Fabergé, uova e altri capolavori al museo di San Pietroburgo

Piccole squisitezze luccicanti piene di dettagli e applicazioni, tra smalti colorati, meccanismi tecnici e idee fantasiose. Le uova di Fabergé sono capolavori dell’oreficeria e dell’artigianato di alta classe e sono anche un’espressione unica degli ultimi fasti dell’Impero Russo.

Furono create dal gioielliere Carl Fabergé proprio per gli zar che le regalarono ai familiari per la Pasqua ortodossa, in una tradizione che si è trasmessa da padre in figlio dal 1885 e ha prodotto ben 52 uova, di cui oggi
ne sono rimaste 45, sparse per il mondo, le altre sono sparite nel nulla lasciando solo tracce di foto sbiadite
in bianco e nero della prima metà del Novecento.

Alcune di queste uova, in oro, diamanti e pietre preziose, si possono vedere al museo Fabergé di San Pietroburgo, aperto nel 2013 e diventato in poco tempo una delle attrazioni più amate dai visitatori della splendida città.

Ospitato nel palazzo Šuvalovskij sulla riva della Fontanka, il museo è stato creato dalla Fondazione storico-culturale The Link of Times, fondata dall’oligarca russo Viktor Vekselberg con l’intento di riportare in Russia le opere artistiche culturali di valore fuoriuscite dal Paese.

Il magnate comprò una collezione di gioielli e opere di Fabergé dagli eredi del miliardario Malcolm Forbes in America, che è il nucleo del museo.

Volendo mettere a disposizione del pubblico questa prestigiosa moltitudine di bellezza, la Fondazione ha affittato e ristrutturato il palazzo di San Pietroburgo e oggi le sale sono un susseguirsi di stupore e splendore.

Non solo per le uova, in mostra ci sono quadri e sculture importanti, quasi 4 mila capolavori, oltre a tanti
altri oggetti creati dalla vulcanica fantasia e dall’abilità tecnica del maestro Fabergé.

La nobiltà russa di fine Ottocento e inizio Novecento andava matta per questi elaborati gioielli, anche per imitare
lo zar, mentre ora i visitatori del museo e i turisti di San Pietroburgo possono acquistare come souvenir repliche di minor valore nei negozi della città.

Al museo Fabergé si possono ammirare fibbie per cintura, argenteria, scatole, porta sigarette o portagioie, cornici per fotografie, orologi da tavolo, una ciotola grande a forma di cigno, manifatture per il culto, icone, ciondoli, gemelli, bottoni, spille e orecchini.

Tutto elaborato, con una cura dei dettagli infinita, e di vari colori, le 180 sfumature che offriva la maison: dai rossi al lilla e rosa, passando per i verdi e il blu cobalto, il preferito.

Le attrazioni principali del Museo Fabergé sono le uova imperiali esposte nelle vetrinette. Ogni esemplare ha la sua storia, è legato a ricordi della vita familiare degli zar, ognuno lascia senza fiato per la bellezza
incomparabile dell’oggetto, per la creatività e la maestria del gioielliere soprattutto nel realizzare le sorprese
all’interno, per la ricchezza sfarzosa dell’esterno. Per realizzarle nel laboratorio Fabergé ci voleva un anno intero tra disegno, preparazione e lavoro vero e proprio.

Il più sobrio uovo del museo è anche il primo ad essere stato realizzato. Semplice, bianco, con all’interno
un altro ovetto d’oro, con l’idea di riprodurre proprio il guscio e il tuorlo veri, da cui fuoriesce una gallinella dorata con gli occhi di rubino: al suo interno era racchiusa un replica in miniatura della corona imperiale e un ciondolo, ma entrambe le piccole sorprese oggi sono andate perdute.

Fu ordinato a Carl Fabergé nel 1885 da Alessandro III, ammiratore da tempo dell’orafo: era un regalo per la moglie
Maria Fëdorovna, principessa Dagmar di Danimarca, che soffriva di nostalgia di casa. Notando la sua tristezza, Alessandro commissionò l’uovo gioiello, ispirato ad un monile appartenente da secoli al tesoro dei sovrani danesi, che piacque moltissimo a Maria.

Da qui iniziò la tradizione di regalare le uova prestigiose a Pasqua, un rituale che portò avanti il figlio Nicola II, ordinandone due l’anno, una per la madre Maria e un’altra per la moglie Alessandra, e che rese famoso Carl Fabergé.

