Matrioska, simbolo tradizionale della Russia

Classica, spiritosa, dalla patina antica, vintage. Piccola, grande, enorme, dalle forme curiose. Colorata, neutra,
con il glitter. Di tutto e di più per la matrioska, la famosa bambola di legno russa diventata simbolo di un Paese.

Il tema Matrioska è coniato in tutte le maniere possibili per offrire un souvenir che ha radici nella
tradizione e nell’artigianato. Realizzato per magneti, per portachiavi, persino ciondoli e orecchini. Trionfa
in coloratissime piramidi nei negozi per turisti o sulle bancarelle davanti agli eleganti palazzi, ma si vede anche come porta vaso sui marciapiedi della Prospettiva Nevskij a San Pietroburgo o come “buttadentro” nei centri commerciali.

Per tutte le tasche e i gusti, si trova a forma di albero o di Babbo Natale, per gli amanti degli animali viene proposta in versione gatto o cane, per gli appassionati di musica o di politica ci sono molte opportunità: Putin o Stalin? Michael Jackson, Freddy Mercury o Elvis?

Impossibile sottrarsi alla matioska quando si visita la Russia. Nonostante tutte le varianti, alla fine
la più classica con le guanciotte e il foulard delle contadine rimane quella legata all’immaginario
collettivo.

A creare per la prima volta il prototipo di matrioska contadina fu l’artista Sergej Maljutin: fece una bambola in legno raffigurante una giovane dalla faccia rotonda, gli occhi luminosi, il grembiule bianco, il fazzoletto a colori vivaci in testa a nascondere i capelli neri e lisci, con in mano un gallo nero.

Da allora molto è cambiato e le decorazioni si sono ampliate: fiori, animali, chiese, icone sacre, fiabe popolari, argomenti legati alla famiglia, capi religiosi e politici.

Il significato tradizionale, però, della matrioska è rimasto fedele sin dall’inizio, a quando fu ideata
per la prima volta nella seconda metà dell’Ottocento.

Secondo una leggenda, la matrioska sarebbe derivata dalle Koheshi, le bambole in legno del Giappone e adattata alle tradizioni russe, dopo che fu importata dalla moglie di un collezionista d’arte. Invece un’altra storia racconta che nacque dalla fantasia di un monaco russo, ispirato alle scatole cinesi, quelle di grandezza crescente una dentro l’altra.

Probabilmente un fondo di verità esiste in entrambe le leggende. In realtà la prima matrioska venne alla luce nel laboratorio creativo di Savva Mamontov: l’artista voleva far rifiorire l’arte popolare dei contadini e degli artigiani russi e cominciò a realizzare diversi modelli di bambole con gli abiti tradizionali legate alle varie regioni.

Gradualmente la matrioska divenne nota, fino al riconoscimento come simbolo della Russia durante l’Esposizione mondiale di Parigi del 1900. Da allora ne ha fatta di strada, subendo anche i cambiamenti della moda e del gusto. Ma è rimasto immutato il significato della bambolina.

Chiamata con il vezzeggiativo di matrëna, derivante dal latino mater (madre), ogni matrioska è una sorta
di cerchio magico che si apre appunto con la madre e si chiude con il pezzo piccolissimo, il seme: è il simbolo
della donna, del grembo che sa contenere molti figli, genera la vita, sa accogliere tutti, ma allo stesso
tempo, può lasciare libera ognuna delle sue creature. Un emblema chiaro di fertilità, famiglia, generosità, come qualunque figura materna. Ha anche altri aspetti, più profondi.

La matrioska può raccontare la vita, le emozioni, i ricordi, le storie, le relazioni e le esperienze. E può
anche sottolineare il rapporto tra macrocosmo e microcosmo negli universi concentrici, il concetto di Principio
e Fine, di Alfa e Omega. Insomma, un’innocua bambolina può trasformarsi in elucubrazioni filosofiche.

Comunque sia, ogni matrioska contiene, secondo la tradizione, otto piccole bambole che rappresentano, in ordine di grandezza, una madre, una ragazza, un ragazzo, una bambina, un bambino fino all’ultima figura, quella di un neonato in fasce. In genere ricorda la famiglia contadina russa di un tempo e con la matrioska identificata nella donna forte che in grado di tenere le fila di tutti i numerosi parenti, di solito la nonna, detta “babushka”.

Per forgiare una matrioska servono legno di betulla, che per la Russia porta fortuna e prosperità, e quello di tiglio, simbolo di longevità e femminilità. Per molti anni il procedimento è stato mantenuto segreto per evitare plagi.

Di sicuro per creare una matrioska erano necessarie buone doti artigianali per una lavorazione del legno
molto attenta: si iniziava con la bambolina più interna e piccola, quella che non si può dividere, e via
via si realizzava quella successiva, leggermente più grande in modo da contenerla.

Attualmente una matrioska può essere composta da un minimo di 3 bambole fino ad un massimo di 60, mentre le decorazioni negli anni hanno subito le influenze delle mode e dei gusti: si va dai personaggi della letteratura russa ai politici, passando per icone sacre, animali, fiori, artisti internazionali e sportivi internazionali.

Anche le dimensioni cambiano per adeguarsi alla voglia di souvenir dei turisti, che in poco spazio si portano
via un simbolo della Russia.

Una curiosità si trova al museo d’arte contemporanea di San Pietroburgo, l’Erarta. Tra le opere di artisti
spesso ostacolati dal regime sovietico, nel palazzo-ex fabbrica di caucciù, si viene accolti da un’enorme
matrioska: stavolta il visitatore può fungere da bambolina, nel senso che può entrare e chiudersi all’interno. E’ una sorta di omaggio e di rappresentazione di un Paese, nel bene e nel male, con la matrioska simbolo della grande madre Russia.

Info: www.visit-petersburg.ru
Foto di Sonia Anselmo

Articoli correlati:
https://www.latitudinex.com/rubriche/curiosita/uova-dipinte-tra-tradizione-pasquale-e-artigiano-tipico.html
https://www.latitudinex.com/europa/ermitage-e-musei-san-pietroburgo.html

26 Condivisioni

Lascia un messaggio