoro dove Michael si arrampicava per comporre, come da lui stesso raccontato, fa capolino uno zoo, che nel periodo d’oro ha ospitato scimmie, tra cui la sua preferita, uno scimpanzè chiamato Bubbles, una tigre, una pantera, un lama (noto come Louie e che sarà presente anche nel video di “Leave me alone”, in cui compaiono anche scorci del tutto simili al luna park di Neverland), un elefante, un leone e almeno un paio di giraffe.

Entrando in casa, l’arredamento tipicamente americano non si dimostra più adulto: statue di Superman, armature medioevali, cimeli cinematografici. Torna il tema di Peter Pan, nei dipinti alle pareti, nelle statue e nei soprammobili. Sfarzosi, non si provi a dire kitsch, lampadari di cristallo pendono dai soffitti, come fossero disegnati dalla mano della stessa Campanellino. L’unica foto esistente della camera da letto di Michael lo ritrae davanti alla porta, sopra la quale troneggiano due statue di bambini che sembrano rubate alle scatole di biscotti degli anni ’50. Un castello delle favole, con tanto di stanze segrete, come nel 2005 scoprì la polizia perquisendo l’abitazione in cerca di prove durante il processo per pedofilia. Trovarono, dietro un armadio, la porta che conduceva a una camera da letto. Al suo interno, libri per bambini, riviste e una foto gigante, quasi un poster, di Macaulay Culkin, il protagonista di “Mamma ho perso l’aereo”.

Un secondo armadio venne definito  particolare: pieno di bambole, giocattoli, uniformi e costumi di carnevale. “La mia casa è stata violata” disse all’epoca Jackson, che decise di lasciare Neverland e ipotecarla, per tentare di appianare i debiti. La tenuta fu acquistata nel 2008 per 35 milioni di dollari, ma mai abitata. Ora è dunque una villa a cui non si può accedere, con le stanze vuote da cui sono stati portati via gran parte dei mobili. Con la situazione economica di Jackson ed eredi ormai risolta, anche grazie alle stratosferiche vendite postume di dischi, Neverland potrebbe diventare un mausoleo, un museo permanente per il Re bambino del pop che non voleva crescere.

 
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