Il gioielliere era figlio di un mercante di origine francese che aveva aperto una bottega di oreficeria a San Pietroburgo, vicino all’Ammiragliato, divenne subito un apprezzato e creativo designer e allargò la ditta di famiglia negli anni del successo con filiali a Mosca, Odessa, Kiev e Londra. Ebbe il titolo di Fornitore ufficiale della Somma Corte, ma con la Rivoluzione d’Ottobre e la caduta dell’Impero cessò la sua attività e si trasferì, moralmente distrutto, in Svizzera, dove morì nel 1920.

Molte delle sue uova imperiali, con la fine dei Romanov, furono saccheggiate e andarono disperse: di alcune
si sono perse le tracce, altre sono spuntate fuori e vendute a prezzi esorbitanti, altre sono custodite in vari musei e collezioni private sparsi per il mondo, tre furono acquistate da re Giorgio V d’Inghilterra e oggi appartengono alla nipote Elisabetta II, che possiede anche molti altri oggetti Fabergé tra cui ornamenti, scatole e cornici per foto.

Oltre al primo uovo imperiale realizzato, al museo Fabergé di San Pietroburgo sono esposti altri otto capolavori, che come matrioske contenevano una serie di sorprese, fino all’ultima, quasi sempre un ciondolo da appendere a una catenina al collo, che molto spesso sono stati dispersi.

Un posto d’onore al museo Fabergé spetta all’uovo detto rinascimentale per il tipo di ornamenti, un meraviglioso cofanetto orizzontale di agata, oro, diamanti taglio rosetta, perle e rubini con decorazioni di smalto rosso, bianco e verde a richiamare fiorellini delicati: la sorpresa è andata perduta, fu ordinato nel 1894 e fu l’ultimo regalo di Alessandro a Maria poco prima di morire.

L’anno dopo fu il nuovo zar Nicola II a commissionare le uova imperiali, come quello del bocciolo di rosa, di color rosso fragola,con oro e diamanti, e una rosellina smaltata di giallo come sorpresa: si trova al museo ed è il primo
della serie dei regali alla moglie.

Tra gli altri del Museo Fabergé l’uovo dell’Incoronazione, giallo con il monogramma della zarina, tra diamanti e rubini, e con la miniatura della carrozza usata da Alessandra per la cerimonia, perfetta in ogni piccolo prezioso dettaglio; l’uovo con galletto in smalto blu, con un orologio funzionante, dono per la madre Imperatrice vedova, e con un galletto rifinito di piume vere che canta e si muove; l’uovo del XV anniversario dell’incoronazione del 1911 con le miniature della famiglia dello zar, compreso lo zarevic Aleksej, e di rappresentazioni di momenti importanti dell’Impero; l’uovo dell’alloro, dello stesso anno del precedente, dono per Maria, un impressionante carillon a forma di albero di arancio con foglie delicatamente scolpite e piccoli fiorellini, mentre dalla sommità esce un uccellino dalle piume vere.

Uno dei capolavori più ammirati del museo Fabergé è il vistoso uovo con i mughetti, ricchissimo nei particolari, di smalto rosa con foglie, fiori, innumerevoli perle e la replica della corona imperiale sulla sommità, all’interno i ritratti di Nicola II e delle due figlie Olga e Tatiana, ispirato all’Art Nouveau, ultimo dono dello zar alla moglie prima della caduta dell’Impero.

Curiosamente le uova indicano anche i gusti delle due destinatarie, che peraltro non andavano particolarmente d’accordo: più sobria e con gli uccellini come animali preferiti l’Imperatrice vedova, più appariscente e amante dei fiori Alesssandra.

Ammirando le piccole faccine sulle uova di Fabergé, i ritratti delle giovani principesse Romanov, ma anche la fotografia incorniciata di Nicola II con suo cugino Giorgio, futuro re d’Inghilterra, impressionanti nella somiglianza, non si può non pensare al tragico destino della famiglia dello zar. Le uova al Museo Fabergé di San Pietroburgo sono silenziosi testimoni di un’epoca lussuosa ma anche dalla sua drammatica e dolorosa conclusione.

Info: https://fabergemuseum.ru/
www.visit-petersburg.ru

Foto di Sonia Anselmo
In collaborazione con www.visit-petersburg.ru

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