La cisterna dei segreti di Istanbul

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Detta così, può sembrare solo un contenitore antico di acqua piovana, niente di più, niente di meno, e quasi si farebbe a meno di visitarla. Un vero tranello: ci casca anche il professor Robert Langdon, il personaggio creato da Dan Brown per i suoi bestseller, quanto poi ricredersi. Anche perchè in “Inferno” (Mondadori 2013) la cisterna di Istanbul ha un ruolo fondamentale nella storia, anzi è legata al suo finale adrenalinico. Iniziata per le vie di Firenze e proseguita a Venezia, l’avventura di Langdon seguendo la Divina Commedia si conclude proprio nei sottorranei della basilica di Santa Sophia, l’antica chiesa della Sacra Sapienza. E se fino a poco tempo fa la cisterna era uno dei segreti meglio custoditi a Istanbul, oggi Dan Brown l’ha portata all’attenzione mondiale. Si trova a pochi passi da Santa Sophia, nella traversa a destra rispetto alla basilica. Come nel libro, dove si fa la fila per assistere ad uno dei concerti serali che spesso si svolgono qui, una quasi anonima entrata conduce ad una scala lunga che porta negli “inferi”: subito si viene avvolti dall’odore di umidità e dal  fresco, così diverso dalle temperature esterne di Istanbul. Basta un attimo per lasciarsi sedurre dall’incanto del luogo, perfettemante ristrutturato e portato ad un livello di suggestione elevato. Si cammina sulle passarelle di legno sospese sull’acqua bassa, illuminata da faretti rossi che danno un tocco d’atmosfera ulteriore, insieme alla note diffuse di musica classica e dal suono di gocce che cadono, mentre qualche carpa placida fa lo slalom tra i pilastri. 
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Sembra un antro di caverna o una navata di una chiesa sottorranea, che  porta istintivamente a parlare sottovoce e a godersi questa bizzarra attrazione turista. Si sfila tra le colonne, 336 alte oltre otto metri e poste in dodici file, e si arriva alla testa della Medusa, la stessa che mette sulla buona strada il professor Langdon. In verità, sono i mostri sono due, uno rovesciato e uno ruotato di novanta gradi, che fanno da base ad altrettante colonne classiche che i Bizantini ricavarono da monumenti precedenti (come tutte le altre, del resto, ognuna diversa per capitelli e stili): pare che indicassero un tempio delle ninfee oppure che siano state collocate nel foro di Costantino. La Medusa è il clou di questa enorme cisterna d’acqua sottorranea,  capolavoro di ingegneria bizantina. Sulla sua origine ci sono un po’ di leggende: pare che qui sorgesse una piccola cisterna più antica, ma Giustinano nel 532, nel periodo di maggior splendore dell’impero romano d’Oriente,  volle costruire questa cripta a volte soprattutto per soddisfare i sempre più crescenti bisogni d’acqua del Gran Palazzo e quelli dell’Ippodromo. Testi storici affermano che ci vollero circa 7 mila schiavi per costruire questo capolavoro, mentre l’acquedotto arrivava dalla foresta Belgrado, a una ventina di chilometri da Costantinopoli, e forniva l’acqua necessaria. Per un secolo, gli Ottomani che seguirono non seppero mai della sua esistenza e la cisterna fu riscoperta quando ci si accorse che c’era gente che attingeva acqua, pescava, o calava secchi nei buchi presenti nelle fondamenta. Insomma, anche all’epoca era un segreto. La Cisterna, o Yerebatan Sarnici in turco che significa molto giustamente “il palazzo sommerso”, è un’impressionante e unica scenografia resa ancora più incantevole da uno sapiente restauro che ha sfruttato i giochi di luce e l’atmosfera rarefatta per colpire il visitatore. 
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Appena risalite le scale e riemersi al sole, non resta che approfondire la bellezza della vicina Santa Sophia, una delle opere architettoniche più grandi del mondo. Vecchia di oltre 1400 anni, costruita sui siti di  precedenti chiese, sempre dall’imperatore Giustiniano, ha subito varie aggiunte per essere trasformata in moschea, come i minareti e le fontane. Unici i mosaici bizantini, fortunatamente conservati, che ritraggono Cristo, la Madonna, l’arcangelo Gabriele, l’imperatore Costantino IX e sua moglie Zoe, oltre alla navata con l’enorme cupola che lascia senza fiato. D’altra parte della vasta piazza Sultanahmet, attraversando i giardini, si raggiunge l’ennesima meraviglia di Istanbul, la Moschea Blu, con le sue ceramiche proprio di questo colore. Entrambe, Haghia Sophia e la Moschea, sono i simboli di questa città splendida che conserva ancora qualche piccolo segreto, altrettanto imperdibile, come la cisterna.{gallery}/cisternaistanbul/cisternaistanbulgallery4:190:150{/gallery}

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Foto di Iride Conti, www.turchia.itwww.yerebatan.com
Info www.turchia.it

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