Dalla Napa Valley al Kilimanjaro ecco i paradisi da salvare

Grande barriera corallina (Australia)
L’effetto serra, che sta agendo anche e soprattutto sulle acque degli oceani, ha provocato un pericoloso riscaldamento del Pacifico al largo delle coste australiane, mettendo in serio rischio e causando gravi danni alla più grande riserva di coralli del mondo: la grande barriera corallina. L’aumento della temperatura provoca nei coralli la dissoluzione delle alghe responsabili della colorazione della barriera: di conseguenza, le colonie si sbiancano e muore il principale habitat della biodiversità marina mondiale.

Isole Maldive
La situazione di questa paradisiaca nazione-arcipelago è così critica che è gia stato previsto persino l’acquisto di nuove terre che possano accoglierla. Le isole Maldive, tempio del turismo da spiaggia, si stanno ritirando, e si teme che nel giro di pochi anni possano finire sommerse. Il punto più alto del Paese si trova infatti a poco più di due metri sul livello del mare. La preoccupazione è massima: si ritiene che un innalzamento dell’oceano di appena pochi centimetri possa essere sufficiente per sommergere alcune delle circa 1.200 isole dell’arcipelago.

Tuvalu (Polinesia)
Tuvalu è annoverata nell’insieme dei paradisi tropicali del Pacifico, ma anche in quello delle nazioni più soggette a soffrire del riscaldamento globale. Alcuni abitanti delle cittadine sono già stati obbligati a fuggire verso la Nuova Zelanda, a causa dell’innalzamento del livello del mare. Secondo i più pessimisti, la tendenza è che entro 50 anni il paese sarà completamente sommerso dall’acqua.

Alpi
Racchiudono senz’altro alcune delle destinazione più famose e ricercate del mondo per lo sci, ma sempre più spesso le Alpi presentano cime coperte di terra anziché di neve. Sul versante francese del Monte Bianco la neve diminuisce di quattro metri all’anno, e sulle vette austriache i picchi innevati sono sempre più scarsi, mentre valanghe e cadute di massi sono ormai all’ordine del giorno. A peggiorare la situazione, sono previste piogge sempre più frequenti ed estati molto secche.

Napa Valley, California (USA)
Una delle principali aeree di produzione vinicola del mondo, e località turistica tra le più famose della California, la regione di Napa Valley vede minacciato il suo bene più prezioso: l’uva. Il motivo è che le perfette condizioni attuali di temperatura sono compromesse dal costante aumento di calore. C’è chi dice che, di questo passo, la produzione di frutta andrà completamente persa entro 40 anni.

 

Ghiacciaio di Chacaltaya (Bolivia)
Antica località sciistica tra le più importanti del continente sudamericano, oggi il ghiacciaio presenta appena il 2% della sua copertura naturale di neve. Nonostante la sua cima si trovi a ben 6.200 metri di altitudine, molto probabilmente nel giro di pochi anni Chacaltaya rimarrà senza neve, mostrandosi come un gigantesco e spoglio insieme di rocce.

 

Monte Kilimanjaro (Tanzania)
Il punto più alto del continente africano, divenuto famoso per la sua neve eterna in piena savana, ha i giorni contati. Con solo il 20% dell’originario manto nevoso, il Kilimanjaro ha perso notevolmente altitudine: le cime nord e sud si sono ridotte di 1.9 e 5.1 metri, e con questo ritmo si prevede che rimarrà senza neve nella decade 2020.

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